Eredità di Annamaria Galiazzo Il testamento considerato falso

La quattrocentesca Villa Grimani appartenuta in parte all’ereditiera
La quattrocentesca Villa Grimani appartenuta in parte all’ereditiera
La quattrocentesca Villa Grimani appartenuta in parte all’ereditiera
La quattrocentesca Villa Grimani appartenuta in parte all’ereditiera

Risolto il mistero che per 15 anni ha turbato la popolazione del piccolo centro dell’Adige Guà. Annamaria Galiazzo, la ricca ereditiera vicentina proprietaria dell’ala destra di villa Grimani a Pressana, può finalmente riposare in pace. E i suoi discendenti possono festeggiare, dopo lunghi anni di dubbi, perizie, timori, controversie e denaro sborsato per veder finalmente riconosciuta la verità sulla morte dell’anziana zia e sul suo lascito milionario. La Cassazione ha stabilito definitivamente che il documento che attribuiva tutti gli immobili ad un commerciante vicentino, ora in pensione, non era autentico. Metà di villa Grimani, costruita nel Quattrocento, splendido esempio di abitazione per i patrizi veneziani in terraferma, decorata con affreschi di scuola manierista all’interno, oltre ad un’altra abitazione di lusso situata a Monte Berico (Vicenza) e ad alcuni terreni agricoli, per un valore di circa due milioni di euro, andranno legittimamente alla sorella e ai nipoti di Galiazzo, unici eredi legali della donna. Galiazzo, moglie di Onorato «Tito» Albarello, erede dei possidenti pressanesi dell’edificio che sorge a poca distanza dalla chiesa parrocchiale di Pressana, era morta a 72 anni nel febbraio del 2004. Abitava nella villetta di Monte Berico. Ormai da qualche tempo non si faceva più vedere nella Bassa veronese dove era solita trascorrere i mesi estivi nel palazzo storico che condivideva con la cugina del marito, Hilda De Grandi, generosa con gli indigenti e con la parrocchia. Il marito Tito Albarello era morto nel settembre del 2003. Da quel momento, la donna, già piuttosto riservata e schiva, aveva ridotto all’osso le sue uscite e i contatti con amici e vicini. Solo una persona andava a trovarla con frequenza e svolgeva per lei piccole commissioni. Era Giancarlo Errante, barista residente a Vicenza, che il giorno della morte dell’ereditiera avvertì preoccupato i carabinieri perché non rispondeva al telefono né apriva la porta. Quando i militari trovarono Galiazzo morta nel suo letto, con alcuni tranquillanti vicino, iniziarono i sospetti. Tanto più che fu trovato un testamento di Albarello, con una firma apparentemente diversa dalle abituali, e un testamento olografo (scritto a mano) di Galiazzo che indicava Errante come unico erede di denaro, beni e proprietà immobiliari. L'uomo si presentò più volte anche a Pressana, affermando con toni arroganti che metà villa Grimani era sua e spaventando con i suoi modi perfino la signora Hilda. Dopo il funerale di Annamaria Galiazzo e la sepoltura nel cimitero di Pressana, il pm Alessandro Severi volle vederci chiaro - anche perché gli amici e il suo medico curante rivelarono di non sapere che soffrisse di gravi patologie - e fece perciò riesumare la salma. Le indagini, inoltre, dovevano servire anche a far luce sui due testamenti, in particolare sul secondo, giudicato fasullo dai parenti della donna. Dall'autopsia emerse che la morte era stata causata da un tumore fulminante e l'inchiesta sul decesso, aperta per omicidio volontario, venne archiviata. L'inchiesta penale sul testamento ebbe invece un percorso più tortuoso. La Procura indagò Errante per falso, nell'ipotesi che quell'atto non fosse stato scritto dall'ereditiera. Il giudice nominò un perito, che ritenne autentico il testamento. Nel 2006 l'inchiesta penale fu archiviata, ma la sorella di Annamaria, per nulla soddisfatta, intentò una causa civile. Il giudice Antonio Picardi nominò un altro perito, che ribaltò le conclusioni di quello penale: quell'atto era apocrifo, falso. Nel febbraio 2016, dunque, il testamento venne dichiarato nullo. Errante fece ricorso ma la Corte d'Appello, nel settembre del 2017, lo ha respinto. Un nuovo ricorso ha portato la questione alla Cassazione, che ha confermato le conclusioni a cui era giunto il tribunale di Vicenza in primo grado e ha condannato l’ex commerciante vicentino a pagare le spese. Ora tutti i beni andranno a cinque parenti dell'ereditiera. Fra gli immobili c'è anche un'ala di villa Grimani, di cui non è noto quale uso intendano fare gli eredi Galiazzo. L'altra ala, dopo la morte di De Grandi, è abitata da una famiglia che si occupa anche del grande giardino e delle manutenzioni. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Bosaro