A Legnago

Corteo e polemiche sul 25 aprile. Il sindaco: «Buona festa della Repubblica». E la banda si «ribella»

Il corteo a Legnago
Il corteo a Legnago
Il corteo a Legnago
Il corteo a Legnago

La mancata sosta davanti al monumento ai partigiani non ferma «Bella ciao». Il canto-simbolo della Resistenza italiana alle forze nazifasciste durante la seconda guerra mondiale ieri mattina è riecheggiato a sorpresa davanti al sacrario ai caduti di tutte le guerre di piazza San Martino, a Legnago. A intonarlo, dopo il discorso del sindaco Graziano Lorenzetti, sono stati gli iscritti alla sezione cittadina dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia. 
Con questo fuoriprogramma il sodalizio presieduto da Giacomo Segantini ha protestato per il mancato inserimento - nel programma per il 25 aprile - da parte del primo cittadino leghista, di una tappa davanti al cippo di via XX Settembre dedicato a quanti, legnaghesi e non, dal 1943 al 1945 hanno lottato per la Liberazione dell’Italia dalle truppe dell’Asse e dal Regime fascista con la loro stessa vita. 
Nelle scorse settimane l’Anpi aveva chiesto al Comune che nel percorso del corteo fosse prevista una sosta, con momento di raccoglimento, discorsi di circostanza di un rappresentante dell’associazione e canti della Resistenza, al manufatto davanti al teatro Salieri. A tale istanza il primo cittadino ha risposto picche, preferendo una cerimonia meno «di parte» che onorasse tutti i caduti in guerra, in modo da accontentare le diverse associazioni combattentistiche partecipanti, esclusa ovviamente l’Anpi. 


«Integrazione» Proprio la diatriba scatenatasi tra il primo cittadino e i rappresentati dell’associazione ha attirato oltre un centinaio di persone alla manifestazione indetta dal Comune e al successivo sit-in organizzato dal sodalizio di Segantini davanti al cippo di via XX Settembre a «integrazione» della cerimonia istituzionale. Tra il pubblico hanno fatto capolino parecchi esponenti storici e attuali del centrosinistra legnaghese, come gli ex sindaci Giorgio Soffiati e Clara Scapin, l’ex vicesindaco Simone Pernechele, l’ex assessore al sociale Donatella Ramorino, gli attuali consiglieri di opposizione Michele Masin e Silvia Baraldi, la vicesegretaria del Pd legnaghese Giuliana Faccini. Tra le bandiere c’era pure quella della Fiom. 


E la banda si accoda Perfino la banda cittadina ha reso omaggio al sit-in dell’associazione partigiana. Il corpo bandistico diretto da Aimone Aio, dopo aver accompagnato la cerimonia comunale con gli inni come «Fratelli d’Italia», il «Canto del Piave» e il silenzio militare, si è spostato in via XX Settembre dove ha eseguito «Bella Ciao» tra gli applausi dei presenti. 
Nel corso della mattinata, quindi, non si è affatto stemperata la polemica a distanza tra il sindaco e l’Anpi. Il primo cittadino, ai piedi del sacrario di piazza San Martino, dove accanto alle autorità religiose e militari era schierato un picchetto di militari dell’Ottavo reggimento Genio guastatori paracadutisti Folgore, ha evidenziato: «La festa della Liberazione non è esclusiva di una determinata associazione, perché molte anime hanno fatto parte della Resistenza. Questa deve essere una festa di tutti, e non solo di qualcuno». Lorenzetti ha concluso con un più o meno provocatorio: «Buona festa della Repubblica a tutti». 
Dal canto suo, il presidente dell’Anpi Segantini, davanti al cippo di via XX Settembre, ha rimarcato: «Capire il passato per conoscere il presente è uno dei compiti dell’Anpi, che ha il diritto di esprimere il suo punto di vista sul presente senza incorrere in linciaggi mediatici o campagne d’odio». Il presidente ha sottolineato come la precedente amministrazione Scapin avesse assecondato le richieste del sodalizio. «L’ex vicesindaco Claudio Marconi», ha concluso, «scomparso prematuramente, si era speso proprio perché il corteo del 25 aprile si fermasse davanti al cippo commemorativo della Resistenza». 

Fabio Tomelleri