CHIUDI
CHIUDI

07.06.2019

Trecento tonnellate di rifiuti abusivi
nel capannone abbandonato

Sigilli al capannone pieno di resti di lavorazione di tessuti DIENNE FOTO
Sigilli al capannone pieno di resti di lavorazione di tessuti DIENNE FOTO

L’ex stabilimento della ditta «Prefab» di Cologna, fallita 4 anni fa, sotto sequestro per smaltimento illegale di rifiuti. Trecento tonnellate di residui di lavorazioni tessili sono stati scoperti dall’Arpav prima e dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri poi, all’interno del fabbricato artigianale in via Quari Destra 67. Gli uomini agli ordini del maggiore Massimo Soggiu, comandante del Noe, si sono presentati ieri mattina nella zona artigianale ai confini fra Cologna e Pressana, accompagnati dai colleghi carabinieri della stazione di Cologna, e hanno posto i sigilli ai cancelli di ingresso del capannone un tempo appartenuto alla rivendita di materiali edili «Prefab», impresa che ha chiuso definitivamente nel 2015.

 

Lo stabilimento, acquisito dal curatore fallimentare, era stato venduto tempo fa ad una società friulana che tuttavia non vi ha mai avviato alcuna attività. Nel frattempo, vedendo l’area non presidiata, qualcuno deve aver colto l’occasione per «liberarsi» in modo illegale e poco dispendioso di scarti di capi di abbigliamento provenienti da una o più fabbriche tessili. Stoffe, filati e panni sono stati con ogni probabilità scaricati di notte da almeno cinque autotreni e accatastati all’interno, ma in parte anche all’esterno, del capannone. La montagna di scarti non è sfuggita ai titolari e ai dipendenti delle fabbriche vicine che hanno fatto la segnalazione al Comune ancora due mesi fa.

 

Lo stesso presidente del circolo Perla blu di Legambiente, Piergiorgio Boscagin, aveva compiuto un sopralluogo e chiesto all’ufficio Ecologia del Comune di intervenire.  «Abbiamo raccolto le segnalazioni dei cittadini e abbiamo verificato quanto affermavano, successivamente abbiamo inviato una relazione all’Arpav e ai carabinieri di Cologna», ricorda il sindaco Manuel Scalzotto. «Il nostro timore era che si trattasse di rifiuti inerti mischiati ad altri potenzialmente pericolosi o che qualche incivile decidesse di appiccare fuoco al cumulo di scarti». Ieri mattina, in via Quari, erano presenti anche gli agenti del nuovo corpo di polizia locale di Cologna. Le indagini sono proseguite e quando è stato appurato che si trattava effettivamente di uno smaltimento abusivo di rifiuti, la competenza è passata ai militari del Noe.

 

Dalle prime verifiche effettuate sembra che la ditta proprietaria dell’immobile sia totalmente estranea allo stoccaggio illegale di scarti. Il valore complessivo della merce si aggira sugli 80 mila euro. Proseguono gli accertamenti per individuare e punire i responsabili del trasporto e stoccaggio illegale di rifiuti e per obbligarli allo smaltimento. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore di Verona Gennaro Ottaviano. La custodia giudiziale dell’area posta sotto sequestro è stata data al sindaco Scalzotto. L’ex stabilimento «Prefab» non è l’unico fabbricato sotto sequestro nella zona artigianale dei Quari. Poco più avanti, in direzione Pressana, la polizia stradale ha sequestrato un altro stabile dove fino a qualche anno fa era presente un’attività tessile. Anche in questo caso gli scarti accatastati derivano dalla lavorazione dei tessuti e, in parte, dalla concia. «L’attività investigativa nel caso dell’ex fabbrica tessile è avvenuta autonomamente, senza coinvolgere il Comune», riferiscono dall’ufficio tecnico comunale. «Siamo venuti a sapere del sequestro solo quando abbiamo visto i sigilli». L’area artigianale dei Quari era già balzata agli onori della cronaca perché per quattro anni, dal 2007 al 2011, in un edificio prefabbricato erano stati illegalmente stipati i rifiuti di un incendio avvenuto in un magazzino del Tosano a Cerea. •

Paola Bosaro
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1