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12.06.2019

La macchina per abbonamenti è rotta Pendolari dell’Atv sul piede di guerra

Il dispositivo che emette gli abbonamenti è rotto da due mesi DIENNE
Il dispositivo che emette gli abbonamenti è rotto da due mesi DIENNE

Il dispositivo per stampare gli abbonamenti degli autobus nella tabaccheria di Cologna è rotto da quasi due mesi: studenti e lavoratori sono costretti ad emigrare a San Bonifacio o a Legnago per sottoscrivere la tessera mensile, con inevitabili disagi e una perdita economica per il negozio. Non è la prima volta che i pendolari di Atv di Cologna lamentano disservizi e scarsa attenzione per un paese che già deve pagare lo scotto di trovarsi senza linea ferroviaria e fuori dalle maggiori reti viarie, pur essendo crocevia di tre province: Verona, Vicenza e Padova. Questa volta la protesta è doppia: arriva sia dagli utenti delle corriere blu che da Diego Gobbi e da sua moglie, titolari della tabaccheria di riferimento per biglietti ed abbonamenti dei pullman di linea, situata in piazza del Mandamento. Sono oltre 300 i colognesi che tutti i giorni - esclusi i festivi - salgono sugli autobus Atv per raggiungere Legnago, Lonigo, Montagnana, San Bonifacio e Verona: chi per seguire le lezioni scolastiche e universitarie, chi per lavorare. Per tutti, dallo scorso 24 aprile, la risposta di Gobbi è la medesima: «Qui non potete rinnovare il vostro abbonamento, l’apparecchio è fuori uso. Dovete rivolgervi ad uno sportello autorizzato dell’Azienda trasporti». Ad aprile, infatti, la macchina che emette i tagliandi mensili presente nella tabaccheria Gobbi si è inceppata, costringendo gli utenti ad uscire da Cologna per il rinnovo. Molti hanno incontrato difficoltà. Il terminale degli abbonamenti consta di due diversi dispositivi associati: uno legge la tessera magnetica in possesso dell’utente, l’altro stampa l’abbonamento vero e proprio. È quest’ultimo dispositivo ad aver subito un guasto. «Abbiamo avvertito subito Atv, che ha un appalto per le manutenzioni con una ditta del Mantovano», spiegano alla tabaccheria Gobbi. «Da allora nessuno si è ancora presentato. Abbiamo dovuto rinunciare a tutti i rinnovi di maggio e contenere la rabbia della gente, inviperita per un simile disservizio». Gli esercenti, oltretutto, fanno notare che non è la prima volta che il malfunzionamento dell’apparecchiatura causa danni all’attività. «Già ad ottobre la macchina si è rotta e non è stata riparata per due mesi, causandoci una diminuzione di clientela del 30 per cento», ricordano. Se per gli studenti il «calvario abbonamenti» è terminato con la fine delle scuole, almeno fino a settembre, non è così per i lavoratori che si servono del pullman per raggiungere i luoghi di lavoro. Filippo Quattrin è un avvocato colognese. Ha deciso di rinunciare all’auto e di salire sulla corriera tutte le mattine per recarsi nel suo studio legale di Verona. A parte il peso di sottostare ad orari precisi e «di dover fare tutti i giorni il giro delle sette chiese perché Cologna-San Bonifacio è una linea un po’ bistrattata, che cerca di andare incontro anche alle esigenze dei pendolari del Basso vicentino, allungando così il tragitto», racconta l’avvocato, «un periodo di tempo così lungo per la riparazione di un dispositivo per gli abbonamenti è una cosa inconcepibile». Quattrin ha pure spedito via mail un reclamo all’Azienda trasporti veronese. Da Atv rassicurano: «La richiesta ci è arrivata, ma purtroppo l’apparecchio in dotazione a Cologna è superato e non si trovano più i pezzi di ricambio. Per questo è già stata ordinata una nuova emettitrice che arriverà nei prossimi giorni. Ricordiamo che l’abbonamento può essere sottoscritto anche online». Sempre in tema di autobus, una delle rimostranze degli utenti riguarda i nuovi orari estivi che non prevedono alcuna linea di collegamento giornaliera fra Cologna e Legnago, nonostante vi siano pensionati che hanno necessità di raggiungere l’ospedale di Legnago per visite ambulatoriali o specialistiche. «Da cinque anni a questa parte non vi è alcuna corsa estiva che colleghi Cologna a Legnago», avvertono da Atv. «La linea era stata soppressa per mancanza di utenti ma è sempre possibile prevedere di ripristinarla, a patto che vi siano dei cittadini che presentano la richiesta in Comune. La decisione finale spetta poi alla Provincia, ente erogatore del servizio». •

Paola Bosaro
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