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27.06.2019

La Bassa ripiomba nell’incubo dopo la violenza alla sagra

La notte da brividi vissuta lo scorso fine settimana dalla 20enne, violentata all’uscita dalla discoteca, ha fatto ripiombare la Bassa nell’incubo. Un clima di terrore che era serpeggiato già nell’estate del 2018, diventando una vera e propria psicosi, in particolare nell’Adige Guà. Complici le molestie subite, a pochi giorni l’una dall’altra, da un’artigiana 22enne e da una commerciante di 46 anni della zona, molestate sessualmente in pieno giorno, da cittadini stranieri nullafacenti e clandestini, mentre facevano jogging su strade periferiche. Ma a far crescere l’allarme tra le donne e le ragazze del Colognese fu in particolare la drammatica esperienza vissuta, nella notte tra il 12 e il 13 agosto, a pochi metri dai padiglioni dov’era in corso la festa di San Rocco, da una volontaria 18enne della sagra. La quale si è trovata improvvisamente davanti un giovane marocchino - in seguito individuato e denunciato dai carabinieri della stazione di Cologna, che risalirono anche ai responsabili dei due precedenti episodi a sfondo sessuale - il quale tentò di stuprarla. Solo per un soffio, mentre l’aggressore le aveva già sfilato i pantaloni, la povera studentessa, facendo appello alle poche energie che le rimanevano in corpo, riuscì a sottrarsi a quella foga incontrollabile e a fuggire. Il 23enne, rintracciato e arrestato a fine ottobre in un casolare abbandonato dagli uomini del luogotenente Fabrizio Di Donato, immobilizzò la 18enne mentre era uscita dallo stand della sagra per fare una telefonata. Un «placcaggio» di una violenza inaudita da cui non riuscì a sottrarsi mentre le sue urla disperate si confondevano con le note dell’orchestra che suonava nella tensostruttura allestita in aperta campagna, senza che nessuno potesse sentirla. Tanto che il giovane marocchino - risultato in seguito Soufiane Jarrah, un nullafacente senza fissa dimora, irregolare in Italia e con precedenti per reati contro il patrimonio - trascinò la malcapitata volontaria dietro ad un vicino capitello. E, al riparo di una siepe, mentre la studentessa cercava di divincolarsi da quelle mani diventate un’orribile morsa d’acciaio, iniziò a baciarla morbosamente e a palpeggiarla su tutto il corpo, con una foga tale da procurarle persino escoriazioni al seno. Una sequenza raccapricciante che non finì lì. Il 23enne arrivò infatti a slacciarle i jeans e a sfiorale le parti intime. E quella fu la salvezza per la ragazza. Approfittando del fatto che il marocchino aveva allentato la presa proprio per toglierle i pantaloni, con un disegno ben preciso in testa, la studentessa riuscì infatti a scappare e a raggiungere lo stand della festa dove accusò un malore. La ragazza, tremante e con le lacrime agli occhi, venne poi soccorsa dal fidanzato e dal padre, che si trovavano a pochi metri dal luogo dove il marocchino le aveva imposto sevizie sicuramente difficili da dimenticare. Sono serviti alcuni giorni per consentire alla giovane, rimasta traumatizzata da quell’incontro agghiacciante, per reagire e farsi accompagnare dal papà dai carabinieri con i quali ha ripercorso la storiaccia di cui è stata involontaria protagonista. Da lì partirono le indagini, che permisero di incastrare Jarrah. Il quale, lo scorso aprile, è stato condannato in tribunale a Verona, dal collegio presieduto da Sandro Sperandio, a tre anni e quattro mesi di reclusione per la violenza sessuale subita dalla 18enne alla sagra. •

STE.NI.
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