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15.01.2020

L'addio a Patrizia: «Tu e la tua famiglia ci avete dato un grande insegnamento»

«Quando il tempo e la malattia hanno iniziato a mordere il corpo di Patrizia, l’amore è entrato prepotentemente nella sua casa. Lei, come tutti noi, è stata messa un giorno nel mondo e oggi torna alla casa del Padre, la casa dell’amore che anche i suoi familiari non le hanno mai fatto mancare».

 

Patrizia Lovato con il marito

 

Sono le parole commosse di monsignor Bruno Fasani, presente ieri in Duomo a Cologna per le esequie di Patrizia Lovato, 66 anni, fondatrice con il marito Fausto Bertolini della celebre azienda di mandorlato, morta nella notte fra venerdì e sabato a causa di una terribile malattia contro cui lottava da 17 anni. Don Fasani ha lasciato il ruolo di celebrante principale al parroco di Santa Maria Nascente, don Daniele Vencato, ma alla fine, al momento delle riflessioni e delle testimonianze, ha voluto esprimere il suo personale pensiero e l’affetto verso il marito e i figli Gabriella, Elisabetta, Francesco e Linda.

 

 

Il prefetto della Biblioteca Capitolare di Verona aveva presentato un anno fa in teatro a Cologna la storia della «rinascita» di Patrizia, dopo il coma in cui era sprofondata in seguito a complicanze intervenute, nell’estate del 2017, durante un’operazione al femore. Le testimonianze e le dure immagini della sofferenza patita dalla donna e il ricordo del suo faticoso e commuovente recupero, «quando hanno combattuto due eserciti: la medicina e il mio amore per lei», ebbe a dire allora Fausto, hanno contribuito a creare un legame tra la famiglia Bertolini e monsignor Fasani.

«Abbiamo letto la parabola maiuscola del Vangelo e abbiamo ascoltato la parabola minuscola di una famiglia, la vostra famiglia, che ha offerto un insegnamento sapienziale a molte persone», ha continuato il sacerdote-giornalista. E poi, rivolto al marito: «Ricordo ancora Fausto come hai preso per mano tua moglie quando stava male, come fosse una bambina, e l’hai aiutata a rinascere perché l’amore è vita, è nascita».

 

Patrizia Lovato, dal coma alla rinascita

 

Una chiesa capiente come il Duomo di Cologna è riuscita a stento a contenere le centinaia di persone che hanno partecipato al funerale di questa donna minuta ma dalla grande forza e generosità e dalla dolcezza infinita. In primo banco, oltre ai familiari e ai parenti più stretti, non è voluto mancare Giovanni Rana, amico personale di Fausto Bertolini. Il marito è entrato in chiesa, dietro alla bara di legno chiaro coperta da rose bianche, sostenuto dalle figlie e la nipotina più piccola stringeva con calore la mano della zia Elisabetta, quasi inconsapevole del momento di lutto.

 

Hanno presenziato al rito funebre anche gli altri colleghi pasticceri e produttori di mandorlato di Cologna, amministratori della città e dei Comuni vicini, commercianti, artigiani, clienti e gente comune. Ovviamente non sono mancati i dipendenti dell’azienda Bertolini, ieri chiusa per lutto. Molti avevano il viso rigato di lacrime, incapaci di accettare una perdita così grande. Don Daniele, oltre a monsignor Fasani, è stato affiancato sull’altare da padre Andrea Berti, sacerdote dei Servi del Cuore immacolato di Maria, originario di Cologna. «Mi sono sempre ritenuto un uomo molto fortunato e ancora oggi lo confermo perché la vostra presenza mi è di grande conforto», ha detto Fausto rivolto all’assemblea al termine del rito. Poi ha aggiunto: «Negli anni della malattia ho vissuto momenti di intensa felicità difficilmente descrivibili».

I figli hanno promesso alla mamma di essere sereni come lei aveva chiesto in punto di morte.

Paola Bosaro
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