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13.06.2019

Colpito da infarto
in ambulatorio,
il medico lo salva

Jacopo Gini, a destra, con Davide Salvadori DIENNEFOTO
Jacopo Gini, a destra, con Davide Salvadori DIENNEFOTO

Medico di famiglia strappa alla morte un trentenne colto da un infarto a Cologna. Ora il giovane è ricoverato in Cardiologia a Legnago, presto sarà dimesso e potrà riprendere la vita di sempre.

Non conosciamo il motivo, però a volte nella vita ci viene data una seconda chance. Arriviamo ad un passo dalla morte ma qualcosa, non per merito nostro, ci fa restare, ci dice che non era il nostro momento. Quel qualcosa, nel caso di Jacopo Gini, è stato piuttosto qualcuno.

 

Qualcuno che ha capito subito cosa stava succedendo a questo giovanotto di 30 anni in piena salute, che si è accasciato immobile sul lettino di un ambulatorio all’improvviso, in una mattinata che doveva scorrere tranquilla al lavoro nella carrozzeria del padre. Francesco Obici, stimato medico di famiglia di Cologna, ha intuito che non bisognava perdere tempo, gli ha praticato il massaggio cardiaco e ha continuato ad ossigenare il cervello del trentenne, assicurandogli una ripresa che nessuno in quei terribili minuti dava per scontata.

Gini, residente a Roveredo, aveva appena trascorso una breve vacanza con la moglie Raika all’Isola d’Elba. Un paio di anni fa si è comprato una moto e ama raggiungere sulle due ruote luoghi di interesse e di villeggiatura. Dopo aver festeggiato il compleanno del padre Mauro alla sagra di Rovenega, il giorno successivo si era presentato puntuale al lavoro nella carrozzeria «Rovere» di Cologna. Verso le 9 aveva accusato un dolore allo stomaco e aveva chiesto al fratello Nicolò di accompagnarlo all’ospedale di Cologna, dove sapeva di trovare alcuni operatori della Croce Europa che conosce perché si occupa della manutenzione delle loro ambulanze. «Si è sottoposto ad un elettrocardiogramma ma, purtroppo, non c’era alcun medico presente che potesse leggerlo, così ha deciso di andare al Centro di medicina integrata di via Cavour», racconta il padre Mauro. La sua dottoressa era in ferie, perciò il trentenne è stato visitato dal dottor Obici che si è accorto subito delle condizioni preoccupanti di Gini e gli ha proposto di sottoporsi ad un secondo elettrocardiogramma e di farsi ricoverare.

«Mio figlio mi ha telefonato e mi ha chiesto di raggiungerlo perché molto probabilmente lo avrebbero ricoverato», continua Mauro Gini. Quando il padre è arrivato, Jacopo ha iniziato a sudare copiosamente e ha chiesto di bere. Poi si è steso sul lettino e in un secondo ha perso i sensi. Il dottor Obici e Federica Pettero, l’infermiera presente, hanno subito iniziato a praticare il massaggio cardiaco. Dopo un po’ hanno spostato Gini sul pavimento dell’ambulatorio e si sono fatti portare il defibrillatore con cui hanno somministrato la prima scarica elettrica. Avvertiti dal Centro medico, sono arrivati i due operatori della Croce Europa che avevano già visitato precedentemente Jacopo, Davide Salvadori e Genny Padovani. Anche loro hanno praticato il massaggio cardiaco e inviato scosse con il defibrillatore perché il cuore non voleva saperne di ripartire. Intanto il trentenne veniva continuamente ventilato. Successivamente è arrivata pure un’ambulanza da Montagnana.

 

«Ci hanno messo 40 minuti per stabilizzarlo», ricorda il padre. «Effettuo soccorso stradale e sono abituato a situazioni critiche, so quanto contano i minuti, pensavo di averlo perso. Poi ho visto uscire Genny con le lacrime agli occhi e dire: l’abbiamo ripreso», rivela.

Arrivato in ospedale a Legnago, Gini ha subito un intervento chirurgico per rimuovere l’ostruzione alla coronaria che aveva causato l’infarto. Gli è stato inserito uno stent e poi è iniziata l’attesa dei genitori per capire se il loro primogenito avrebbe avuto le stesse capacità intellettive e motorie di prima. «Si è svegliato 24 ore dopo l’arresto cardiaco», ricorda mamma Tiziana. «Non riusciva a parlare perché era intubato ma a sua moglie ha fatto subito con la mano il gesto dell’acceleratore con la moto. Abbiamo capito che Jacopo era tornato».

I genitori hanno acceso una candela alla Madonna nella cappellina dell’ospedale. «Ma il nostro grazie più grande va a quelle persone, e al dottor Obici in primis, che con la loro professionalità hanno impedito che si verificassero gravi conseguenze neurologiche o, peggio ancora, che nostro figlio morisse», osserva Tiziana. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Bosaro
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