Angiari

Graziano e quell’ultimo post su Instagram: «Scusa mamma»

Fiori A sinistra, il mazzo sul luogo dove è morto Nicola. Sopra, i fiori lasciati dove si è schiantato Graziano PECORA/DIENNE
Fiori A sinistra, il mazzo sul luogo dove è morto Nicola. Sopra, i fiori lasciati dove si è schiantato Graziano PECORA/DIENNE
Fiori A sinistra, il mazzo sul luogo dove è morto Nicola. Sopra, i fiori lasciati dove si è schiantato Graziano PECORA/DIENNE
Fiori A sinistra, il mazzo sul luogo dove è morto Nicola. Sopra, i fiori lasciati dove si è schiantato Graziano PECORA/DIENNE

«Sorry mom (Scusa mamma)». È l’ultimo struggente quanto misterioso messaggio, intriso di molti punti interrogativi destinati a rimanere con ogni probabilità senza risposta, che Graziano Gaspari ha rivolto alla madre Anna la sera di Pasquetta un paio di ore prima di schiantarsi a bordo della sua auto lungo la provinciale del Bussè ad Angiari.

Un impatto devastante che non ha lasciato scampo all’operaio 19enne di Roverchiara morto nel groviglio di lamiere della sua Lancia Ypsilon finita contro il muro di recinzione dell’azienda Vippell all’uscita di una curva maledetta teatro di numerosi incidenti. L’ultimo messaggio L’immenso dolore per la tragica fine di «Ciano», un ragazzo con tutto il futuro davanti, si tinge così di giallo al cospetto di quel «Scusa mamma», che Graziano ha postato nelle storie del suo profilo Instagram proprio negli ultimi momenti di una vita spezzatasi in un istante a pochi chilometri da casa. Due parole stilizzate su un angosciante sfondo bianco, inusuale tra i ragazzi della sua età, che possono dire tutto o niente, ma che aprono nuovi scenari. Un messaggio, per il momento ancora inspiegabile, rivolto alla donna che l’aveva messo al mondo il 21 maggio del 2002, forse in un momento di profonda tristezza. Quasi a voler giustificare, con una lucidità difficile però persino da credere, una scelta che di lì a poco l’avrebbe fatta sprofondare nella disperazione. Spetterà ai carabinieri di Minerbe, impegnati con i colleghi del Nucleo operativo e Radiomobile di Legnago a ricostruire la dinamica dello spaventoso impatto, decifrare cosa si celi dietro quella frase ambigua diventata l’enigmatico tassello di un angosciante rebus. I militari non escludono nessuna ipotesi. Sull’asfalto della provinciale non sono presenti infatti segni di frenata e l’utilitaria, diretta verso Legnago, ha saltato completamente la curva ed è schizzata dritta contro la cancellata dell’azienda per poi fermarsi sulla palazzina uffici dopo aver abbattuto la recinzione e divelto un albero di ulivo. Ma gli inquirenti non escludono nemmeno, tra le possibili cause dello schianto, l’elevata velocità, una distrazione, magari per prendere qualcosa dal sedile o per scrivere un messaggio sullo smartphone. Così come il dramma che ha sconvolto la vita di mamma Anna, di papà Andrea e del fratello Emanuele potrebbe essere stato scatenato da un malore, da un colpo di sonno o da un guasto meccanico. E nell’elenco delle probabilità all’origine della trappola mortale si inseriscono anche gli esami tossicologici, effettuati sulla salma del 19enne come prevede la legge, di cui si attende l’esito. Tutto è possibile, insomma, ma l’ipotesi a cui i genitori si rifiutano assolutamente di credere è quella del gesto estremo. Malgrado quel «Sorry mom» dal tenore agghiacciante, che lascia spazio anche a questa interpretazione in grado di rendere ancora più pesante un dolore già di per sè difficile da sopportare. La famiglia «Noi non ci crediamo. Quel messaggio lasciato da mio figlio sui social non significa niente, le cose sono andate come dovevano andare e ora che Graziano non c'è più resta solo un grande dispiacere», afferma Andrea Gaspari, il papà del 19enne. «Venti minuti prima dell'incidente mio figlio si trovava in piazza a Roverchiara con una ragazza, non aveva bevuto, non sappiamo che cosa sia successo», prosegue il padre trattenendo a stento le lacrime. «Viveva con me da un po' di tempo. Terminate le medie aveva frequentato per qualche anno la scuola di ristorazione alberghiera Don Calabria, a Bovolone, poi però aveva preferito lasciarla per concentrarsi sul lavoro», aggiunge l’uomo. Lo scorso anno, da gennaio a luglio, Graziano aveva trovato impiego in un mobilificio a Cerea. «Guadagnava poche centinaia di euro al mese», prosegue commosso il papà, «andava al lavoro in moto, faticava a mantenersi, così cercavo di aiutarlo il più possibile anche se lui era orgoglioso e spesso non voleva saperne. Dovevo mettergli la benzina di nascosto».

I ricordi del figlio si accavallano nel racconto di papà Andrea. «Da poco lavorava come operaio alla Laser King di Oppeano», riferisce, «e prima ancora al Burger King di San Pietro di Legnago dove con il primo stipendio guadagnato cercò di restituirmi i soldi che gli avevo anticipato per l'assicurazione della moto, naturalmente gli dissi di tenerli». «Mio figlio», conclude Andrea Gaspari, «era un giovane educato, solare, sensibile, riservato sulle cose che lo riguardavano e sempre pronto a schierarsi dalla parte dei più deboli. Non aveva pretese, amava arrangiarsi ed aveva tanti amici che gli volevano bene». La palestra «Ciano» come era soprannominato dagli amici il «gigante buono», da oltre un anno aveva intrapreso anche un percorso fisico che lo aveva portato a frequentare con assiduità la palestra ed infine ad iscriversi da pochi mesi all'associazione Boxe Veronese Bovolone. «Graziano aveva talento», ricorda il maestro Bartolomeo Gordini, «era un giovane dal carattere positivo, serio e maturo. Aveva espresso il desiderio di provare la vera boxe. Così aveva iniziato un corso che lo avrebbe portato sul ring. Era il primo ad arrivare e l'ultimo ad andarsene. Si allenava praticamente tutti i giorni, ci mancherà molto».

Anche sulla pagina Facebook del sodalizio viene espresso il cordoglio per la prematura scomparsa dell'atleta: «Riposa in pace Graziano. Fai buon viaggio con il sorriso, l'umiltà e la caparbietà che sempre ti hanno contraddistinto. Eri un ragazzo speciale. Morire a 19 anni non è giusto». Intanto, l'amministrazione di Roverchiara si è stretta attorno alla famiglia. «Siamo vicini ai genitori e siamo pronti ad aiutarli per ogni necessità qualora ce lo chiedessero», assicura il sindaco Loreta Isolani. I funerali del giovane si terranno oggi, alle 16, nella chiesa di Roverchiaretta.•.

Stefano Nicoli