Chiusa in casa, genitori denunciati

I carabinieri del Norm di Legnago che hanno liberato la ragazza con i colleghi di Cerea
I carabinieri del Norm di Legnago che hanno liberato la ragazza con i colleghi di Cerea

«Vi supplico, aiutatemi, da più di tre mesi non riesco a vedere la mia ragazza, i suoi genitori la tengono segregata in casa, non la fanno uscire e temo per la sua incolumità». É stato questo accorato appello, rivolto mercoledì mattina ai carabinieri di Cerea da un 23enne di nazionalità cinese, residente a Trieste, a far scattare qualche ora dopo il blitz, che ha consentito ai militari della stazione cittadina e del Nucleo operativo e Radiomobile di Legnago di liberare una 19enne, anche lei di origine cinese, sorvegliata a vista in un appartamento di via XXV Aprile dai suoi familiari che le vietavano di frequentare il ragazzo per cui le batte il cuore. Tre stanze, al primo piano di un palazzo situato a poca distanza dal municipio, che da settimane si erano trasformate in una sorta di prigione per la giovane, studentessa all’istituto «Medici» di Porto, dove è ben integrata e ha un ottimo profitto. Per la verità senza l’aggravante dei maltrattamenti e delle violenza fisiche visto che non era tenuta chiusa a chiave in camera nè immobilizzata al letto o al divano da corde e catene. Ma pur sempre bloccata in casa. Un sopruso difficile da concepire nel terzo millennio, che era ormai diventato un incubo al quale i militari hanno messo prontamente fine. La ragazza, in buone condizioni di salute, è stata visitata e trasferita in una struttura protetta della Bassa per tutelarla in attesa di far luce su una vicenda agghiacciante che ha sconvolto la città del mobile. Per i suoi genitori, la mamma di 46 anni e il papà di 43, in Italia da tempo ed entrambi con un lavoro regolare, è scattata invece una duplice denuncia che rischia di costare loro cara. Dopo essere stati sentiti fino a tarda sera dagli inquirenti, al comando dell’Arma di San Pietro dove sono stati trasferiti con gli altri parenti trovati all’interno dell’abitazione al momento dell’irruzione, sono stati infatti deferiti a piede libero alla Procura di Verona per sequestro di persona e tentata estorsione. È questo l’epilogo di una giornata movimentata frutto anche delle segnalazioni di amici e compagni di scuola, che da tempo non riuscivano più a incontrare la 19enne. La ragazza, alla ripresa delle lezioni dopo il lockdow, non si era infatti ripresentata in classe e non si era nemmeno più vista nei luoghi frequentati abitualmente dai suoi coetanei. Sparita completamente dalla circolazione senza un apparente motivo. Tanto che la sua assenza iniziava ormai a destare preoccupazione. A svelare il mistero sulla sua sparizione ci ha pensato il suo fidanzatino, partito mercoledì all’alba da Trieste dove risiede per abbracciare la ragazza. Ma finito dai carabinieri di fronte all’ennesimo rifiuto a fargliela incontrare visto che era sgradito alla famiglia. Di fronte a quel racconto da brividi, difficile persino da credere se non fosse stato per gli elementi circostanziati forniti dal giovane, è stata predisposta l’operazione che ha riconsegnato la libertà alla studentessa. Tuttavia era necessario agire con la massima cautela per salvaguardare non solo la vittima di una sopraffazione sconfinata sul piano penale, ma anche gli altri inquilini. Il blitz, scattato attorno alle 11, è stato predisposto con tutte le precauzioni del caso. Davanti al condominio del centro di Cerea sono arrivati inizialmente due mezzi dei vigili del fuoco di Legnago e un’ambulanza inviata dall’ospedale «Mater salutis». Dopodichè sono entrati in azione, fra lo stupore delle decine di passanti e residenti attirati in strada dall’arrivo dei soccorritori, una decina di carabinieri, sia in uniforme che in borghese, coordinati dal luogotenente del Norm Mauro Tenani e dal collega di Cerea Antonio Catalano. Con il pretesto che nel palazzo c’era una fuga di gas, al fine di non destare sospetti e di evitare gesti inconsulti da parte della famiglia cinese, i militari si sono fatti aprire da tutti gli inquilini. E, a quel punto, sono riusciti ad entrare tranquillamente nell’alloggio dove la 19enne veniva tenuta isolata dal mondo da diverse settimane. Senza nemmeno la possibilità di poter comunicare con il suo ragazzo tramite il cellulare che il 23enne gli aveva regalato per accorciare i 280 km che li separavano. La studentessa si trovava in camera da letto mentre nell’appartamento c’erano la sorella più piccola ed altri familiari. I genitori erano entrambi al lavoro dove sono stati di lì a poco prelevati dai carabinieri e portati in caserma. La coppia avrebbe ripetutamente negato di tenere prigioniera la figlia per osteggiarne il fidanzamento con il connazionale. Tutto inutile. Al termine degli accertamenti è scattata infatti nei loro confronti una duplice denuncia. Nel frattempo la giovane è stata portata in una struttura dove potrà riprendere la normale vita dei ragazzi della sua età, che le sarebbe stata negata dalla sua famiglia. •

Stefano Nicoli