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13.02.2020

Strade «avvelenate» Tre indagati a giudizio

Un’aula del tribunale di Venezia dove si è tenuta l’udienza
Un’aula del tribunale di Venezia dove si è tenuta l’udienza

Tutti rinviati a giudizio. I tre imputati veronesi indagati dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Venezia per l'impiego di materiale inquinante, utilizzato per la realizzazione in campagna di strade interpoderali in oltre 100 Comuni sparsi tra Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, andranno a processo. A stabilirlo ieri mattina, in un’aula del tribunale lagunare, è stato il giudice per le indagini preliminari che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Giovanni Zorzi: si andrà a dibattito. Gli imputati sono: G.D.T., imprenditore di 59 anni ed S.S., mediatore di 50, entrambi abitanti a Cerea; e L.M., 59 anni, imprenditore agricolo residente invece a Minerbe che avrebbe messo a disposizione parte dei terreni per realizzare le strade avvelenate. L'inchiesta della Dda veneziana, ruota però in particolare attorno alle due aziende ceretane «Tavellin Green Line» e «Consorzio Cerea». Le due ditte sono accusate di aver ricevuto, trasportato e gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti, tra cui scorie e ceneri pesanti. Sotto accusa in particolare c’è il «Concrete green» realizzato a Cerea: un materiale di cui, tra il 2013 e il 2016, furono prodotte 718mila tonnellate, di cui 309mila sarebbero state usate nelle forme di conglomerato cementizio preconfezionato a basso dosaggio di cemento. Si tratta di una sorta di «cemento ecologico» che in realtà avrebbe contenuto rifiuti, anche speciali e potenzialmente inquinanti, che in questa maniera sarebbero stati smaltiti in maniera assolutamente proibita. Il tutto, sempre secondo quelle che al momento sono ipotesi, per risparmiare sui futuri costi di smaltimento. I Comuni veronesi, che si sono costituiti come parte civile offesa e che quindi saranno ammessi al dibattito sono quattro: Cerea, Minerbe, Boschi Sant’Anna e Terrazzo. L'indagine venne avviata dai carabinieri forestali di Rovigo e fu seguita dalla Dda di Venezia. Il materiale per le strade avrebbe, secondo le contestazioni, avrebbe superato inoltre le concentrazioni limite previste dalla normativa di riferimento per quanto concerne i valori di rame, piombo, nichel, cromo e cloruro: elementi nocivi per la salute umana. A quanto è emerso, il «concrete green» non veniva sottoposto ai procedimenti di inertizzazione, ossia alla decontaminazione. Per la Dda non si trattava di un prodotto secondario ma «restava un vero e proprio rifiuto». •

Francesco Scuderi
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