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03.01.2020

Ramolo appende la divisa dopo 41 anni

Il maresciallo maggiore Ramolo con il tenente colonnello Cassatella
Il maresciallo maggiore Ramolo con il tenente colonnello Cassatella

«Non andare in Iraq, resta con noi perchè sei il maresciallo più bravo e buono del mondo». Ben si comprende da queste commoventi parole - racchiuse nella lettera consegnatagli in caserma nel novembre del 2003 dagli alunni della classe 4A delle scuole elementari «Olga Vesentini» di Cerea per farlo desistere dal partire per una missione all’estero - quanto il maresciallo maggiore Sabatino Ramolo sia benvoluto e stimato nella cittadina del mobile dove presta servizio dal 1995. E quanto sarà perciò difficile per quella diventata ormai la sua seconda famiglia accettare che il comandante della stazione ceretana vada in pensione dopo 41 anni di valorosa attività nell’Arma. Un congedo che per il militare, nato a Caserta nel 1960, avverrà giovedì prossimo. Ma che ieri è già sfociato nel saluto ufficiale al Comando provinciale, dove il tenente colonnello Fabrizio Cassatella, comandante del Reparto operativo, lo ha ringraziato ripercorrendo con lui le tappe di una carriera iniziata il 22 novembre del 1978 alla scuola Allievi di Campobasso e proseguita in quella per marescialli. Dopodichè Ramolo ha svolto numerosi incarichi, che per 15 anni lo hanno visto in forza ai Nuclei operativi e Radiomobili di Castelmassa (Rovigo), Verona e Legnago. Risale invece ad un quarto di secolo fa il suo arrivo alla caserma di Cerea di cui ha assunto le redini nel luglio 2012. In questi 41 anni, che lo hanno visto partecipare anche alle ricerche legate ai rapimenti del generale James Lee Dozier e della piccola Patrizia Tacchella, per Ramolo non sono mancati i riconoscimenti. Tra quelli di cui va più fiero c’è sicuramente la medaglia di bronzo al valor civile ottenuta nel 2003 per un gesto di altruismo che la dice lunga sulla sua indole. Si era infatti tuffato nelle acque del fiume Menago dove era finita un’auto con a bordo padre e figlio, riuscendo a salvare uno dei due occupanti. Altre soddisfazioni il maresciallo maggiore le ha avute al termine di complesse indagini che gli sono valse un encomio solenne dal Comando generale dell’Arma, numerosi apprezzamenti dei suoi superiori e attestati dai Comuni. Tra le operazioni portate a termine con successo figura quella denominata «Baby gang», che nel 2002 scaturì nella denuncia di 15 giovani e quattro provvedimenti restrittivi della libertà personale. Risale invece al 2009 l’operazione «Holland», che permise di sgominare un traffico di stupefacenti per un volume d’affari di circa tre milioni di euro. Quindi, il 30 ottobre del 2012, assicurò alla giustizia un latitante di origine moldava che doveva scontare 15 anni di carcere per violenza sessuale e altri reati commessi su minori. Un altro importante risultato il maresciallo maggiore, a capo di 14 uomini, lo conseguì nel 2014 nell’ambito di un’indagine antidroga che sfociò nel recupero di 41 chili di eroina e nell’arresto di tre albanesi. Ed ora dovrà appendere al chiodo una divisa che Ramolo non smetterà però di vestire nemmeno da civile, sempre fedele ai valori dell’Arma. Cosa farà? «Volontariato», ha annunciato ieri il carabiniere dal cuore d’oro. •

STE.NI.
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