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19.09.2019

Discarica a cielo aperto nell’oasi naturalistica

Sacchi di rifiuti raccolti dai volontari nell’oasi del Brusà DIENNEFOTO
Sacchi di rifiuti raccolti dai volontari nell’oasi del Brusà DIENNEFOTO

L’oasi naturalistica del Brusà scambiata per una discarica a cielo aperto. Nei giorni scorsi, i volontari del sodalizio guidato da Flavia De Paoli ha dato il via ad un vasto intervento di pulizia nell’area verde. La Valle Brusà è una delle poche aree paludose di acqua dolce rimaste in Veneto. La palude e il contiguo territorio delle Vallette costituiscono l'ultimo residuo delle «Valli del Menago», le aree palustri che si estendevano all'interno del paleoalveo del fiume Menago, da Bovolone fino alle Grandi Valli Veronesi. Alla fine del XVIII secolo, le paludi di Cerea coprivano una superficie di circa 2.200 ettari: oggi ne rimangono appena un centinaio. I volontari hanno raccolto nove sacchi di spazzatura abbandonata con rifiuti di vario genere: dalle classiche bottigliette di plastica ai mozziconi di sigarette e molto altro ancora. L’inciviltà purtroppo non risparmia nemmeno il fragile ecosistema dell’oasi. «In molte persone manca il senso civico, la cultura del voler bene alla propria terra», afferma sconsolata la presidente De Paoli. E pensare che dal 2009, oltre ad essere tutelata da Comune, Provincia, Regione e Unione europea, l’area è stata riconosciuta zona umida di importanza internazionale secondo la convenzione Ramsar. L’oasi però, oltre ad avere a che fare con vandali e maleducati, necessita anche di altri interventi. In particolare, l'area della Tombola e della Valle sono anche sito Unesco per la presenza delle palafitte dell'età del Bronzo. «Ora nulla di tutto ciò», sottolinea De Paoli, «è evidente poiché il materiale estratto e catalogato - teste dei pali, ceramiche, spilloni, ossa di animali - dalle due palafitte è stato portato al Centro Ambientale di Legnago e al Museo di Storia Naturale e Soprintendenza di Verona. Sarebbe opportuno fare uno studio e realizzare una cartellonistica illustrativa, con l’aiuto di sponsor pubblici e privati». Per coinvolgere l’amministrazione ceretana nella tutela dell’oasi, il direttivo dell’associazione naturalistica nei mesi scorsi ha scritto una lettera indirizzata al sindaco Marco Franzoni e alla sua vice Lara Fadini, delegata all’Ecologia. Nel documento si evidenzia che «dove prima c’erano canneti ora crescono alberi e diverse specie animali che popolavano l’oasi sono sparite». Per questo De Paoli e i componenti del suo direttivo chiedono al Comune d'impegnarsi a realizzare «un progetto generale affinché la palude sia conservata il più a lungo possibile». •

F.S.
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