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11.08.2019

Contro un capriolo sulla 434

La superstrada 434 all’altezza di Cerea
La superstrada 434 all’altezza di Cerea

Capriolo invade la superstrada e danneggia un’auto che sta transitando. Il problema degli animali selvatici che attraversano la Transpolesana 434 è tornato a manifestarsi nella notte tra venerdì e sabato, all’altezza dell’uscita di Cerea, lungo la corsia che conduce a Rovigo. Era mezzanotte e mezza quando un 35enne residente a San Pietro di Legnago, assieme ad un amico, stava rincasando da un locale di Lazise, dove aveva passato la serata. All’improvviso il conducente ha sentito un botto sulla carrozzeria anteriore e, dallo specchietto retrovisore, ha intravisto la sagoma dell’animale che gli aveva appena tagliato la strada. Il 35enne, illeso ma spaventato, dopo aver rallentato, ha deciso comunque di percorrere i pochi chilometri che lo separavano da casa. Una volta arrivato a destinazione, assieme all’amico, che non ha riportato alcuna ferita, ha riscontrato notevoli danni alla parte anteriore del veicolo: l’impatto con il capriolo aveva danneggiato il cofano, il fanale e provocato diverse ammaccature, per un danno quantificato in oltre tremila euro. Assieme all’amico, il 35enne, dopo pochi minuti, ha quindi deciso di tornare sul luogo dell’impatto: qui ha trovato l’animale a terra, esanime, a bordo della strada. I due uomini hanno quindi allertato i carabinieri di Legnago per segnalare l’incidente e la presenza della carcassa vicino alle corsie di marcia. Non è la prima volta che animali selvatici di questo tipo, spostandosi da una zona all’altra della pianura, arrivano ad attraversare la superstrada, spesso con conseguenze dirette per l’intenso traffico che percorre ogni giorno questo importante collegamento viabilistico. Nel luglio del 2018 un altro esemplare di capriolo era finito in mezzo alla 434, nel rodigino, all’altezza dell’uscita di Canda-Badia Polesine. In quell’occasione l’animale, dopo essere stato investito da un veicolo, era stato soccorso da un veterinario ma morì qualche giorno dopo. •

Fabio Tomelleri
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