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29.02.2020

Apre centro islamico, sale la protesta

Il capannone che ospita il nuovo centro culturale islamico nella zona artigianale di Cerea DIENNEFOTO
Il capannone che ospita il nuovo centro culturale islamico nella zona artigianale di Cerea DIENNEFOTO

All’apparenza è la porzione di un anonimo capannone situato in una strada della zona industriale e artigianale di Cerea, al confine con Legnago. In realtà è un centro culturale islamico dove da diversi mesi, nel tardo pomeriggio, si riunisce un gruppo di cittadini musulmani. L'attività è nota alle autorità cittadine e alle forze dell'ordine che mantengono monitorato il sito. Il quale, peraltro, non ha mai causato problemi. Nonostante la posizione defilata, lontana dalle zone residenziali, in paese c’è però chi comincia a chiedere spiegazioni sulla regolarità di quanto sta avvenendo. A fare chiarezza sul nuovo centro islamico è il sindaco Marco Franzoni: «A metà ottobre dello scorso anno abbiamo ricevuto dall’associazione Essalam di Legnago la comunicazione dell’avvio di attività sociali, ricreative e culturali in via dell’Artigianato». La stessa comunicazione è stata inviata dal sodalizio anche alla Prefettura di Verona e alle forze dell’ordine. Il nome Essalam nella città del mobile non è comunque nuovo. Si tratta della stessa associazione salita alla ribalta nell’estate del 2018 per aver affittato un capannone in via Marsala, a Cerea. Un’operazione sulla quale il Comune aveva avviato controlli urbanistici e amministrativi che avevano portato a rilevare alcune irregolarità. Inoltre, l’immobile in questione risultava pignorato da un istituto di credito. Nel giugno del 2019 si arrivò così alla chiusura del centro, che non era visto di buon occhio dai residenti del quartiere. Come avvenne per via Marsala anche ora il Comune ha avviato un procedimento amministrativo per verificare la regolarità sotto il profilo urbanistico e della sicurezza. L’iter è scattato lo scorso novembre, quando la polizia locale ceretana si recò nell’immobile per un sopralluogo, e non si è ancora concluso. Essalam, nel frattempo, ha consegnato tutta la documentazione richiesta. «Ad un primo esame», spiega Franzoni, «la documentazione rispetta tutte le normative di legge, ma il procedimento non è ancora chiuso perché intendiamo approfondire la questione con altri controlli per verificare la veridicità dell’attività dichiarata». L’apertura del centro islamico, intanto, è diventata oggetto di un aspro confronto. C’è chi nei giorni scorsi ha caricato su Facebook un video dove si vedono quattro persone di spalle intente a pregare nel parcheggio a due passi dall’immobile di via dell’Artigianato. Le riprese hanno acceso il dibattito. Da un lato c’è chi ritiene che quelle persone non stessero facendo nulla di male, dall’altro c’è chi si è mostrato infastidito dalla professione di fede in luogo pubblico. Su una possibile chiusura del centro, il sindaco Franzoni, che non vuole sentire parlare di moschea, è chiaro: «La questione sta nel dimostrare che nell’immobile ci siano momenti di preghiera e non ci si limiti alle attività sociali e culturali dichiarate». «In quel caso», conclude il primo cittadino, «si configurerebbe l’utilizzo del capannone come luogo di culto, cosa non ammessa dalla legge regionale». •

Francesco Scuderi
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