Casa di riposo, morti sette anziani

La casa di riposo «San Michele» colpita da sette morti per Covid
La casa di riposo «San Michele» colpita da sette morti per Covid

È allarme Covid alla casa di riposo «San Michele» di Nogara. In pochi giorni, il virus ha provocato il decesso di sette anziani nella struttura di via Sterzi, che precedentemente erano risultati positivi al tampone. Altri 30 nonnini sono invece costantemente seguiti dai medici e dal personale infermieristico dell’istituto. Tra questi, in particolare, preoccupano le condizioni di salute in cui versano quattro pazienti con febbre alta e già affetti da altre patologie. Gli altri 41 ospiti, attualmente negativi al test, sono stati isolati dal resto della struttura e vivono praticamente blindati nelle proprie stanze nel terrore di essere a loro volta contagiati e fare la triste fine toccata ai loro compagni. Il focolaio di Covid-19 alla «San Michele» era stato scoperto lo scorso 3 novembre durante un controllo di routine mediante tamponi rapidi acquistati dalla direzione dell’istituto. Quel giorno erano stati testati tutti gli anziani, gli operatori assistenziali e gli impiegati. A sorpresa era emersa la positività senza sintomi di due dipendenti e di 10 dei 25 anziani che alloggiavano al piano terra. In pochi minuti, la presidente della «San Michele», Silvia Zanetti, aveva fatto scattare la procedura sanitaria anti Covid disponendo l’immediato isolamento dei positivi dal resto degli ospiti nella speranza di poter arginare il focolaio. I dipendenti positivi erano stati invece posti in isolamento nelle proprie abitazioni mentre tutti gli altri colleghi hanno adottato misure di sicurezza ancora più stringenti rispetto a quelle seguite prima del contagio. Purtroppo, il virus si era già diffuso tra le mura della casa di riposo contagiando progressivamente un totale di 37 anziani oltre a una decina tra operatori e impiegati. «In effetti», spiega la presidente della struttura, «sono proprio sette i decessi. Sono persone che avrò sempre nel cuore. I medici mi hanno assicurato che è stato fatto tutto il possibile per salvarli. L’età e le pluri patologie di cui soffrivano non li hanno di certo aiutati a combattere questo maledetto virus». I parenti degli anziani ancora isolati nelle stanze della «San Michele» vivono ore di angoscia, costantemente attaccati al telefono in attesa di ricevere notizie dei propri cari. In molti casi sono gli operatori stessi che effettuano videochiamate con i parenti in modo da tranquillizzare i nonnini facendoli sentire meno soli. Per quelli più gravi, invece, sono direttamente i medici ad aggiornare i familiari sulle effettive condizioni di salute dei loro congiunti fornendo ogni giorno un report dettagliato. Zanetti è stata tra i primi amministratori di istituti per anziani veronesi a chiudere le porte alle visite di parenti e amici alle prime avvisaglie della seconda ondata dell’epidemia, che sta nuovamente mettendo in ginocchio l’Italia. L’obiettivo era quello di preservare la casa di riposo dal terribile nemico invisibile come era già successo nei mesi di marzo ed aprile quando la struttura nogarese non aveva registrato alcun contagio. «Siamo vicini a coloro che stanno lottando contro questa malattia», afferma il sindaco Falvio Pasini, «sono in costante contatto con la presidente per informarmi sull’andamento delle cure e della salute degli ospiti. I medici mi hanno assicurato che si stanno applicando tutte le terapie necessarie seguendo alla lettera il protocollo fornito dall’Ulss 9 Scaligera. Purtroppo la nostra casa di riposo è in guerra contro il virus e ho la massima fiducia nel personale e nei dirigenti della struttura che stanno vivendo un momento decisamente difficile». •

Riccardo Mirandola