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06.03.2020

Prigionieri a bordo della nave Rovinata la crociera ai Caraibi

Gabriella Caldiron  e Sergio Pizzoli all’imbarco a Miami
Gabriella Caldiron e Sergio Pizzoli all’imbarco a Miami

Roberto Massagrande La crociera di 11 giorni sulla nave Meraviglia della MSC, con sbarchi in isole da sogno, in tempi di Coronavirus si è trasformata per una coppia di Bovolone in una navigazione no-stop, con scenari mozzafiato visti solo dall’oblò. Tutto ciò a causa dei respingimenti delle autorità portuali di Giamaica e Cayman, che non si fidavano a far scendere nessuno visto che a bordo un passeggero aveva la febbre. Unico sbarco consentito, ma solo per qualche ora, in Messico: un attracco concordato dopo un minuzioso controllo da parte delle autorità sanitarie salite a bordo. Il nulla osta è arrivato alle due di notte con i giornali del Messico che già parlavano della nave ormeggiata in rada in attesa delle autorizzazioni. A raccontare la disavventura vissuta è la signora Gabriella Caldiron, mamma di Matteo Sasso, un giovane elettricista di Bovolone, che da alcuni anni si è trasferito a vivere in Messico dove si è sposato e gestisce un ristorante che utilizza solo energia rinnovabile. «Io e il mio compagno Sergio Pizzoli eravamo stati a trovare Matteo in Messico l’altr’anno, questa volta avevamo prenotato una crociera ai Caraibi con partenza e arrivo da Miami», riferisce mamma Gariella, «con una sosta in Messico all’isola di Cozumel. La coppia di 70enni ha fatto le valige venerdì 21 febbraio, giorno in cui i telegiornali cominciavano a dare la notizia del primo caso di Coronavirus nel Lodigiano, e sabato si è imbarcata all’aeroporto Catullo di Verona diretta a Roma per poi raggiungere Miami, dove il giorno successivo ha iniziato per la crociera. «Solo in nave», aggiunge la signora Gabriella, «sono stata avvisata dell’emergenza causata dal virus da mio figlio che leggeva su internet i giornali italiani. Le sorprese sono iniziate al primo tentativo di attracco all’isola Ocho Rios, in Giamaica. È bastato che ci fosse un passeggero febbricitante a causa di una banale influenza per bloccare tutto». A quel punto, i due pensionati hanno capito che le cose si mettevano male. «Abbiamo perso tantissime ore in attesa dell’autorizzazione a sbarcare che non arrivava mai», riferisce la signora bovolonese, «e a quel punto il comandante ci ha comunicato l’intenzione di andare oltre. Tuttavia, anche nella seconda tappa, a George Town, sulle isole Cayman, si è verificato lo stesso problema, non ci hanno fatto scendere ed intanto i giorni passavano. Nel frattempo venivo informata, sempre da mio figlio, che anche il Messico non era propenso a farci sbarcare. La nave è stata tenuta ferma in prossimità del porto ed è diventata un caso che ha fatto parlare i giornali messicani». Tra i due passeggeri ha iniziato a salire la preoccupazione. «Per fortuna», aggiunge la donna, «la situazione si è sbloccata, ma solo dopo una lunga attesa dovendo sottoporci ai controlli sanitari. Abbiamo messo piede a terra per qualche ora ma ormai tutto il programma era saltato e il comandante ha infine rinunciato allo sbarco alle Bahamas. A quel punto abbiamo puntato su Miami per prendere l’aereo che ci avrebbe riportato in Italia e lunedì siamo atterrati a Roma». Ma non è finita lì. «Gli ultimi controlli», confida la signora Gabriella, «li abbiamo superati in aeroporto al rientro a Verona. Eravamo non più di una ventina a bordo e il Catullo era deserto». Crociera rovinata, dunque, sebbene «ci siano stati anche momenti piacevoli». «La compagnia navale», conclude la donna, «ci ha comunque rimborsato il viaggio. E, vedendo le disavventure vissute da altre croceristi rimasti in quarantena a bordo, poteva andarci peggio». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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