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13.07.2019

«Ora sappiamo come è morto Leo»

La Volkswagen  Polo dotata di scatola nera, finita fuori strada Papà Luigi e mamma Giuliana, ultimi a destra, con gli amici di Leonardo  al memorial dedicato al 17enneLeonardo Bissoli
La Volkswagen Polo dotata di scatola nera, finita fuori strada Papà Luigi e mamma Giuliana, ultimi a destra, con gli amici di Leonardo al memorial dedicato al 17enneLeonardo Bissoli

«Finalmente conosciamo la verità sulla tragica fine di nostra figlio. E questo grazie alla scatola nera montata sull’auto su cui Leo viaggiava quella maledetta sera». È stato infatti lo speciale dispositivo a rivelare ai genitori di Leonardo Bissoli la dinamica dell’incidente stradale che, il 15 giugno 2018, costò la vita al 17enne di Bovolone, mentre viaggiava assieme a quattro amici con i quali aveva appena festeggiato la fine della scuola. I cinque ragazzi erano a bordo di una Volkswagen Polo e stavano percorrendo la Regionale 10 in direzione di Legnago quando, arrivati in via Calcara, nel territorio di Cerea, dove il limite è dei 50 km orari, sono usciti rovinosamente di strada su un rettilineo. Alla guida dell’utilitaria, che correva ai 110 km orari zigzagando - come registrato dalla scatola nera - c’era l’unico maggiorenne della comitiva, Leonardo Francesco Russello, che aveva compiuto 18 anni da sei mesi. L’auto, dopo un testacoda - un altro particolare emerso dal dispositivo satellitare - finì nel fossato e si capovolse. Bissoli venne sbalzato dall’abitacolo e la macchina lo travolse provocandogli lesioni gravissime. Tanto che morì a distanza di qualche ora all’ospedale di Legnago nonostante il disperato tentativo dei medici di salvargli la vita. I test sull’assunzione di alcolici e sostanze stupefacenti eseguiti sul conducente dettero esito negativo. Tuttavia, le versioni dei sopravvissuti furono generiche, se non reticenti, e in parte addirittura contrastanti. Si parlò di un guasto meccanico, di un’uscita di strada provocata da un’altra auto in fase di sorpasso, ma nessuno ebbe il coraggio di fornire la versione esatta. Ossia quella emersa con chiarezza dall’analisi del dispositivo satellitare montato a bordo della Polo. Già al momento della lettura della sentenza, che lo scorso 16 aprile ha condannato Russello a tre anni di reclusione, con l’interdizione dai pubblici uffici per un quinquennio, il pagamento delle spese processuali e la revoca della patente, rimanevano pochi dubbi sull’accaduto. La pubblicazione delle motivazioni, avvenuta nei giorni scorsi, mette ora nero su bianco il carico di responsabilità. E ciò proprio sulla base di riscontri oggettivi estrapolati dalla scatola nera. Non solo. Vennero infatti acquisiti agli atti anche alcuni filmati con le bravate in auto trovati sui telefonini dei ragazzi mentre saltavano nell’abitacolo durante le spericolate «gimcane» sulle strade della Bassa. L’incidente è stato causato quindi «dall’estrema pericolosità del comportamento adottato dall’imputato che ha tenuto una condotta di guida altamente pregiudizievole ed in contrasto con elementari principi di sicurezza ed incolumità pubblica». È il giudice a sostenerlo nella sentenza appena pubblicata nella quale si parla di un incidente imputabile «ad imprudenza, negligenza, imperizia e violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale del 18enne». A permettere una ricostruzione così minuziosa e precisa dell’incidente, la perizia elaborata tramite la scatola nera, con tanto di grafici, dati di oscillometro e accelerometro. Il conducente teneva in centro urbano «una guida pericolosa con velocità pari a 110 km orari» - si legge ancora nelle motivazioni - «procedendo volontariamente a zig zag e quindi perdendo il controllo del veicolo». Una brutta sorpresa, dunque, per i familiari di tutti e cinque i ragazzi, mentre per papà Luigi e mamma Giuliana, i genitori di Leo, un comprensibile rammarico. «Sulla carta la sentenza sembra pesante, ma il responsabile non farà un giorno di carcere e noi ci chiediamo se la condanna sarà in grado di far comprendere a questo ragazzo la gravità di quello che ha commesso», affermano amareggiati i genitori di Leo. Qualche giorno dopo il terribile incidente fu la mamma di Russello a svelare che sull’auto appena comperata al figlio era stata installata la scatola nera messa a disposizione dalla compagnia assicurativa: un modo per ottenere uno sconto sulla polizza. Il dispositivo funziona inoltre da antifurto ed è in grado di far partire un allarme in caso di incidente. È ciò che fece quel venerdì sera, alle 23.42. La prima ad essere avvisata che era successo qualcosa di brutto fu la mamma del ragazzo alla guida, a cui era intestata l’assicurazione. A distanza di un anno dalla tragedia, il ricordo di Leonardo rimane vivo nella comunità bovolonese. I suoi amici gli hanno dedicato lo scorso 16 giugno un memorial di un’intera domenica, con un doppio torneo di calcio e pallavolo. Un evento che ha visto partecipare un centinaio di giocatori, alla presenza del papà, della mamma e della sorella Veronica del 17enne. Nella scuola che Leo frequentava, l’istituto Fermi di Verona, i i compagni di classe hanno piantato invece il 6 giugno - giorno del compleanno di Leo - nel prato della scuola un melograno in ricordo dell’amico. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Roberto Massagrande
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