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17.03.2019

«Ho visto tante cadute ma nessuna come la sua»

Brutto momento per l’associazione «Motocross Bovolone» e per il suo presidente Armando Fornasari, tra i fondatori dell’associazione e i promotore della pista, realizzata negli anni Novanta in ex isola ecologica. Via Peagni era un punto di raccolta rifiuti, prima che il paese si attrezzasse con un nuovo econcentro in zona industriale. L’arrivo della pista ai margini del parco valle del Menago rappresentò all’epoca una rivalutazione dei terreni. Fornasari sabato 9 era a bordo pista quando Fabio è caduto dopo un salto. Sul posto c’era anche il fratello Michele, entrambi appassionati di motocross. In tanti anni, Fornasari ha visto innumerevoli cadute, nella gran parte dei casi i piloti si rialzano e ripartono, qualche volta qualcuno resta a terra dolorante, si frattura, cose che si aggiustano. Ma sabato, quando Fabio è andato giù ed è rimasto a terra senza un lamento, tramortito, perdeva sangue dalla bocca. Il trauma era stato fortissimo. Fornasari si è reso della gravità. «Gli siamo corsi attorno. Ne ho visti andar giú tanti, per Fabio ci siamo spaventati. Non si lamentava, non era un bel segno. L’ho girato su un fianco perché respirasse liberamente. Lo abbiamo tenuto controllato. Mi sono attaccato al telefono ed ho chiesto un intervento urgente. Abbiamo fermato le altre moto e aperto i cancelli per far entrare i soccorritori: l’elisoccorso è atterrato dall’altra parte della strada». Poi sono iniziate le ore di attesa di un recupero, che però non c’è stato. «A partire dal giorno dopo abbiamo atteso novità. Mi sono tenuto in contatto coi familiari che conosco da tempo: posso dire di essere un amico di famiglia. Ho sperato nella ripresa. Domenica, quando ho saputo che gli avevano sistemato la mandibola, mi ero risollevato. Era presto però. E, a mano a mano che trascorrevano i giorni, le speranze si affievolivano e la famiglia giovedì è stata avvisata della morte clinica». Fornasari conosce bene i dilemmi dei genitori quando i figli si avvicinano ad uno sport che comporta pericoli. «C’è chi si oppone alla passione dei figli e c’è chi li asseconda ed è felice di vedere il loro entusiasmo. La famiglia di Fabio appartiene a questa seconda categoria. Non sono pentiti per aver assecondato la passione dei figli. Poi la vita è fatta anche di fatalità».

RO.MA.
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