San Rocco, la grande
famiglia del «Noi»

I partecipanti alla gita nella splendida Val di Non, in Trentino
I partecipanti alla gita nella splendida Val di Non, in Trentino

La piccola comunità di San Rocco, a conferma della propria cocciuta costanza montanara, riuscì ad ottenere dal vescovo che la chiesa, completamente rinnovata con il contributo di tutti, a metà del secolo scorso, fosse canonicamente riconosciuta come parrocchia autonoma e ad avere in loco un proprio parroco. Ci vollero, però, altri cinquant’anni perché San Rocco, seguendo l’esempio di molti altri paesi, potesse dare una risposta al desiderio comune di rendere più vivo il paese con la fondazione di un Circolo Noi. Furono, infatti, don Luigino Accordini e un piccolo manipolo di ardimentosi, (che val la pena menzionare: Jonathan Formolo, Ivan Righetti, Giovan Battista Fasoli, Giuseppe Lavarini, Gioacchino Marchesini, Domenica Fasoli, Ida Lonardi, Rosa Rita Dal Dosso e Luigi Poli) ad assumersi, il 16 febbraio 2006, il compito di fondare il Circolo, di trovare una sede adeguata e di lanciarne il programma. E per dar modo alle persone di San Rocco di avere un posto da frequentare dopo le messe della domenica. «In precedenza», ricorda Ivan Righetti, presidente e tecnico biomedicale, di 44 anni, «questi locali ospitavano la vecchia canonica, rimasta vuota a causa dell’accorpamento della parrocchia con Marano. In una stanza, il sabato sera, si trovavano alcuni adolescenti ma, in seguito all’apertura del Noi, questa attività è stata integrata. Al momento, l’attività del sabato sera è un po’ in stand by per la difficoltà a trovare il volontari che garantiscano la chiusura e l’apertura dei locali. E il direttivo, dopo un’analisi dei bisogni nella comunità e avendo individuato negli anziani il settore della popolazione che ha maggiormente bisogno, verso di loro ha indirizzato le sue attività, dal momento che in paese non c’è un solo luogo dedicato a loro. Prima dovevano spostarsi a Marano o Valgatara. Adesso si trovano la domenica dopo la messa o anche durante la settimana, quando i volontari danno la loro opera per l’apertura e la chiusura del Circolo». Qual è la vostra programmazione annuale? «Il nostro direttivo si riunisce, mediamente, una volta al mese. È in quell’occasione che valutiamo i risultati delle attività precedenti e programmiamo le future con un occhio di riguardo per i suggerimenti che arrivano dal Noi di Verona. Come dicevo in precedenza, la nostra attenzione è rivolta agli anziani; per loro, ogni anno, organizziamo la castagnata, in occasione di San Martino. Fino a poco tempo fa organizzavamo anche la Festa di Santa Lucia, per i bambini distribuendo nelle case i sacchettini di caramelle; altre volte, invece, la distribuzione avveniva qui nei locali del Circolo. Ma questa tradizione è venuta meno anche per l’organizzazione della festa secondo altre modalità». Tra breve, quando il calendario liturgico prevede le celebrazioni del Natale, il presepe vivente e la messa notturna, «il Circolo farà da supporto alle manifestazioni religiose aprendo i nostri ambienti e accogliendo tutti i sanrocchesi tesserati per lo scambio degli auguri natalizi e per offrire loro un bicchiere di vin brulé, una tazza di cioccolata calda con una fetta di panettone». In gennaio comincerà la campagna del tesseramento. A quanti associati pensate di arrivare? «Allora: il tesseramento ufficiale partirà a inizio anno. Già ora, però, è aperto il pre tesseramento che ai ragazzi che hanno iniziato la scuola e il catechismo e, perciò, si devono spostare a Marano o a Valgatara, offre tutte le garanzie offerte dalla tessera del Noi. Anche quest’anno prossimo pensiamo di raggiungere, come l’anno trascorso, almeno la quota di 250 associati». Ritorniamo alle altre iniziative. «Nonostante il paese sia piccolo esiste una capillare presenza di gruppi associativi; faccio un esempio: come in tanti altri paesi anche noi potremmo organizzare il “Canto della Stella” ma non lo facciamo perché dovremmo scioccamente sovrapporci ad un altro gruppo che già, da anni, lo pianifica. Idem per altre iniziative. Alcuni gruppi, quando organizzano iniziative, ci chiedono un supporto. È quanto avviene con la Banca di Marano che, in occasione della festa dei suoi soci, ci chiede una mano per garantire il funzionamento della cucina. Altrettanto facciamo con il Comune quando programma iniziative sul territorio. Insomma, quando programmiamo le nostre attività dobbiamo fare in modo da non sovrapporci ad altre iniziative della Pro loco e degli altri gruppi. Tenendo poi conto che, essendo limitata la popolazione, molti di noi fanno parte di più gruppi di volontariato». Avete altri progetti per l’anno in corso? «Durante l’anno organizziamo delle uscite culturali. In genere ne facciamo una in primavera e l’altra in agosto. Quella primaverile è più rivolta agli anziani e con loro visitiamo chiese o monumenti artistici. Quella estiva era nata come una passeggiata nei dintorni, nel nostro territorio della Valpolicella; con la Pro loco organizzavamo quella che noi avevamo definito “Passeggiata storica”. Abbiamo fatto vari percorsi per visitare gli aspetti naturalistici anche nascosti ai più e misconosciuti: dalle malghe a vecchie realtà. «Continuiamo in agosto», aggiunge Righetti, «con la nostra uscita stile passeggiata per i più giovani, ma si aggregano spesso anche gli anziani. Ultimamente abbiamo trovato dei bellissimi percorsi in Val di Non, legati ai santuari, a San Romedio e alla parrocchia di San Zeno sempre in Val di Non. Facciamo in modo che chi ha difficoltà a camminare possa assistere alla messa e continuare il percorso con il pullman». Insomma, è un Circolo quasi esclusivamente dedicato agli anziani? «Sì, se vogliamo dire la verità; però questo non è un male. Anzi è un servizio che facciamo alla comunità offrendo loro la possibilità di aggregazione, di trovarsi, di scambiarsi racconti e storie; insomma di sentirsi vivi e rinnovare qualche amicizia. Per i giovani, che sono il nostro cruccio e rammarico, abbiamo grandi difficoltà a “catturarli”. Per loro abbiamo appena installato il telo e il proiettore: faremo una programmazione cinematografica e chissà...». •

Gian Battista Muzzi

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