IL PARROCO. Don Giampaolo Marcucci, con don Giorgio Ferrari, opera nell’ambito dell’Unità pastorale della Val d’Adige

Qui si mette
in circolo
il meglio

Alcuni membri del direttivo con i due sacerdoti
Alcuni membri del direttivo con i due sacerdoti

Don Giampaolo Marcucci è nato nel 1966 a Bussolengo. È stato ordinato sacerdote nel 1991. Durante il suo ministero ha prestato servizio in varie parrocchie della diocesi veronese ed è stato per una decina d’anni anche incaricato della pastorale vocazionale del Seminario vescovile. A partire dal 2010 ha trascorso sei anni alla guida della parrocchia del Buon Pastore a San Giovanni Lupatoto. Dal 2016 presta servizio nell’Unità pastorale della Val d’Adige. Con lui collabora don Giorgio Ferrari, 69 anni, originario di Valgatara. Don Giampaolo, può darci qualche impressione della realtà socio-economica dei comuni di Dolcè e Brentino Belluno, nei quali sono presenti le vostre comunità? «I comuni contano circa 3.500 abitanti. Si nota una certa vivacità; infatti sono numerose le associazioni che aggregano le persone, intorno a diversi centri d’interesse. La vita economica è imperniata ancora in buona parte sull’agricoltura; mentre parecchi si spostano quotidianamente per lavoro. C’è un buon rapporto con le amministrazioni comunali e in particolare con i sindaci, che si mostrano disponibili a collaborare». Quali caratteristiche ha rilevato nelle comunità parrocchiali? «Noi ormai ci muoviamo non più nell’ottica solo parrocchiale, ma in quella dell’Unità pastorale della Val d’Adige, che abbraccia Dolcè, Ossenigo e Peri; e nel comune di Brentino Belluno le comunità di Belluno Veronese, Brentino e Rivalta. Sono sei parrocchie per un totale di circa 2.300 abitanti. Si tratta ormai di una realtà “storica“, nata più di 30 anni fa. Partì nel 1986 quando il vescovo mons. Amari chiese a don Franco Falconi parroco di Peri, don Alberto Carcereri di Rivalta e don Aloisi di Dolcè, di iniziare una nuova modalità pastorale». Le Unità pastorali sono nate dal fatto che si è manifestata una penuria di sacerdoti? «Il calo delle vocazioni e di quanti frequentano le parrocchie è il dato più visibile, ma non l’unico, nel determinare la scelta delle Unità pastorali. È il modello di parrocchia gestita dal solo parroco, e definita entro confini precisi, a non essere più in grado di interagire in maniera propositiva con l’attuale contesto». C’è il pericolo che le singole parrocchie, con le loro tradizioni e le loro identità scompaiano? «L’Unità pastorale può essere una “palestra” per allenarci a superare eventuali campanilismi e l’abitudine a trovare tutte le proposte pastorali in ogni parrocchia. La gente ormai si sposta per motivi familiari, lavorativi, ricreativi e quindi può farlo anche per esperienze di fede. Chi è impedito a farlo per età o condizioni di salute, va aiutato a non sentirsi escluso, ma partecipe. Questa potrebbe essere una bella sfida nella quale metterci in gioco». Con questa impostazione come organizzate, per esempio, la catechesi? «Il cammino di iniziazione cristiana dei fanciulli è unitario: c’è il servizio di pulmini che passano a raccogliere i bambini e i ragazzi nelle varie parrocchie e insieme vivono gli incontri nella canonica di Ossenigo. Gli adolescenti si ritrovano a Rivalta, i giovani aderiscono ad iniziative vicariali e diocesane; agli adulti proponiamo percorsi formativi». Durante l’estate offrite ai ragazzi il Grest e i campi scuola? «Il Grest viene proposto a Dolcè per tutti i ragazzi dell’Unità pastorale, con qualche presenza anche da Volargne e Ceraino; il campo scuola per i ragazzi di quinta elementare, prima e seconda media viene proposto per una settimana in luglio in una casa nel Trentino; per i ragazzi di terza media e gli adolescenti viene offerta l’esperienza dei campi Saf». A Dolcè avete il Circolo Noi Valdadige, l’unico ormai in tutta la vallata. Qual è la sua funzione? «A dire il vero un Circolo Noi ha prestato servizio anche a Rivalta con delle valide proposte; stiamo andando comunque verso l’unificazione di un unico Circolo con sede a Dolcè. In ogni circuito, tipo quello automobilistico, vince chi taglia il traguardo e lascia dietro tutti gli altri. Il Noi (Nuovi Oratori Italiani) è invece un Circolo nel quale non contano tanto i risultati, ma le relazioni. Lo scopo dell’esperienza che proponiamo è mettere in “circolo” il meglio della vita umana a servizio di tutti». • G.B.M.

G.B.M.

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