I PARROCI. Don Tarcisio Bertucco ha sostituito da pochi mesi don Stefano Origano, che ora dirige «Verona fedele»

Lavorare
insieme
per crescere

La tombola dei «giovani di una volta» coinvolge molti anziani
La tombola dei «giovani di una volta» coinvolge molti anziani

Quando il parroco don Stefano Origano ha ricevuto l’incarico di direttore di «Verona fedele», a don Tarcisio Bertucco, oltre a San Felice Extra, è stata affidata anche la parrocchia di Novaglie. «Con don Stefano era già in atto una bella collaborazione», spiega don Tarcisio, «che ha motivato anche questo passaggio. Per esempio, alcune iniziative raggruppavano già le parrocchie di San Felice, Novaglie e Santa Maria in Stelle. Tra le tante c’è la Cresima: facciamo insieme la preparazione e anche il gruppo degli adolescenti è unico per le tre parrocchie. Anche il Grest va avanti seguendo questa modalità. L’idea elaborata con don Stefano è stata quella di appoggiare quel che già c’è per svilupparlo. La prospettiva è che le comunità siano sempre più il soggetto della vita cristiana. Anche se a San Felice non c’è il Circolo Noi, siamo avviati verso una maggiore integrazione, già in parte iniziata, tra le comunità anche per le iniziative. Il primo passo verso l’Unità pastorale saranno i legami tra San Felice, Novaglie e Santa Maria in Stelle». Don Stefano Origano, l’ex parroco, è nato a Verona nel 1963, è stato ordinato sacerdote nel 1989 ed è stato destinato come vicario parrocchiale, per cinque anni, a Santo Stefano e poi, per altri tre anni, ha fatto l’educatore al seminario minore a San Massimo. In seguito, per un anno, è stato vicario parrocchiale al Sacro Cuore e per altri tre curato a Legnago. Diventa parroco di Bonavigo per tre anni. Gli viene poi affidato l’incarico di direttore della Casa per Esercizi di San Fidenzo, che svolge per altri tre anni. Continua il ministero pastorale per altri tre come parroco a Santa Maria in Organo. Riprende ruoli diocesani: direttore dell’Ufficio informatico della diocesi, direttore della Pastorale sociale e del lavoro, direttore della Scuola diocesana dell’impegno sociale e politico. Nel 2014 è parroco a Novaglie, fino a settembre 2018. Contemporaneamente assume la direzione del settimanale diocesano. «Gli abitanti di Novaglie sono all’incirca un migliaio», spiega don Stefano. «In modo molto generico si potrebbe dividere la popolazione in due categorie: da una parte gli originari, in genere titolari di piccole proprietà agricole, mentre altri lavorano nelle aziende di servizi. Dall’altra i nuovi arrivati: l’amenità e la vicinanza alla città hanno fatto di Novaglie un luogo molto ricercato da professionisti, medici, avvocati e imprenditori fin dagli anni ’70. Oggi trovare una casa qui non è facile. Si può dire che sia un’isola felice: si sta bene e non ci sono particolari disagi. È una comunità piccola, vivace anche con voci diverse che portano un contributo. Ed io ho avuto la riprova che se si riesce a coltivare una piccola comunità si hanno anche molte soddisfazioni. Questa, infatti, è una comunità che risponde; si riescono a fare cose che altrove non possono neppure progettare». E la comunità cristiana? «È un po’ tradizionale, legata ai tempi e ai cicli liturgici e alle manifestazioni tradizionali. Se a Novaglie, per esempio, si propone una processione, un incontro di preghiera o di riflessione, la comunità risponde. Poi, naturalmente, si evidenziano anche qui le problematiche del nostro tempo che coinvolgono i giovani, le famiglie. Comunque se si fa una proposta la risposta c’è». Come si svolge l’educazione e la formazione cristiana attraverso la catechesi? «Bisogna tener conto che la nostra zona pastorale è composta da sette parrocchie e anche qui stiamo vivendo un passaggio, che è strutturale e antropologico. Le diverse piccole comunità della Bassa Valpantena sono seguite da sacerdoti la cui età media è abbastanza alta ed è quindi fondamentale cominciare a fare qualcosa insieme. Questo modo di operare diventa anche l'arma vincente per iniziative che coinvolgono la pastorale come la catechesi. Per esempio, la preparazione alla Cresima si fa insieme in due parrocchie. Naturalmente, anno per anno, bisogna valutare i numeri dei ragazzi, le situazioni, la presenza dei catechisti e annualmente riparametrare il sistema sui numeri reali». Durante l’estate quali sono le vostre proposte? «Il Grest credo che sia stata una delle esperienze belle, perché coinvolge i ragazzi e i bambini, gli adolescenti e i giovani con le famiglie. Un Grest allargato alle parrocchie vicine, che ha coinvolto un centinaio di ragazzi e una cinquantina di animatori. Con questi ultimi si fa il corso di preparazione e, dopo il Grest, c’è un momento di festa. Questo significa che la comunità assiste tutta l’estate ad un evento coinvolgente: si balla, si salta, si canta... C’è molta animazione. «Negli ultimi due anni il Grest è stato allargato anche ad una sezione dei bambini della scuola materna con animatori preparati e responsabili; questa esperienza ha avuto un buon successo di adesione. «Oltre gli impegni del Grest», aggiunge don Stefano, «gli animatori e i giovani hanno voluto passare momenti di convivenza, un’esperienza negli ambienti della parrocchia che si è rivelata molto positiva e soddisfacente». Come giudica la fattiva presenza del Noi? «Per dirlo in termini un po’ tradizionali: il Circolo Noi non è altro che quello che era un tempo l’oratorio parrocchiale, però inteso non solo come sicura custodia dei ragazzi fuori delle strade e lontano dai pericoli. Si tratta, invece, di un oratorio parrocchiale che coinvolge tutta la comunità. Così ci sono attività per gli anziani, attività per le famiglie e momenti di incontro per i genitori della scuola materna, che hanno i bambini piccoli. «Il Circolo Noi, attraverso una serie di iniziative culturali, visite ed escursioni cerca di cementare l’amicizia e la condivisione del tempo libero. Oltre al Circolo Noi non posso dimenticare il Comitato della Sagra, alla cui organizzazione partecipano volontari di tutto il paese. Inoltre, è attivo un Gruppo Alpini molto disponibile, che anima non solo le ricorrenze civili, ma anche tanti servizi e momenti di incontro. Quando vengono chiamati rispondono sempre “presente!”». • G.B.M.

G.B.M.

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