IL PARROCO. Ambiente molteplice e partecipazione limitata: per don Bruno Zuccari la sfida è raggiungere le famiglie

«Il Noi, valore
indispensabile»

Don Bruno Zuccari
Don Bruno Zuccari

Don Bruno Zuccari è originario di Minerbe dove è nato nel 1949. Ordinato sacerdote nel 1975 ha svolto il suo primo ministero sacerdotale, per cinque anni, a Sanguinetto ed altri otto a Santa Lucia. In seguito, sempre come curato, fu trasferito a San Giovanni Evangelista e poi a Lugagnano per cinque anni. Per 14 anni è stato parroco a San Pietro di Morubio prima di essere incaricato ad Azzano nel 2015. «L’ambiente di Azzano è un po’ difficile da descrivere perché è molteplice. Devo dire, comunque, che non c’è molto senso di comunità», sottolinea. «Abbiamo anche alcune famiglie di extracomunitari ma quasi tutte hanno un lavoro. In questi ultimi tempi, attraverso la Caritas, abbiamo visto la diminuzione enorme di coloro che anni fa venivano in cerca di vestiti. Ora non li chiede più nessuno. Anzi, abbiamo chiuso. Idem per pentole e piatti... Quindi significa che queste famiglie riescono a vivere senza il nostro contributo». E la comunità cristiana come vive? «Fa quello che può. La partecipazione alle funzioni religiose non è al massimo... saremo sul 10-15 per cento. Anche perchè è un quartiere formato da tante persone che sono venute dall’esterno e parecchi la domenica penso tornino alle famiglie di provenienza. È forse un comodo criterio di valutazione... «Ci sono comunque momenti di aggregazione pastorale anche a livello di Unità pastorale: alcune iniziative le facciamo qua, altre a Vigasio o a Beccacivetta. Quindi esiste anche una bella collaborazione tra le parrocchie». Tra le varie modalità di evangelizzazione in primis c’è la catechesi. Ad Azzano come è organizzata? «I bambini e i ragazzi delle elementari e delle medie partecipano quasi tutti. Ogni annata, composta in media da venti-venticinque ragazzi, ha il suo itinerario che consiste in un incontro quindicinale di un’ora e mezza nelle aule del catechismo. I catechisti vengono preparati a livello di vicaria e a livello diocesano e sanno che, se vogliono e quando vogliono, io sono sempre disponibile. «Per gli adolescenti tutti i lunedì abbiamo un incontro. Per i giovani c’è spazio. seguiamo l’incontro di preghiera e l’8 dicembre, ad esempio, ci sarà un ritiro tutto per loro. E seguiranno altri incontri. Ma, secondo me, non è ancora stata compresa l’importanza che ha, per i giovani, il loro specifico cammino. C’è anche un bel gruppetto di scout, il Verona 8°». Durante l’estate cosa propone la parrocchia per i ragazzi? «Non facciamo niente a livello parrocchiale perché c’è il Grest; e poi coloro che lo desiderano li mandiamo ai campi diocesani Saf». Come valuta la presenza del Circolo Noi? «È un valore indispensabile; senza il Circolo non potremmo fare tante cose. Alla parrocchia compete il ruolo nell’evangelizzazione, il Circolo lavora, in comunione con la parrocchia, per sostenere i momenti ricreativi-culturali a servizio della comunità. La presenza del Noi è molto positiva soprattutto durante l’estate. In inverno, invece, si fa più fatica, e non dipende dai volontari ma dalla realtà che vede i ragazzi impegnati nella scuola a tempo pieno e nelle attività sportive. Non hanno tempo per l’aggregazione». «Qualcosa riusciamo, invece, a fare per gli adulti», spiega il parroco; «in novembre, per esempio, in occasione della Madonna del Dono, abbiamo organizzato una settimana religiosa di formazione. Esistono poi incontri organizzati dalla Vicaria e dalla Diocesi o incontri legati ai sacramenti». Papa Francesco dice che i pastori devono avere l’odore delle pecore. Ebbene: lei prima sosteneva che un 10-15% frequenta la chiesa. E gli altri come cerca di avvicinarli? «È quando le pecore sentono l’odore del pastore che scappano. È la verità. Io sono sempre andato a visitare le famiglie e a benedire le case. Ma attualmente è un’impresa improba. Non si trova mai il momento opportuno. Abbiamo, perciò, chiesto attraverso un questionario distribuito in chiesa la disponibilità delle famiglie. In questo modo ne abbiamo raggiunte almeno centocinquanta». • G.B.M.

G.B.M.

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