Giovani e adulti,
a Soave si
sono fatti in due

Un pomeriggio al Circolo dell’Amicizia, fra partite a carte e lunghe chiacchierate
Un pomeriggio al Circolo dell’Amicizia, fra partite a carte e lunghe chiacchierate

Soave è un paese davvero speciale in materia di aggregazione: può vantare infatti due Circoli Noi, con tanto di specializzazione, se così possiamo dire. Da una parte bambini e adolescenti, dall’altra l’universo degli adulti e della terza età. L’obiettivo è offrire tempo libero di qualità e su misura per tutti, giovani e anziani, senza dimenticare lo spirito cristiano che caratterizza questi ambienti parrocchiali, ma cercando di andare incontro a un contesto sociale che è cambiato negli anni. Domanda e offerta, in questo «Noi» sdoppiato (dal 2003), si incontrano nel grande edificio polifunzionale, che è un po’ il fiore all’occhiello della parrocchia e che è destinato a diventare un punto di riferimento anche per l’intera Unità pastorale soavese, una volta realizzata la ristrutturazione già programmata. Il Circolo Noi San Lorenzo è nato alla fine degli anni Sessanta per volontà e impulso di mons. Lodovico Aldrighetti, che costruì l’intero stabile. All’inizio si associò all’Anspi; nel 2002 aderì all’Associazione Noi. I locali a disposizione: un salone grande con biliardo, calciobalilla, ping pong; c’è anche un piccolo bar, gestito da volontari. È aperto tutte le domeniche dalle 15 alle 18.30. Durante la settimana è utilizzabile su richiesta. Le attività annuali: all’inizio dell’anno ci sono tornei di calciobalilla e di ping pong per promuovere anche il tesseramento. Altre attività: c’è la zumba, che unisce ballo e ginnastica e si svolge il martedì; sempre il martedì si propone anche un corso sui presepi. Non mancano attività (incontri e feste) per gli adolescenti. Il Circolo San Lorenzo è promotore, nel periodo estivo, del Grest e dei campi scuola, molto apprezzati dagli adolescenti. A dicembre si forma invece il Gruppo della Stella: i giovani si organizzano per formare il carro e scegliere la musica che viene poi intonata; quindi visitano tutte le famiglie del paese per consegnare un lume e ricordare l’arrivo del Natale. Il Circolo è anche promotore di tante iniziative culturali a beneficio del paese, perché il Circolo Noi ha anche una vocazione culturale e sociale. Perciò le iniziative del Comune o del Comitato genitori della scuola vengono appoggiate dal Circolo. Un dialogo che produce ottimi frutti. Si può dire che il «Noi» è un po’ il cuore della parrocchia e, di riflesso, del paese. L’idea è quella di farlo diventare, per i giovani ma anche per gli anziani, la loro «seconda casa», dove tutti si trovano a loro agio. Per avere un quadro esaustivo abbiamo intervistato Michael Adami, responsabile degli ambienti. «Ho cominciato a frequentare il Noi nel 1996/97. Ho sempre vissuto nel Circolo. Sabato sera e domenica pomeriggio venivo a giocare a biliardo o a ping pong. Il Circolo per me è sempre stato motivo di aggregazione. Dopo di che sono entrato a far parte del direttivo, anche su richiesta di don Mirco, per coinvolgere ancora di più gli adolescenti e i giovani». Quanti sono gli iscritti del Circolo? «Sono almeno settecento». Come vi state muovendo? «Negli ultimi anni abbiamo fatto iniziative per valorizzare il locale ma anche per farlo conoscere perché a volte chi è all’esterno non ha piena conoscenza delle potenzialità del Circolo. Abbiamo organizzato dei tornei o anche degli eventi sempre a livello parrocchiale. Il mio ruolo è quello di gestire la sala: in pratica, qualsiasi evento passa sul mio tavolo, valuto la disponibilità degli ambienti e la fattibilità. Poi, con don Mirco o con don Stefano e con il direttivo, valuto se rientra tra le finalità del Circolo ed è a favore della comunità. Dobbiamo tutelare il nostro buon nome. «Credo che l’idea della parrocchia», sottolinea Michael Adami, «sia quella di creare un centro pastorale parrocchiale nuovo che possa diventare il punto di riferimento di tutta la zona anche perché il movimento giovanile raccoglie tutte le nove parrocchie. Perciò il salone nuovo grande, che è stato progettato, diventerà luogo d’incontro. Gli altri ambienti, al secondo piano, saranno luogo di comunione». •

Gian Battista Muzzi