LA STORIA. Nato negli anni 2000 nel quartiere per volontà di don Giovanni Barlottini, è riuscito a ripartire diventando un punto di riferimento per i ragazzi e le famiglie

Allo Stadio
il gioco di squadra
mette le Ali

Gli alpini sono una certezza per il Noi: in cambio della sede offrono un servizio prezioso per la comunità
Gli alpini sono una certezza per il Noi: in cambio della sede offrono un servizio prezioso per la comunità

Il Circolo Noi - Oratorio «Le Ali» si trova nel quartiere dello Stadio, a Verona, ed è una realtà abbastanza recente; viene infatti costruito negli anni 2000 per volontà di don Giovanni Barlottini. Nel 2002 inizia la sua attività coinvolgendo molti volontari del quartiere. Nel tempo, come tanti oratori, ha alternato a momenti di grande partecipazione altri di difficoltà; il volontariato dei genitori si è quasi del tutto azzerato e, in seguito alle dimissioni dei dirigenti, il Circolo rischiava di chiudere. È rimasto, comunque ad oggi, l’unico oratorio aperto con continuità nella zona. Da tre anni il presidente del Circolo Noi - Oratorio «Le Ali» è Alessandro Ferialdi, un bancario di 49 anni. «Sono presidente quasi per sbaglio. Mi spiego. Tre anni fa l’allora presidente diede le dimissioni e, poiché nessuno si faceva avanti, a malincuore avevamo quasi deciso di chiudere il Circolo. A quel punto diedi la mia disponibilità. Il nostro punto di riferimento lo chiamiamo Oratorio oppure Circolo Noi; il nome non è tanto importante ma ciò che conta è la sostanza cioè quello che cerchiamo di fare. Per noi è l’oratorio, per il ricordo degli anni della nostra infanzia quando lo frequentavamo per giocare a calciobalilla con gli amici: era un punto di incontro, un ritrovo. E lo è tuttora mentre i punti d’incontro stanno venendo sempre meno».

 

Per ripartire cosa avete inventato?

«Abbiamo cercato di cambiare il vecchio sistema. Ho chiesto che ci fosse una squadra di persone disponibili a dare una mano per le attività che avremmo messo in atto. E con questa squadra abbiamo rilanciato l’oratorio. Abbiamo ridato un po’ di effervescenza ed io mi sono messo un po’ da parte a guardare, perché i collaboratori più stretti hanno dimostrato di saperci fare. «La nostra grande fortuna è stata quella di incontrare il gruppo degli alpini, che non avevano una sede. Abbiamo fatto un accordo: noi vi diamo una sede e voi ci garantite l’apertura e la chiusura degli ambienti dell’oratorio. E così è stato. Si è instaurata tra loro e i nostri ragazzi una gioiosa collaborazione. Il lavoro degli alpini è quello più sporco, se volete, di tenere aperti gli ambienti, tenerli in ordine e puliti. Ai genitori, invece, è affidato il compito più bello: portare o indirizzare i ragazzi all'oratorio, proporre attività e gestirle insieme a noi».

 

Quali difficoltà avete incontrato?

«La nostra grande sfida di fare ripartire l’oratorio si è dovuta misurare con la mentalità delle nuove generazioni condizionate dalla multimedialità. Durante il percorso alcuni ragazzi un po’ “fighetti” si sono allontanati: è stata anche una fortuna; in compenso noi abbiamo recuperato molti “ragazzi di strada”, quelli che bighellonavano e non avevano punti di riferimento. Ora ce li troviamo qua a giocare in un ambiente sano. Se poi i ragazzi capiscono che vogliamo loro bene, si affezionano. Se l’oratorio ha passato momenti di difficoltà, il campetto invece, nel quale molti genitori si sono sbucciati le ginocchia, è storico. In questo nostro campetto hanno giocato anche “piedi importanti” come Diego Maradona e Claudio Caniggia. Infatti, dall’altra parte della strada c’era il negozio di parrucchiere di Lele Mora, frequentato da questi calciatori; che vedevano i ragazzi giocare in questo campetto ed ogni tanto scendevano e facevano due palleggi con loro».

 

Quali attività state sviluppando?

«L’oratorio», dice il presidente Alessandro Ferialdi, «è un luogo di incontro eccezionale per conoscersi e stare insieme. Quando sento parlare di programmi di intercultura fatti a scuola mi viene una tristezza enorme, perché capisco che i ragazzi non riescono più a socializzare tra loro. Nel campetto basta una palla per vedere il più grande programma di intercultura esistente. Ogni giorno abbiamo ragazzi di tutte le etnie che giocano a calcio scherzando e prendendosi in giro tra loro, per poi finire con una Coca cola in oratorio. Più intercultura di così!».

Attualmente l’oratorio con i suoi ragazzi sta organizzando alcuni eventi che coinvolgono tutti i gruppi del quartiere, come la Festa delle associazioni che si svolge la terza domenica di gennaio ed è partito da poco, con una iniziativa lodevole che coinvolge un sabato sera al mese, tutti i ragazzi delle medie con giochi importanti e di grande impatto. «Le attività svolte sono state e sono molteplici. Abbiamo fatto la scuola di danza, cineforum, scuola di teatro, scuola di pittura e bricolage con alcune signore», ricorda il presidente. «Abbiamo lanciato anche delle iniziative per legare l’oratorio alla pastorale: dopo il catechismo, nel maggio scorso, organizzavamo la merenda per permettere ai ragazzi di stare un’oretta insieme e permettere ai genitori di recuperarli verso le sei e mezza... La risposta dei genitori, però, non è stata del tutto soddisfacente». •

Gian Battista Muzzi

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