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Pnrr, quali (nuove) priorità e come accelerare i progetti

Continua, sul Pnrr, la serie delle «8 domande per Verona», l’iniziativa de L’Arena in vista delle elezioni politiche del 25 settembre.
In alto (da sx) Chiara Zonzini, Lorenzo Dalai, Auroria Floridia, Diego Zardini. Riga al centro Ciro Maschio, Giuliano Occhipinti, Paolo Tosato, Mattia Fantinati; in basso da sx Samuele Nottegar, Flavio Tosi, Stefano Bendinelli e Simone Brizzi
In alto (da sx) Chiara Zonzini, Lorenzo Dalai, Auroria Floridia, Diego Zardini. Riga al centro Ciro Maschio, Giuliano Occhipinti, Paolo Tosato, Mattia Fantinati; in basso da sx Samuele Nottegar, Flavio Tosi, Stefano Bendinelli e Simone Brizzi
In alto (da sx) Chiara Zonzini, Lorenzo Dalai, Auroria Floridia, Diego Zardini. Riga al centro Ciro Maschio, Giuliano Occhipinti, Paolo Tosato, Mattia Fantinati; in basso da sx Samuele Nottegar, Flavio Tosi, Stefano Bendinelli e Simone Brizzi
In alto (da sx) Chiara Zonzini, Lorenzo Dalai, Auroria Floridia, Diego Zardini. Riga al centro Ciro Maschio, Giuliano Occhipinti, Paolo Tosato, Mattia Fantinati; in basso da sx Samuele Nottegar, Flavio Tosi, Stefano Bendinelli e Simone Brizzi

Verona e la sua provincia stanno già facendo i conti con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Pnrr, nato per fronteggiare l’impatto negativo sull’economia determinato dalla pandemia. Sono circa 235 miliardi, per l’Italia, finanziati dall’Europa. Comuni, Province, Regioni, Università, privati si sono già mossi per intercettare risorse da destinare a progetti di varia natura, da ristrutturazioni e riconversioni di immobili fino al finanziamento di progetti di ricerca.

  • A livello governativo, come si possono sostenere tutti questi finanziamenti?
  • E quali altre iniziative potrebbero esserci per implementare le richieste dei proponenti i progetti?

Continua, sul Pnrr, la serie delle «8 domande per Verona», l’iniziativa de L’Arena in vista delle elezioni politiche del 25 settembre. Nelle puntate precedenti i candidati hanno risposto a domande sui temi scuola, università, ricerca, sull’energia e il caro bollette, sull’ambiente, l’acqua e sul problema della carenza di risorse idriche. E quindi sulle infrastrutture e sul tema del lavoro. I prossimi ambiti saranno il turismo, che va a braccetto con il tema della cultura: quale può essere un modello per l’economia della bellezza, legata all’arte? E infine sanità, medici di famiglia e liste d’attesa: come si può intervenire, viste le carenze di personale sui territori? Sono le «8 domande per Verona» ai candidati al Parlamento.

Ecco cosa ci hanno risposto sul tema proposto oggi.

Paolo Tosato. Il Pnrr può essere una grande opportunità anche per Verona, dal finanziamento per riqualificare l’Arsenale o edifici scolastici, a cui hanno aderito molti Comuni veronesi. Bisogna però risolvere il problema dell’aumento dei prezzi delle materie prime e dei costi energetici. I piani economici vanno aggiornati. Va poi verificato se si possono rivedere obiettivi puntando su interventi per l’autosufficienza energetica.

Flavio Tosi. La modalità di utilizzo dei fondi Pnrr è troppo rigida. Lo Stato ha centralizzato tutto su di sè e le risorse. La scelta più ragionevole sarebbe che trattenesse per sè le risorse per i progetti di interesse nazionale, lasciando a Regioni, Comuni e aziende più flessibilità di manovra sulle restanti tipologie di intervento. Vanno poi rivisti i criteri per indirizzare parte delle risorse a superare la dipendenza energetica, per portare il Paese verso l’autosufficienza.

Ciro Maschio. Il Pnrr è un’occasione unica per la ripartenza economica, la modernizzazione dell’Italia e delle sue infrastrutture. Fratelli d’Italia proseguirà l’attuazione del Piano mantenendo impegni e scadenze. Vanno riviste competenze e funzioni di ministeri e strutture per renderli più efficienti. Necessario aggiornare il Pnrr alla luce di guerra, crisi energetica, aumento dei prezzi delle materie prime e anche delle mutate priorità.

Giuliano Occhipinti. Pieno utilizzo delle risorse del Pnrr, colmando gli attuali ritardi attuativi. Accordo con la Commissione Europea per rivedere il Pnrr in funzione delle mutate necessità e priorità, anche sociali. Efficientamento dell’utilizzo dei fondi europei con riferimento all’aumento dei costi di energia e materie prime. Potenziare la rete Tav; sviluppo delle infrastrutture digitali ed estensione della banda ultralarga in tutta Italia.

Diego Zardini. Il Pnrr è uno dei più grandi risultati della filiera Pd, Gentiloni, Sassoli, Gualtieri, a cui FdI e Lega votarono contro. Va ora evitato di rinegoziare il Piano come chiede la Meloni, perché è altissimo il rischio di non rispettare i tempi previsti e perdere i soldi. Vanno semplificate le procedure per aiutare gli enti locali a usare i soldi. Poi, sostenere la transizione energetica verso la mobilità sostenibile.

Aurora Floridia. Fra le missioni per la transizione ecologica, uno degli assi principali del Pnrr, rientra l’incremento delle fonti rinnovabili. L’obiettivo è di diventare indipendenti dalle fonti fossili e di contrastare il cambiamento climatico. Eolico, solare e geotermia sono le tre sfide su cui l’Italia deve puntare. Fondamentale indirizzare i fondi sulla ricerca e l’innovazione tecnologica, accelerare lo sviluppo di comunità energetiche.

Lorenzo Dalai. Le prime tranche dei fondi del Piano di ripresa e resilienza purtroppo sono sfuggite a Verona e ai territori circostanti a causa della sfiducia di alcuni partiti. Per presentare dei progetti adeguati bisogna mettere in campo le competenze, e quindi auspichiamo che per le tranche successive si riescano ad attivare tutte le professionalità in modo da portare anche a Verona queste importanti risorse.

Mattia Fantinati. I bandi del Pnrr devono essere semplici e realizzabili e permettere alle imprese di crescere. La politica può monitorare, vigilare, in modo che non si verifichino malfunzionamenti. Il Pnrr è di competenza gestionale del Governo che è stato incaricato dall’Europa e con questa deve coordinarsi rispondendo ai criteri prestabiliti. La gestione sul territorio è poi pertinenza di Regioni, Province e Comuni.

Davide Bendinelli. L'attuazione del Pnrr può impattare fortemente sul territorio veronese. Pensiamo alla siccità: le riforme del Pnrr dedicano 2 miliardi per investimenti in infrastrutture idriche. Questi finanziamenti potrebbero essere utilizzati per realizzare invasi, recuperando l’acqua piovana e sostenendo la nostra agricoltura. Il Pnrr è anche l’occasione per investire sul turismo ferroviario e dare risorse al welfare familiare.

Chiara Zonzini. Intanto una base di partenza è un negoziato per la pace. È necessaria una riforma fiscale agli antipodi della flat tax per investire in salute e benessere per le persone, decentrando il più possibile i punti salute e per fare dello Stato un datore di lavoro garante di transizione ecologica e giustizia sociale. Piani per l’alfabetizzazione informatica, elevando la qualità del lavoro e garantendo la conciliazione vita lavoro.

Daniele Nottegar. Maggiore trasparenza e controlli sull’utilizzo dei fondi del Pnrr. Precedenza a investimenti che creano posti di lavoro e danno vantaggi diretti ai cittadini: infrastrutture per il risparmio idrico, mobilità sostenibile, ammodernare scuole e investimenti massicci nella sanità. Per meglio gestire il tutto, creare nei territori gruppi di professionisti al servizio delle amministrazioni, con risparmio di tempo e denaro.

Simone Brizzi. Se si analizza a fondo il Pnrr si nota che la voce “sanità pubblica” è totalmente irrisoria. I fondi stanziati per quest’ultima, infatti, sono pochissimi, in confronto ai miliardi di euro messi in campo per una lacunosa transizione ecologica che costerà all’Italia la perdita di milioni di posti di lavoro. Una buona parte dei soldi del Pnrr non è a fondo perduto, e ciò significa che dovremmo restituirli con gli interessi.
 

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