otto domande per Verona - 8

Medici di base, liste d’attesa. Come si può intervenire?

Si conclude con il tema della sanità la serie delle «8 domande per Verona», l’iniziativa de L’Arena in vista delle elezioni politiche del 25 settembre
In alto da sx: Lorenzo Fontana, Mattia Fantinati, Rosa Mancuso e Giuliano Occhipinti. In mezzo, da sx Simone Brizzi, Giorgio Pasetto, Alessia Rotta e Flavio Tosi. In basso da sx: Maria Francesca Salzani, Maria Cristina Sandrin, Maura Zambon e Catia Manganotti
In alto da sx: Lorenzo Fontana, Mattia Fantinati, Rosa Mancuso e Giuliano Occhipinti. In mezzo, da sx Simone Brizzi, Giorgio Pasetto, Alessia Rotta e Flavio Tosi. In basso da sx: Maria Francesca Salzani, Maria Cristina Sandrin, Maura Zambon e Catia Manganotti
In alto da sx: Lorenzo Fontana, Mattia Fantinati, Rosa Mancuso e Giuliano Occhipinti. In mezzo, da sx Simone Brizzi, Giorgio Pasetto, Alessia Rotta e Flavio Tosi. In basso da sx: Maria Francesca Salzani, Maria Cristina Sandrin, Maura Zambon e Catia Manganotti
In alto da sx: Lorenzo Fontana, Mattia Fantinati, Rosa Mancuso e Giuliano Occhipinti. In mezzo, da sx Simone Brizzi, Giorgio Pasetto, Alessia Rotta e Flavio Tosi. In basso da sx: Maria Francesca Salzani, Maria Cristina Sandrin, Maura Zambon e Catia Manganotti

Due anni e mezzo di pandemia da Covid, che ha provocato la morte di circa 150mila persone, in Italia, e poi la crisi economica, hanno messo a dura prova anche la tenuta del sistema sanitario e dei servizi sociali. Un altro tema caldissimo, ovunque ma anche nel Veronese e nel Veneto, è tutt’ora quello della carenza di medici e in particolare di quelli di base, di famiglia.

  • A gestire la sanità sono le Regioni, ma con i fondi destinati loro dallo Stato. Che cosa si può fare su questo fronte?
  • Togliere il numero chiuso alle Università, tra cui quelle di medicina?
  • Facilitare la diffusione capillare dei servizi, magari pagando di più i medici che scelgono sedi disagiate?
  • Sono ipotizzabili altre forme di incentivo per i medici di base, anche per coprire in maniera il più possibile completa i territori? Sul fronte dei servizi sanitari, inoltre, che cosa si può fare per ridurre le liste d’attesa?

Sul tema della sanità si conclude la serie delle «8 domande per Verona» - ai candidati alla Camera e al Senato - l’iniziativa de L’Arena in vista delle elezioni politiche di domenica, 25 settembre. Nelle puntate precedenti i candidati hanno risposto a domande su: 

Oggi ai parlamentari chiediamo la loro «ricetta» per la sanità:

Lorenzo Fontana (Lega)

Più risorse per la sanità. In Veneto mancano 1.150 medici: cancellare il numero chiuso a Medicina è una risposta concreta. La proposta della Lega riprende il modello francese dove si accede senza test d’ingresso al primo anno con selezione in base ai voti del secondo. La Lega sposa il progetto già partito a Nogara e a Legnago: introdurre il medico distrettuale, per curare i pazienti rimasti senza medico di base.


Flavio Tosi (Forza Italia)

Medici, infermieri, operatori socio-sanitari: il vero e grande problema è che c’è carenza di personale. Una carenza che deriva da una mancata programmazione dello Stato, che governa il numero chiuso a Medicina e forma un numero di medici largamente inferiore a quelli che vanno in pensione. La questione si risolverà con l’autonomia del Veneto, dando potere decisionale-organizzativo alla Regione.


Maria Cristina Sandrin (Fratelli d'Italia)

FdI si è impegnata a intervenire radicalmente nella sanità prima di tutto superando lo stallo della pandemia mediante il ripristino delle prestazioni ordinarie e delle procedure di screening, garantendo che non vi sarà alcuna reintroduzione del Green pass e alcun obbligo di vaccinazione. Si dà precedenza nel promuovere la sinergia tra medici di base e sistema ospedaliero del territorio.
Giuliano Occhipinti. Introdurre la figura dello psicologo scolastico. Realizzare un fascicolo sanitario elettronico unico nazionale per prestazioni personalizzate sulla base della storia clinica. Potenziare il pronto soccorso e telesoccorso. Coinvolgere privati e Terzo settore nella nuova sanità territoriale. Ridurre i tempi di attesa utilizzando gli strumenti diagnostici di strutture pubbliche 24 ore su 24, anche nei weekend.

Alessia Rotta (Partito Democratico)

Noi abbiamo dato più risorse alla sanità pubblica e al Ssn - cioè 10 miliardi in 2 anni - e vogliamo continuare a farlo. Ci impegniamo a un incremento graduale del finanziamento ordinario del Ssn fino ad arrivare al 7% del Pil, allineando l’Italia ai grandi Paesi dell’Europa occidentale. Vogliamo definire e attuare un Piano straordinario per tutto il personale sanitario, per garantire più assunzioni e remunerazioni più alte.


Rosa Mancuso  (Alleanza Verdi - Sinistra) 

No alla privatizzazione della sanità pubblica e all’autonomia differenziata delle regioni. Il diritto costituzionale alla salute va garantito attraverso l’aumento della spesa pubblica, oggi pari al 6,3%, tra i più bassi in Europa. Assunzioni di 40mila unità anche abolendo il numero chiuso alla facoltà di medicina; medici di base dipendenti e non più professionisti convenzionati.

Giorgio Pasetto (Più Europa)

Quello delle liste di attesa infinite è uno di quelli problemi della sanità pubblica che fanno perdere la fiducia dei cittadini. Un modo veloce per ridurre il calvario di milioni di pazienti, senza ricorrere a nuovi investimenti può consistere nel coinvolgere la diffusa rete degli ambulatori privati. Altro problema è la mancanza di valorizzazione delle professionalità mediche ospedaliere.

Mattia Fantinati (Impegno civico - Di Maio)

La pandemia ha dimostrato quanto la sanità sia importante per il nostro Paese. I governi, soprattutto quelli di centrodestra, hanno sempre cercato di ottimizzare la sanità cominciando però dal tagliarne i fondi. Il primo passo è valorizzare le professionalità e in questo senso la pandemia ci ha insegnato molto: il personale medico è scarso, mal distribuito e troppo spesso sottopagato.

Mariafrancesca Salzani (Azione-Italia Viva)

Invertire la tendenza: il finanziamento al Ssn non deve scendere sotto la media europea ed è necessario destinare una quota non inferiore al 3% del Fsn alla ricerca. Ricerca, prevenzione, attenzione all’antibioticoresistenza con protocolli nazionali obbligatori in tutti i presidi sanitari, raccolta dati, territorialità, carriere più rapide per il personale sanitario e remunerazione adeguata al carico di lavoro e responsabilità. 

Catia Manganotti (Unione popolare)

La spesa pubblica in sanità deve raggiungere almeno i livelli europei: 7,3% del Pil. Aumentare i posti letto ogni 1.000 abitanti e il personale medico sanitario per rafforzare anche la medicina territoriale, oltre che implementare un servizio di cura dentale pubblico. Piena applicazione della Legge 194 del 1978 Cancellare l’obiezione di coscienza che lede il diritto all’autodeterminazione. 

Maura Zambon (M5S)

Governi di destra e sinistra hanno impoverito la sanità pubblica togliendo 37 miliardi al Fsn e costretto 46.000 tra medici e infermieri a lasciare la pubblica per la privata. Il M5S durante la pandemia ha investito 13 mld e 17 sono stati stanziati da noi nel Pnrr. Il M5S vuole dare piena attuazione al Piano liste d’attesa: stop alla libera professione quando le prestazioni istituzionali non rispondano a standard minimi.

Simone Brizzi (Italexit - Per l'Italia con Paragone)

La sanità è stata fortemente penalizzata da continui tagli di spesa. Italexit dice basta e si concentrerà sul rilancio della sanità territoriale, devastata negli ultimi decenni, con conseguenze drammatiche emerse con lo scoppio dell’emergenza Covid. Italexit dice no a una privatizzazione della sanità. La speculazione finanziaria non deve lucrare sulla salute delle persone.

Enrico Giardini