L’INTERVENTO

Conte: «Sull’autonomia noi eravamo pronti. Poi c’è stato il Papeete»

L’ex premier è stato ospite della manifestazione Fornaci Rosse a Vicenza

Stavolta niente pochette adagiata nel taschino della giacca sartoriale. Giuseppe Conte, in camicia bianca, non la porta. Un po’ perché non si confà all’ambiente circostante, che è quello di un festival senza tanti fronzoli, un po’ forse anche perché il vestito nuovo che si è voluto cucire addosso per questa campagna elettorale è assai diverso da quello istituzionale dei suoi giorni da premier. L’ex «avvocato del popolo» ora vuole indossare i panni di capo popolo, più di lotta che di governo. E portare un movimento nato né di destra né di sinistra a diventare punto di riferimento della sinistra.

Il luogo allora è prefetto: Fornaci Rosse, il festival della sinistra di Vicenza che ieri ha chiuso con il botto. Accoglienza da star, selfie, strette di mano e diverse signore che lo guardano affascinate. La seconda tappa veneta del leader dei Cinque Stelle è qui, al parco di via Farini. E pure questo significa qualcosa. L’ex premier ovviamente spiega che è qui perché vuole dare attenzione al Nord e alle sue imprese, apre con riserva all’autonomia, ma la verità non detta è che da queste parti le previsioni non sono per niente buone e quindi è meglio concentrarsi su zone in cui si può ottenere qualcosa di più. A queste latitudini è dura per almeno un paio di motivi, uno è il reddito di cittadinanza che in questa parte del Paese viene considerato al pari della peste nera. Conte, però, non lo rinnega. Anzi, va fiero di questa misura «che ha salvato un milione di italiani alla povertà, come ha certificato l’Istat».

E ne difende il principio: «Nessuno vuole fare assistenzialismo a buon mercato, però attenzione a non colpevolizzare chi si trova in un momento di difficoltà e non ha di che sopravvivere». E se il principio in realtà era condiviso anche da Mario Draghi, la nota dolentissima sta nelle storture e nei limiti che un provvedimento siffatto, ai tempi del governo con la Lega, ha evidenziato. Conte non lo ignora ma non vuole buttare via il bambino con l’acqua sporca: «Questa riforma va migliorata sul piano delle politiche attive, ma in Germania ci hanno messo dieci anni a perfezionarlo. Non sono riforme che si fanno dall’oggi al domani».

E qui attacca il centrodestra: «Nessuno vuole mettere le persone nelle condizioni di stare sul divano, come dice una campagna diffamatoria del centrodestra. Credo sia una politica irresponsabile quella di godere di privilegi, di stipendi parlamentari, accanendosi contro persone che non hanno di che mangiare». Eccolo, come si diceva all’inizio, il Conte che punta ai voti di sinistra-sinistra. Un restyling politico a tutti gli effetti. Che però, appunto, in Veneto fa fatica ad attecchire quando si parla di reddito di cittadinanza, ma non solo.

Il secondo elemento della discordia è la caduta del governo. Anche questo al Nord produttivo non è piaciuto. «Se mi sento in colpa? No, mi sentirò in colpa quando non rispetterò il mandato dei cittadini», risponde netto. E se Enrico Letta e Matteo Renzi, pure loro a Vicenza, ma un giorno prima rispetto a Conte, si chiedono con che faccia chi di fatto ha sfiduciato il governo adesso chiede a quello stesso governo di prendere provvedimenti urgenti sul caro-energia, il leader grillino replica così: «Ribalto la questione: noi sono sei mesi che chiediamo al governo un intervento perché questa emergenza si poteva già prevedere lo scorso marzo. Abbiamo incontrato Draghi più volte per incalzarlo e per cercare di ottenere che anziché destinare risorse agli investimenti militarsi fossero destinate risorse per il caro-energia».

Tuttavia, giusto ieri, sono arrivati dei dati che paiono contraddire questa tesi. Visto che l’Italia da settembre 2021 ha messo in campo 50 miliardi di euro per aiutare famiglie e imprese ed è a livello europeo il secondo Paese come soldi stanziati. Conte replica elusivo: «Ovviamente i soldi stanziati sono stati anche commisurati all’incremento del gettito che c’è stato. Ma il governo in questa fase di emergenza doveva fare di più».

Ad esempio cosa? «Intanto, insistere in Europa su un piano di acquisto del gas comune, stoccaggi comuni, tetto del prezzo del gas. Mentre sul fronte interno va azzerata l’Iva sui beni di prima necessità e valutare uno scostamento di bilancio ragionato. E poi, il governo dei migliori - dice chiaramente ironico – ha scritto una norma che non ha avuto applicazione e va riformulata: di nove miliardi di euro, ne è stato recuperato uno solo». Si riferisce alla tassazione degli extraprofitti dei produttori di energia. Tassazione che, fosse per lui, estenderebbe pure a imprese farmaceutiche o assicurazioni.

Quanto all’autonomia, che la Lega gli ha sempre rinfacciato di aver bloccato ai tempi del loro governo assieme, lui ribalta paro paro l’accusa al Carroccio: «Abbiamo fatto di tutto per portare avanti un’istanza dei cittadini veneti ed eravamo anche a buon punto. Poi però c’è stato il Papeete di Salvini. Noi siamo pronti a dare una risposta ai territori che chiedono maggiori competenze regionali, ma è importante farlo in un quadro di coesione sociale, di coesione nazionale, perché non possiamo permettere che si acuisca ancora di più il divario tra nord e sud».•. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Roberta Labruna