Zorzi punta su Verona: «Sarà uno spettacolo»

IL SEGNO DI ZORRO. Andrea sceglie Cuba-Brasile e boccia la Spagna

Non smette di sparare bordate. «Mi sarei aspettato una maggiore cassa di risonanza. Ma le televisioni ormai vedono solo calcio, auto, moto e ciclismo»
Andrea Zorzi schiaccia alla sua maniera - di potenza e precisione - durante un incontro dell’Italia
Andrea Zorzi schiaccia alla sua maniera - di potenza e precisione - durante un incontro dell’Italia

Nella «generazione di fenomeni» era quello che firmava le vittorie con le sue bordate. Quelle che lasciavano la zeta di Zorro sul parquet. Andrea Zorzi ha vestito l'azzurro dal 1986 al '98, vincendo due Mondiali (1990 e '94) e l'argento olimpico ad Atlanta '96. Oggi il volley lo commenta dai microfoni delle televisioni: e le sue schiacciate arrivano ancora implacabili e dirette. E per i Mondiali che iniziano oggi ha già scelto dove guardare: «Ci sono due gironi che amo particolarmente: Trieste e Verona. Sono due pool dove c'è il miglior mix tra campo e quello che sta intorno. A Verona il pubblico è numeroso, ma non solo: è decisamente competente ed ormai è una città con cultura pallavolistica. Trieste ospiterà rappresentative che arriveranno da paesi vicini e questo aiuterà in maniera importante l'afflusso di spettatori». Tornando a Verona, Zorro non vuol sentire parlare di partite belle ma «godibili». «La definizione di godibilità non sempre equivale al gioco evoluto», spiega. «Ad esempio, il fondamentale della difesa è alla base dello spettacolo. Il muro o l'attacco hanno invece delle caratteristiche di ripetitività che non raggiungono lo stesso livello di spettacolarità che raggiunge appunto la difesa. Il Brasile, proprio perché è una squadra estremamente dinamica, rende piacevole qualsiasi partita, anche quelle giocate contro formazioni di fascia inferiore. Cuba-Brasile sarà la partita più interessante, perché comunque tra i verdeoro e le altre due squadre penso ci sia troppo divario. Sicuramente piacevole sarà anche Tunisia-Spagna, gara che potrebbe viaggiare sul filo dell'equilibrio».
Schiacciate polemiche e dirette, si diceva. Sentite qua. «Mi sarebbe piaciuto che questo Mondiale avesse avuto un'altra cassa di risonanza. Il giornalismo, in generale, si sta focalizzando solamente su pochi eventi: la Formula1, il Motomondiale, qualche gara di ciclismo e, naturalmente, il calcio seguito in maniera quotidiana. Se avessi qualche idea su come fare meglio, sicuramente sarei più critico. Mi sarebbe piaciuto vedere qualcosa in più, anche qualche spot sui canali Rai. Comunque, un mondiale e uno sport non vanno catalogati solamente per i millimetri di spazio sui giornali o per i secondi in televisione o radio. La pallavolo ha e avrà il suo pubblico e questo non sarà un mondiale di pochi. Verona ne è la dimostrazione: sarà una tappa con un successo di pubblico».
Ovviamente Zorzi dice la sua sulle quattro sfidanti del PalaOlimpia. A partire da Cuba. «È la solita: ovvero di una nazione che ha sempre avuto atleti fisicamente irraggiungibili. Solo la Russia, probabilmente, può contare su un gruppo di giocatori così prestante: i caraibici però hanno più talento. Basti pensare a Leon, che a soli 16 anni dimostra una naturalezza da atleta navigato e a Simon, il loro capitano alto 206 centimetri con talento da vendere. A completare la loro prestanza fisica c'è quella cultura sportiva che per loro è innata e che li porta a diventare tecnicamente giocatori di primo livello. Ma come squadra hanno alti e bassi. Se sono in forma e la battuta entra sarà durissima per tutti. Il loro punto debole sono i momenti di pausa, che possono anche essere lunghi e durante i quali si affidano solamente alla forza per risolverli».
Il Brasile, che dal 2002 ad oggi non ha vinto solo a Pechino 2008 «probabilmente per un rapporto difficile nel gruppo con Ricardinho». «È la squadra che ha caratterizzato la pallavolo mondiale da quando è entrato in vigore il rally point system, grazie ad un gruppo sempre talentuoso e ad una capacità continua di rinnovarsi e di trovare sempre nuovi stimoli. Hanno una grandissima costanza in allenamento, fatto di grande determinazione che consente sempre di fare esprimere un gioco veloce e bello in difesa. Quello che in questi anni mi ha sempre colpito è stata la capacità di ripartire da zero, di trovare continuamente nuovi obiettivi, di avere sempre quella voglia di vincere che alla fine sta facendo la differenza. Dopo l'olimpiade di Pechino c'è stato un ricambio generazionale importante, che ha visto Murilo erigersi a ruolo di vero leader, e Bruno, figlio del ct Bernardinho, confermarsi gara dopo gara. A Verona i verdeoro teoricamente non dovrebbe neppure essere impensieriti dalle altre tre squadre, soprattutto se sapranno mettere in campo quell'atteggiamento che ha contraddistinto il loro cammino nelle scorse competizioni».
La Tunisia, invece, potrebbe essere una sorpresa. «Parlando con Giacobbe, che li ha allenati, mi ha riferito di una delle migliori realtà del continente africano. Assieme all'Egitto, infatti, si contende la leadership continentale. È una squadra che ha buona fisicità, ma ancora non riesce a fare quel passo per guadagnarsi ulteriore competitività. Le squadre africane, negli ultimi anni, sono diventate nazionali paragonabili a quelle asiatiche: in grado di esprimere una pallavolo tatticamente ingenua e non sofisticata. In Europa moltissime nazionali hanno fatto quel passaggio in più che ora attende la Tunisia che oggi resta una squadra di terza fascia. È anche piacevole da guardare, ma è ingenua. La qualità del muro, della distribuzione del gioco e della difesa è limitata ma con squadre della loro fascia sono in grado di far divertire. Credo che la Tunisia, con la Spagna in queste condizioni, possa giocarsi alla pari almeno un match».
La Spagna dell'amico Julio Velasco, appunto. «È una squadra che ha vissuto il suo miracolo sportivo con la vittoria all'Europeo del 2007, quando in panchina sedeva l'attuale allenatore dell'Italia Andrea Anastasi. È stata un'impresa irripetibile, anche se fu un successo meritatissimo. Il proseguo di quanto fatto da Anastasi doveva essere portato avanti da Velasco, allenatore sulla quale la federazione aveva riposto grandissima fiducia. Il suo arrivo sulla panchina iberica, però, è stato più complicato del previsto. La sua richiesta di totale disponibilità a tutti i giocatori non è stata sempre pienamente recepita dal gruppo. I molti infortuni hanno messo in difficoltà la Spagna, che non ha raggiunto la qualificazione ai prossimi Europei. I due Falasca, Molto e Rodriguez, che attualmente sono infortunati, non hanno dei sostituti che riescano a mettere in campo lo stesso livello di gioco».

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