I PROTAGONISTI

Zaghini: «Un respiro di libertà. Penso al Nabucco e lo dedico agli ucraini»

Continua il nostro viaggio fra i sostenitori dell’iniziativa della Fondazione
Eccellenze italiane. Le scene del Nabucco sulla giacca di Renato Zaghini
Eccellenze italiane. Le scene del Nabucco sulla giacca di Renato Zaghini
Eccellenze italiane. Le scene del Nabucco sulla giacca di Renato Zaghini
Eccellenze italiane. Le scene del Nabucco sulla giacca di Renato Zaghini

«Quest’anno mi piacerebbe andare a vedere il “Nabucco” di Giuseppe Verdi, per tre motivi: abbiamo scoperto essere stato un attento imprenditore agricolo, produttore di Grana Padano. Poi, il motivo che mi fa apprezzare Verdi è che rappresenta un’eccellenza italiana nel mondo, proprio come la nostra Dop. Infine, il motivo più serio e profondo, è che il Nabucco rappresenta un eroico anelito alla libertà di un popolo e vorrei che quest’anno l’opera verdiana fosse idealmente dedicata al popolo ucraino che sta combattendo per mantenerla». Renato Zaghini è il presidente del Consorzio Tutela Grana Padano: anche quest’anno ha deciso di sostenere il progetto 67 Colonne per l’Arena che, sottolinea, «è un emblema del Made in Italy».

Il tema di questa seconda edizione è “oltre il limite”: una espressione che può avere tante declinazioni. Se volessimo applicarla alla realtà che lei guida, che significato potrebbe avere? Stiamo vivendo in un clima di grandi incertezze: lanciare, o raccogliere, sfide, potrebbe trasformarsi in una impresa temeraria e non in una ricerca di nuove opportunità. La tendenza al rialzo dei costi di produzione a livello mondiale e la crisi climatica e ambientale, prosegue , sono due dei tanti fattori che oggi devono comunque far riflettere sulla necessità di adottare delle strategie a medio e lungo termine finalizzate a garantire la sostenibilità sociale ad ambientale dell’intera filiera produttiva del Grana Padano, che – non dimentichiamolo – è la denominazione di origine protetta più importante a livello mondiale. Una filiera che pertanto può e deve essere in grado di fornire delle risposte sulle problematiche indifferibili all’intero settore delle Dop. La sfida da vincere è pertanto quella della “sostenibilità”, un concetto che a mio avviso viene espresso in modo assai appropriato in francese: durabilité, un termine che ci insegna in modo molto diretto che se vogliamo trasformare un sistema produttivo in qualche cosa che sia anche durevole e tramandabile alle prossime generazioni dobbiamo creare le condizioni per farlo attraverso delle scelte importanti, sempre più orientate ad una logica della qualità.

E quali strumenti servono per vincere queste sfide? Per vincere la sfida della sostenibilità, ovvero per restare “durevoli”, prima degli strumenti, ci vogliono coesione e consenso, due elementi che non mancano di certo al Consorzio Grana Padano. Per fare invece un esempio concreto sugli strumenti di cui dotarsi: da anni il Consorzio propone ai propri consorziati uno strumento di programmazione triennale, il Piano produttivo, che viene approvato in assemblea con la quasi totalità dei voti. L’ultimo piano, approvato con il 96% dei consensi, ha stabilito di ripristinare l’intera quota produttiva di Grana Padano, che era stata ridotta a causa dell’emergenza pandemia e grazie alla quale i caseifici potranno arrivare, nel 2022, a produrre il 2,2% in più rispetto all’anno precedente. Altro strumento determinante per vincere la sfida della “durabilità” sono le leggi che regolamentano il sistema agroalimentare a livello europeo e internazionale. Abbiamo bisogno di regole certe, univoche, durevoli, di accordi internazionali che riconoscano le Dop e consentano di tutelarle da frodi e imitazioni. E abbiamo bisogno di poter fare investimenti e innovazione anche con il sostegno pubblico e che venga rafforzato il ruolo dei Consorzi di tutela che negli anni hanno dimostrato grande responsabilità.

Prima la pandemia, ora la guerra con tutte le conseguenze che sta portando: che periodo sta vivendo il Consorzio? Il Consorzio è in buona salute. Il consuntivo sul 2021 e i primi mesi del 2022 ci dicono che i consumi sono in crescita, i prezzi in decisa ripresa e la produzione è in linea con gli obiettivi di crescita prefissati. Come ho già detto bisogna stare molto attenti, ma non bisogna smettere di guardare con energia al futuro. Il Consorzio è vicino al territorio nel quale è presente con i suoi produttori.

Perché la scelta di supportare questa seconda edizione delle 67 Colonne? L’Arena di Verona è un emblema del Made in Italy. È un monumento dell’italianità, con una storia e una tradizione incredibili, in grado di regalare al mondo emozioni straordinarie, proprio come il Grana Padano. La bontà di Grana Padano inoltre passa storicamente anche dall'impegno sociale e dalla responsabilità verso i più bisognosi ed è questo un ulteriore elemento che ha contribuito a partecipare alla seconda edizione delle 67 Colonne. Aiutare la conservazione e la valorizzazione di un patrimonio d’arte, che richiama ogni anno milioni di visitatori, è un aiuto che diamo a tutto il territorio e a noi stessi.

L’adesione all’iniziativa promossa da Fondazione Arena è un modo per diffondere una certa sensibilità anche tra i produttori? Certamente sì, il Consorzio Grana Padano riunisce 130 aziende produttrici che negli anni hanno più volte fatto rete anche per valorizzare il patrimonio culturale. Penso al sostegno dato dai caseifici alla ricostruzione nei comuni devastati dal sisma del 2012 tra Lombardia, Veneto ed Emilia. O alla nostra storica collaborazione con la Croce Rossa italiana grazie alla quale abbiamo potuto recentemente donare 200.000 euro all’Ucraina.

La Fondazione Arena il prossimo anno raggiungerà l’importante il traguardo del centenario: secondo lei quanto conterà per il futuro di questo monumento la collaborazione tra pubblico e privato? E’ sempre auspicabile una proficua collaborazione tra pubblico e privato purché ci sia sempre una mediazione tra interessi specifici e collettivi. A noi interessa che l’Arena sia e continui ad essere un luogo di cultura di tutti.•.

Francesca Lorandi