Massimo Sbardelaro

«Vogliamo sostenere la cultura e valorizzare il nostro territorio»

Impresa e cultura I presidente di Vecomp, Massimo Sbardelaro
Impresa e cultura I presidente di Vecomp, Massimo Sbardelaro
Impresa e cultura I presidente di Vecomp, Massimo Sbardelaro
Impresa e cultura I presidente di Vecomp, Massimo Sbardelaro

C’è la volontà di restituire qualcosa al territorio nel quale l’azienda è nata e cresciuta. C’è, anche, il desiderio di supportare un settore, quello dell'arte, al quale Massimo Sbardelaro, presidente di Vecomp, si sente molto legato: da giovane, ammette, aveva suonato per lungo tempo in una band. C’è poi la consapevolezza che la cultura nel nostro territorio e in generale nel Paese debba essere sostenuta dalle imprese: una consapevolezza che nel tempo ha portato la spa veronese specializzata in soluzioni informatiche a supportare realtà no profit e diffondere cultura d'impresa attraverso una Academy. Sono tanti i motivi alla base della decisione di Sbardelaro di sostenere, anche in questa seconda edizione, l'iniziativa promossa da Fondazione «67 Colonne per l'Arena», che permette di adottare idealmente una colonna o anche un singolo mattone, per sentirsi parte di un piano che vuole rilanciare l'immagine dell'anfiteatro e della sua produzione nel mondo. «Una proposta iconica», la definisce il presidente di Vecomp.

È il secondo anno che aderisce al progetto. Crede che un sostegno alla Fondazione come quello garantito dalle 67 colonne, debba diventare strutturale, duraturo nel tempo?
Certamente. Credo che la cultura nel nostro territorio e in generale nel Paese debba essere sostenuta dalle imprese. Il desiderio di noi imprenditori di contribuire allo sviluppo del territorio per essere sempre più utili nella società non è una novità, manca semmai un approccio facilitatore da parte delle istituzioni. Le 67 colonne è un’iniziativa che va in questo senso.

I numeri della prima edizione sono stati molto alti: 128 mecenati hanno voluto sostenere la Fondazione con erogazioni che hanno superato il milione e mezzo di euro. Si aspettava un simile coinvolgimento da parte delle imprese veronesi? Qual è stata, secondo lei, la molla che ha spinto gli imprenditori ad investire in arte e cultura in anni così difficili?
Me lo aspettavo anche se non in queste proporzioni. Sapevo che le imprese desiderano partecipare, non mi aspettavo che fossimo così tanti. È il segno che gli imprenditori veronesi seguono con attenzione lo sviluppo della città e sono consapevoli dell’attrattività dei propri monumenti. Di cui l’Arena è forse il più rappresentativo.

Sono stati, come abbiamo già detto, anni complessi: prima la pandemia e l’emergenza Covid, poi la guerra tra Russia e Ucraina con le cui conseguenze stiamo ancora facendo i conti. Non abbiamo la sfera di cristallo, ma come vede i prossimi mesi? Sta cambiando anche il modo di fare impresa?
Credo che, di fronte alle emergenze, la scelta sia tra subire e comprendere per trasformarsi anche in queste situazioni delicate. Senza sfere di cristallo, dico che non si può fare impresa senza avere una strategia pianificata. Se ne hai una, nel momento in cui arriva una crisi o un’emergenza che non era in programma, puoi modificarla fino anche a stravolgerla ma sapendo quali sono gli obiettivi da raggiungere e i metodi per farlo. Se non ne hai nessuna procedi e navighi a vista ma alle prime difficoltà ti fermi.

Ma, tenendo lo sguardo fisso su quegli obiettivi, quali sono state le principali difficoltà alle quali un’azienda come la vostra ha dovuto fare fronte in questi ultimi mesi?
Direi che in questa fase il tema più presente è l’organizzazione che deve essere armonizzata con il lavoro a casa. Ma più che una vera e propria difficoltà è un cambiamento culturale che dobbiamo mettere a sistema. Non solo le imprese ma anche i collaboratori.

E in questo contesto, l’arte, la cultura, che ruolo possono avere?
Continuiamo a dire che la persona è al centro. Bene, le persone cercano il senso delle cose e la cultura è questo percorso di ricerca. In azienda noi invitiamo musicisti, scrittori, esperti di storia e geopolitica, fotografi, storyteller… perché abbiamo fame di conoscere i diversi aspetti della realtà, così poi possiamo stare nelle diverse situazioni sempre più disponibili a confrontarci con gli altri e con i cambiamenti.

Con la sua Academy fa proprio questo: cultura d’impresa.
L’iniziativa è nata nel 2015 anche per dare una risposta alla necessità di imprenditori e manager di sviluppare competenze più ampie.  

Come sta andando questo percorso e che evoluzioni vede per il futuro?
Molto bene. Quest'anno in Academy si tengono due rassegne: Open - Il festival della cultura d'impresa che dedichiamo a come affrontare le emergenze (energetica, climatica, demografica, politica, comunicativa, internazionale). E INAcademy, un ciclo di incontri sulla musica, la fotografia, il cibo, il vino, la storia della città e molto altro. Le persone dimostrano sempre più interesse e quindi continueremo a... diffondere cultura..