I PROTAGONISTI

Tra Napoli e la Svezia «Ora voglio fare qualcosa per Verona»

Vittorio Hans Pinto: «Entro l'anno tutte le nostre attività migreranno qui Aiutare l'Arena? Da soli è impossibile ma in squadra si può fare molto»
La «prima» Aida in forma di concerto con la direzione di Riccardo Muti, l’opera che ha aperto la stagione lirica 2021Sanity System Vittorio Hans Pinto e la  moglie Rebecca Borefjäll
La «prima» Aida in forma di concerto con la direzione di Riccardo Muti, l’opera che ha aperto la stagione lirica 2021Sanity System Vittorio Hans Pinto e la moglie Rebecca Borefjäll
La «prima» Aida in forma di concerto con la direzione di Riccardo Muti, l’opera che ha aperto la stagione lirica 2021Sanity System Vittorio Hans Pinto e la  moglie Rebecca Borefjäll
La «prima» Aida in forma di concerto con la direzione di Riccardo Muti, l’opera che ha aperto la stagione lirica 2021Sanity System Vittorio Hans Pinto e la moglie Rebecca Borefjäll

Sangue metà napoletano e metà svedese, e cuore veronese. «Quando ho visto questa città per la prima volta, per caso, ho deciso di venirci a vivere», racconta Vittorio Hans Pinto, che insieme alla moglie Rebecca Borefjäll guida la Sanity System, player di importanza mondiale nell’ambito dei sistemi di sanificazione con l’ozono. Quando la minaccia del Covid non era nemmeno immaginabile, undici anni fa, Pinto inaugurò a Verona questa impresa, focalizzandosi sulla produzione di dispositivi in grado di eliminare batteri, muffe, virus, contribuendo a migliorare la qualità dell’aria nei luoghi chiusi. «Il nostro obiettivo è sempre stato il benessere delle persone», spiega l’imprenditore che, aderendo al progetto 67 Colonne, ha ampliato il baricentro «pensando anche alla salute dell’arte e della cultura».

Perché la decisione di supportare il progetto 67 Colonne?
Sanity System si occupa da undici anni della salute e del benessere delle persone. Abbiamo voluto uscire dagli schemi, che è poi una nostra caratteristica, e pensare anche al benessere dell’arte e della cultura di questa città. Io amo Verona: sono per metà napoletano e per metà svedese e per anni ho abitato a Roma. Quando con mia moglie, anni fa, sono venuti qui per caso, per un fine settimana, mi sono innamorato di questa città e ho deciso di trasferirmi qui con la mia famiglia. Così, quando mi è stato proposto di aderire al progetto 67 Colonne ho subito accettato, per il significato che avrebbe avuto per me e per l’azienda questa iniziativa. L’attenzione che abbiamo per il benessere della comunità si è tradotto nel tempo in diversi impegni, verso progetti per famiglie in difficoltà, parità di genere, per la salute dei bambini e anche degli animali. Ma questa iniziativa ci permetteva di andare oltre, di tutelare la salute dell’arte.

La sua prima volta in Arena?
Non molti anni fa per la verità: otto, per accompagnare un cliente proveniente dal Singapore in una visita archeologica dell’anfiteatro. È stato meraviglioso, ho scoperto le caratteristiche di questo grande monumento che ha sulle spalle millenni di storia. Ma lo spettacolo più bello è stato la Prima di quest’anno, col maestro Muti: in quell’occasione eravamo io e mia moglie, insieme a tutti i sostenitori del progetto delle 67 Colonne. È stato bello trovarci insieme e renderci conto della collaborazione che era nata tra noi per un grande obiettivo comune.

Voi ogni giorno lavorate con e per le vostre aziende: quanto è difficile fare rete, costruire sinergie a Verona?
La nostra nasce come azienda b2b, quindi abbiamo continui rapporti commerciali con altre aziende, impegnate negli ambiti più diversi. Siamo allenati in questo senso. Ma il Covid ha fatto fare, credo a tutti, un passo più in là: l’isolamento a cui “ieri” siamo stati costretti, a livello personale e aziendale, ci aiuta oggi a capire le potenzialità, l’importanza e i benefici del creare sinergie, anche nel sociale. Il supporto all’Arena e alla sua produzione non poteva arrivare da una sola azienda: individualmente avrebbe portato a poco. Invece una rete formata da tante aziende che collaborano tra loro permette di raggiungere un obiettivo molto più grande.

Avete deciso di trasferire le attività qui a Verona, a partire dalla fine dell’anno: per quale motivo?
Lo scorso anno abbiamo spostato la produzione nel Bergamasco mentre il reparto amministrativo e commerciale che ora si trova a Padova, entro la fine dell’anno verrà trasferito a Verona, in Porta Palio: abbiamo l’immobile, stiamo procedendo rapidamente con i lavori. Quindi Sanity System diventerà a tutti gli effetti veronese e io ne sono davvero felice, perché amo questa città. •.

Lo dice anche ai suoi clienti esteri?
Noi con i nostri distributori copriamo tutti i continenti, siamo presenti in 54 Paesi con roccaforti commerciali negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Irlanda, Spagna, Giappone, Australia. Ovunque i prodotti made in Italy sono riconosciuti per il loro valore aggiunto, perché sinonimo di qualità e certezza. Ce ne rendiamo conto perché a livello internazionale la concorrenza è altissima ma riusciamo ad attrarre clienti verso di noi proprio per il nostro essere italiani. E io, all’estero, mi vanto di abitare a Verona e racconto che fermarmi in questa città per me è stata una scelta di vita. Mi rendo conto soprattutto in queste situazioni che se Verona è conosciuta fuori dai confini nazionali è soprattutto per merito dell’Arena.

L’azienda è nata da una sua intuizione ed è diventata la migliore in Italia per quanto riguarda la sanificazione: il primato è testimoniato da una serie di riconoscimenti. Che effetti ha avuto per voi la pandemia?
Il fatto di essere nati prima dell’emergenza Covid ci dà un valore aggiunto: siamo considerati visionari. Questo perché nell’ultimo anno sono nate migliaia di aziende che per cavalcare la domanda hanno attuato politiche scorrette, senza alcuna competenza, senza quel know how che noi abbiamo sviluppato in tanto tempo. E’ cambiato anche il mercato: noi per anni abbiamo cercato di sensibilizzare sull’importanza di vivere e lavorare in ambienti sanificati, ora c’è una maggiore consapevolezza dettata anche dall’obbligo. Noi abbiamo quintuplicato il fatturato perché ci siamo fatti trovare pronti: con le competenze ma anche con la rete vendita che avevamo saputo creare negli anni.

Competenze che sono state certificate anche da Università e centri di ricerca. Così siete riusciti anche a validare i vostri dispositivi contro il Covid 19.
Siamo stati la prima azienda al mondo ad ottenere dall’università di Padova, in particolare dal team guidato dal professor Crisanti, la certificazione dei dispositivi contro il Covid. Questo perché avevamo davvero la strada spianata grazie a una collaborazione che andava avanti da anni e che ci aveva permesso di testare i nostri macchinari su diverse cariche microbiche, batteriche e virali. Un valore aggiunto che si è davvero tradotto nell’apprezzamento da parte di clienti italiani ed esteri, anche istituzioni e Governo.•.

Francesca Lorandi

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