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I protagonisti

Segnali di positività e di partecipazione alla vita della città

di Francesca Lorandi
Alessandro Medici "indossa" la Carmen di Bizet
Alessandro Medici "indossa" la Carmen di Bizet
Alessandro Medici "indossa" la Carmen di Bizet
Alessandro Medici "indossa" la Carmen di Bizet

Non è veronese di nascita, lo è di adozione. Ma il suo attaccamento alla città è così forte da esserne diventato in una manciata di anni tra i protagonisti, grazie a rassegne come il Festival del vino Hostaria, di cui è presidente. L'Arena torna spesso nei progetti di Alessandro Medici, alla guida del gruppo di comunicazione Madcom, fondata un quarto di secolo fa. Per il secondo anno ha deciso di supportare il progetto «67 Colonne»: un modo per restituire almeno una parte di ciò che l'Arena gli ha dato in tutto questo tempo.

Ci ritroviamo dopo un anno...

La prima edizione è nata in un momento di difficoltà generale e proprio per questo ho sentito da subito il "dovere", nel mio piccolo, di aderire all'iniziativa per dare un segnale di positività e partecipazione. Sono una persona ottimista ed entusiasta. A maggior ragione, oggi che l'emergenza è in buona parte rientrata e che l'economia e il turismo sono finalmente ripartiti, confermarne l'adesione è il naturale prosieguo del percorso di condivisione intrapreso, oltre che un segno di riconoscenza. E poi non avrebbe avuto senso partecipare alla salita per poi non godere a pieno dello spettacolo che si vede qui dall'alto delle colonne! Non crede?

Non ho alcun dubbio! Senta, lei non è veronese: perché ama così tanto questa città?

Verona è la città in cui ho studiato e dove ancora oggi lavoro. Per poche centinaia di metri abito al di fuori del confine della Provincia, quindi il mio senso di appartenenza ad un'altra regione è abbastanza labile. A questa città devo molto sia a livello personale che professionale. Molti amici e colleghi li ho in zona. Molti degli spettacoli che ho amato e che continuo ad amare si sono svolti proprio qui all'Arena. Spero di non peccare di megalomania se dico che sentire di esserne minimamente parte mi inorgoglisce. Ad accrescere questo mio attaccamento indubbiamente ha contribuito il fatto che ormai da 8 anni organizzo, insieme ad altre persone, il «Festiva Hostaria», l'evento culturale enogastronomico diffuso nel centro della città. Impensabile un luogo più bello e vocato dove poterlo realizzare.

Restiamo un attimo sulle 67 Colonne: lo scorso anno il progetto ha raccolto adesioni superiori alle aspettative da parte di privati e imprese.

Son sicuro che l'attaccamento dei veronesi alla propria città e al suo simbolo più imponente sia profondo. Molti di loro, se avessero potuto dare un contributo già l'anno scorso, lo avrebbero fatto senza esitazione. Mi auguro che adesso che le cose vanno meglio si possano aggiungere. La collaborazione tra il pubblico e il privato è un'importante opportunità da cogliere. Le due entità fanno parte di un unico tessuto sociale così come i monumenti che le ospitano. L'importante è intervenire sempre con il massimo rispetto per il patrimonio comune e con le giuste finalità. Così com'è per questo progetto dedicato all'Arena.

Nei prossimi anni come potrebbe migliorare il progetto?

Sicuramente servirebbe una maggior collaborazione con gli enti pubblici che dovrebbero uscire da logiche che non ne stimolano gli sviluppi e promuoverei sempre di più le "Experience" legate al progetto 67 Colonne, così da renderlo sempre più uno strumento di divulgazione del Made in Italy rivolto anche a clienti esteri, veicolando maggiormente le iniziative culturali.

Pensa che il patrimonio artistico e culturale di Verona, così attrattivo, andrebbe maggiormente valorizzato?

È sempre facile mettersi dalla parte di quelli che "farebbero meglio" ma da persona che si occupa di eventi so bene che molte possono essere le difficoltà che si incontrano nel "fare". Verona è una città ricca di monumenti e di attrazioni storiche e artistiche e non tutte sono prese sempre in considerazione allo stesso modo. Forse proprio in questo senso, dovendo fare una critica, potremmo migliorare. Non ci sono solo i monumenti per cui tutti, anche all'estero, ci riconoscono. Ce ne sono tanti altri che andrebbero valorizzati e tutelati, non solo per incrementare il turismo ma anche per i veronesi stessi che potrebbero goderne.

Con Hostaria Verona, di cui è presidente, avete attraversato questi anni complicati: è cambiato il modo dei veronesi (e non) di approcciarsi a questi eventi?

L'attenuarsi dell'emergenza dovuta alla pandemia ha di certo ridato impulso vitale e voglia di partecipazione agli eventi in città. Si è da poco conclusa l'ottava edizione di Hostaria e devo dire che in tre giorni abbiamo avuto un grandissimo riscontro di presenze. Merito anche delle proposte culturali in programma e, perché no, anche del bel tempo. È evidente a tutti che dopo questi due anni di timori e restrizioni le persone hanno ripreso a vivere fuori casa con maggiore spinta. Come organizzatori abbiamo cercato di migliorare un format che è sempre più apprezzato dai veronesi e non solo, facendo cultura sul vino, importante comparto produttivo, seguendo i valori dell'ospitalità e della convivialità.

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