I protagonisti

Sartori: «Le radici a Verona ma lo sguardo fisso oltre i nostri confini»

Andrea Sartori
Andrea Sartori
Andrea Sartori
Andrea Sartori

«Vogliamo restituire alla città una parte di quanto abbiamo ricevuto». È nata da questa volontà la decisione della famiglia Sartori, una delle più antiche realtà vitivinicole della Valpolicella, di allacciare una partnership con la Fondazione Arena.Una storia di collaborazione che risale a 17 anni fa, che ha trovato terreno fertile nella passione per la lirica di Andrea Sartori, ad insieme al fratello Luca, e che nel tempo ha arricchito entrambe le parti: l'azienda ha portato e raccontato l'Arena nel mondo, e l'Arena a sua volta ha contribuito a far conoscere le etichette Sartori al pubblico internazionale.Quest'anno è in programma la stagione lirica numero 99 e, in attesa della centesima edizione, il tema conduttore delle 67 colonne, il progetto promosso da Fondazione Arena in collaborazione con il Gruppo Athesis a supporto dell'anfiteatro e della sua produzione, sarà «oltre il limite».

 

Lei rappresenta la quarta generazione dell'azienda. Dal 1898, con la prima vigna acquistata da Pietro Sartori, di sfide ne avete superate parecchie. Oggi quali limiti vi ponete?

In un momento come questo i limiti con i quali dobbiamo fare i conti noi e tutte le imprese, sono evidenti. Negli ultimi due anni abbiamo assistito a un'interruzione del ciclo economico e produttivo così come lo conoscevamo: è una situazione che la mia generazione non ha mai affrontato per le sue dimensioni geografiche e anche temporali. Siamo molto preoccupati dell'onda lunga della pandemia, per gli aumenti ingestibili e la carenza di materie prime: credo che il 2022 e il 2023 saranno gli anni più difficili del mio percorso lavorativo. Sa, quando parlavo con mio padre delle crisi affrontate nei decenni scorsi, penso a quella finanziaria e prima ancora al problema metanolo, lui mi diceva: "Abbiamo superato due guerre mondiali e siamo ancora qui".

 

Cosa serve per superare questi limiti?

Nella nostra famiglia c'è un altissimo livello motivazionale. Significa che non bisogna mai mollare, tanto meno nelle difficoltà. È questa motivazione che ci ha sempre spronato ad andare avanti e a trovare soluzioni per uscire dalle crisi.

 

E invece dal punto di vista dell'imprenditore quali sono i limiti da oltrepassare?

Ho sempre cercato di pensare più in grande rispetto alle nostre visioni legate alla tradizione e alla famiglia. La nostra azienda affonda le radici addirittura nell'Ottocento, siamo nati qui nel territorio veronese e per noi è e sarà sempre preziosissimo il rapporto con il territorio: tuttavia è fondamentale, per una realtà presente in ottanta Paesi del mondo, tenere sempre lo sguardo fisso oltre i confini.

 

E il cuore radicato a Verona...

Io sono un grande appassionato di Verona, sono innamorato della mia città e la porto ovunque nel mondo: mi piace pensare nel mio piccolo di esserne un ambasciatore all'estero. Anche per questo motivo abbiamo inserito nel logo dell'azienda Sartori la specifica "di Verona".

 

Viene effettivamente riconosciuto come un valore aggiunto?

Aiuta sicuramente a far conoscere il nostro territorio là dove magari è meno noto. In Cina è complicato, là sanno a malapena dov'è l'Italia: noi vogliamo essere presenti in quei mercati anche per raccontare la nostra città. Nell'Occidente, penso anche al Nord America, Verona è molto conosciuta per la lirica e per i vini.

 

Un binomio, questo che ha appena citato, sul quale lei crede molto e che sta alla base della partnership instaurata anni fa con la Fondazione Arena.

Si tratta di una collaborazione ben radicata, iniziata nel lontano 2005. Ne abbiamo avviate diverse negli anni sul territorio ma quella della Fondazione ci è sempre sembrata significativa in quanto ci permette di supportare il simbolo della città, bello e nobile. Inoltre la stagione lirica, visto il suo carattere internazionale, in questo modo parla anche di noi e noi, a nostra volta, contribuiamo a portare l'Arena nel mondo. Anche durante la pandemia, che ha colpito così pesantemente la Fondazione, noi non abbiamo mai voluto far mancare il nostro supporto: a questo scopo abbiamo "usato" lo spettacolo come momento di relazione con i nostri ospiti, accompagnandoli al Festival e organizzando poi momenti di degustazione, come quello realizzato lo scorso anno in Bra.

 

E per quanto riguarda il suo legame con la lirica?

La amo. Ci sono alcune opere che mi commuovono sempre, come Turandot, Cavalleria Rusticana e la Carmen. Sono anche un appassionati di fotografia e ricordo ancora bene quando, alcuni anni fa, avevo avuto l'opportunità di fotografare il backstage dell'Arena: osservando e immortalando quel brulicare di professionisti mi sono reso conto di quanto lavoro, passione e bravura ci sia dietro le quinte di quello spettacolo meraviglioso.

 

Il legame di Sartori con l'arte e la cultura veronese non si limita all'Arena. Sulle vostre etichette c'è il simbolo di Cangrande della Scala.

Mio nonno Regolo lo registrò alla fine degli anni Quaranta come simbolo dell'azienda: si era ispirato non solo alla sua autorevolezza e al ruolo decisivo che ebbe per la storia di Verona, ma anche al suo sorriso. Proprio per questo come famiglia abbiamo deciso di proteggere la statua finanziandone la manutenzione conservativa attraverso un accordo firmato quest'anno con il Museo di Castelvecchio. Un impegno che è stato già finalizzato fino al 2034. Prendendoci cura della statua di Cangrande vogliamo restituire alla città parte di quanto abbiamo ricevuto in questi anni: una valorizzazione del patrimonio culturale che esprime il nostro legame con il territorio e la sua comunità in modo coerente alla visione e ai nostri principi aziendali. Un'adozione che chiude il cerchio... affinché chi ci ha visti nascere, viva per sempre..

Francesca Lorandi