I protagonisti

Sandri: «Un motivo d'orgoglio per le nostre imprese tutelare arte e cultura»

Le immagini dell'Aida sugli abiti di Luca Sandri e della moglie
Le immagini dell'Aida sugli abiti di Luca Sandri e della moglie
Le immagini dell'Aida sugli abiti di Luca Sandri e della moglie
Le immagini dell'Aida sugli abiti di Luca Sandri e della moglie

La prima in Arena - la Carmen di Bizet rappresentata il 17 giugno scorso - lo ha conquistato. Nei prossimi giorni Luca Sandri ha già programmati altre serate davanti al palco del Festival lirico per la stagione 2022. «Ci andrò con alcuni miei clienti: è sempre fantastico portarli. Entrano, si guardano intorno e sembrano dei bambini che scoprono qualcosa di meraviglioso: lo sguardo è lo stesso», racconta l'imprenditore alla guida dello Scatolificio del Garda, azienda che era stata fondata alla fine degli anni Sessanta dal padre Sandro. Presente in tutto il mondo, ma col cuore sempre a Verona: l'impresa in oltre cinquant'anni di storia ha sempre mantenuto salde le radici sul territorio che l'ha vista nascere e svilupparsi, contribuendo a sua volta a valorizzarlo. Ne è un esempio il supporto - per il secondo anno - al progetto «67 colonne per l'Arena», ideato dalla Fondazione Arena in collaborazione con il gruppo Athesis, nato con l'obiettivo di coinvolgere imprese, associazioni e privati in una sorta di abbraccio ideale con il monumento cittadino più famoso. «Perché», spiega Sandri, «Verona è l'Arena e L'Arena è Verona».

 

Sono stati dodici mesi complessi: l'emergenza sanitaria che ancora sta facendo pagare le sue conseguenze, l'invasione della Russia in Ucraina, la crisi economica. Per Scatolificio del Garda com'è andato quest'ultimo anno?

Bene: se nel 2020, in piena pandemia avevamo registrato un fatturato di 28,5 milioni, nel 2021 siamo saliti a 38,5 milioni e per l'anno in corso prevediamo una ulteriore crescita del 15%. Però non è stato facile: negli ultimi mesi abbiamo avuto grandi difficoltà con il reperimento delle materie prime, i cui rincari sono stati legati a doppio filo con quelli energetici: sono stati imprevisti e pazzeschi. Questi aumenti hanno ovviamente inciso su alcuni settori in particolare, come le cartiere, sono stati riversati su di noi e noi, a nostra volta, siamo stati costretti a scaricarli almeno in parte sui nostri clienti.

 

Possibile prevedere come andranno i prossimi mesi?

Fatemi indovino e vi farò ricco! Non si può prevedere quando finirà questa congiuntura. È fondamentale che tutti facciano la loro parte, a ogni livello: per quanto riguarda noi imprenditori l'impegno c'è, inizia quando ci alziamo al mattino e termina, forse, quando ci addormentiamo la sera. Ma serve a livello governativo un piano per il risparmio energetico che si applichi poi attraverso una grande volontà comune.

 

Nonostante le difficoltà di questa fase, trasversali, comuni a tutto il tessuto produttivo, Scatolificio del Garda ha deciso di supportare comunque, per il secondo anno, il progetto 67 Colonne per l'Arena.

Lo scorso anno la volontà era nata per far fronte alla situazione emergenziale causata dalla pandemia: la produzione artistica era in difficoltà a causa delle tante restrizioni imposte dal Covid, la Fondazione andava aiutata. Quest'anno la decisione di partecipare è più legata a un orgoglio personale: io sono veronese, l'Arena è Verona e Verona è l'Arena. Se la immagina la città, o la stessa piazza Bra senza il nostro anfiteatro, senza tutto ciò che rappresenta? Partecipare alle 67 Colonne è un modo per sentirsi veronese, alimenta lo spirito di appartenenza.

 

La pensano così anche molti altri imprenditori del territorio: se la immaginava una simile partecipazione?

Francamente, in questi termini, ha stupito anche me, tanto più se penso che ci sono aziende in "lista d'attesa". Evidentemente lo spirito che ha spinto me a supportare il progetto è comune a molti.

 

È una strada da perseguire e sviluppare, quella della partnership tra pubblico e privato per la tutela del patrimonio artistico e culturale?

L'emergenza che ci ha colpito negli ultimi due anni penso che abbia contribuito alla risposta che è stata registrata intorno a questo progetto. Per tutelare e salvare l'arte e la cultura è fondamentale coinvolgere gli imprenditori i quali, però, hanno come priorità il reddito aziendale. Per questo devono esserci forme di incentivazioni, aiuti a livello economico che rendano attrattivi progetti come questo. L'Art bonus è un ottimo esempio: la Fondazione ha saputo creare, attraverso questo strumento, un bel progetto che ha ricevuto anche il primo premio nazionale. Un grande orgoglio per tutta la città.

 

Per questa seconda edizione, il tema scelto è "Oltre il limite". Che significato ha per lei questa frase?

I limiti possono essere visti anche come obiettivi che l'imprenditore si pone: raggiungerli è sempre un successo, superarli per andare oltre è qualcosa di straordinario. Lo Scatolificio del Garda è nato nel 1969 da una intuizione felice di mio padre Sandro. Allora si producevano le scatole per calzature, dal momento che fino agli Anni Ottanta Verona è stata uno dei più importanti poli produttivi di calzature: arrivavamo a produrre fino a duecentomila scatole al giorno. Negli anni successivi siamo diventati il polo più importante per la produzione di scatolette rotonde per formaggino, ma anche l'azienda che per prima ha sviluppato un bicchiere in carta completamente biodegradabile e compostabile. Oggi, dopo più di cinquant'anni di storia, siamo in crescita e pronti per fornire quelle aziende che stanno spostando il loro packaging dalla plastica al cartoncino. I fatturati in crescita di questi ultimi anni ci dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta: che abbiamo vinto le nostre sfide.

 

Con quali capacità?

Il motto della mia azienda è «insisti, resisti, raggiungi, conquisti». L'intuito ha avuto e continua ad avere un ruolo importante, ma aggiungo la sfrontatezza, la caparbietà e anche la fortuna di avere una famiglia alle spalle ed una moglie che ti supporta e ti aiuta ad affrontare ogni difficoltà. Quando credi a qualcosa, ti butti a capofitto col rischio di farti del male: è giusto avere il coraggio di rischiare ma con la consapevolezza di dover salvaguardare l'azienda e tutti i collaboratori che ci lavorano, insieme alle loro famiglie. Questo per me è fondamentale.

Francesca Lorandi