I PROTAGONISTI

«Nell’orto del nonno a cantare le romanze E mi sognava in Aida»

Sull’abito di Giuseppe Manni è impressa La Traviata
Sull’abito di Giuseppe Manni è impressa La Traviata
Sull’abito di Giuseppe Manni è impressa La Traviata
Sull’abito di Giuseppe Manni è impressa La Traviata

All’inizio del secolo scorso c’erano anche il nonno Giuseppe, suonatore della banda e le sue sorelle, il papà e gli zii nei cori dell’Arena. Allora la partecipazione popolare era di rigore, l’anfiteatro simbolo della città era letteralmente dei cittadini, che ne calcavano anche il palco. Quell’amore per la musica, per le opere, era un affare di famiglia per Giuseppe Manni, presidente di Manni Group Spa: «Ricordo da bambino quando nell’orto di mio nonno a San Zeno bastava che un parente intonasse l’inizio di una qualsiasi romanza verdiana, perché partisse subito un coro a completarla», racconta. La società che guida quest’anno ha deciso di sostenere il progetto 67 Colonne per l’Arena, l’iniziativa ideata e realizzata da Fondazione Arena e Gruppo Athesis arrivata alla seconda edizione. La stagione lirica in programma è la numero 99 e, in attesa della centesima edizione, il tema conduttore delle 67 colonne sarà «oltre il limite».

Presidente, guardando al passato cosa ha significato andare oltre i limiti con la sua azienda?
Se penso al nostro passato i limiti apparivano immensi ma in quegli anni oltre, ovviamente, all’intuizione imprenditoriale i limiti si potevano superare con una grande dose di coraggio e una dedizione al lavoro al limite dell’ascetismo: una perfetta confusione in senso giuridico tra la vita privata e la vita aziendale.

E se guarda al presente e al futuro, considerando anche tutte le incertezze del momento, quali sfide vorrebbe vincere, quali limiti superare?
Se volgiamo lo sguardo al presente e soprattutto al futuro si capisce che i limiti da superare sono essenzialmente di natura culturale. Si rende, infatti, necessario aggiungere oltre alle competenze tipicamente manageriali, una capacità di visione che non può prescindere da una profonda conoscenza e analisi delle dinamiche geopolitiche e sociali del nostro tempo.

E quindi, come fare?
Le competenze specifiche richieste da ogni determinata attività lavorativa purtroppo sono una condizione necessaria, ma non più sufficiente, per garantire il successo. Infatti, è fondamentale conoscere e comprendere gli scenari da ogni punto di vista, sia nel loro pregresso storico sia nella loro possibile evoluzione futura. Ancora una volta mi sento di sottolineare l’importanza del fattore umano, vero elemento distintivo tra le aziende capaci di avere successi stabili e duraturi nel tempo rispetto a chi magari si accontenta di exploit estemporanei.

E come uomo, nella sua vita?
Come lavoratore ho già superato un limite: quello dell’età e ciò sarebbe stato impossibile se non godessi dell’affiancamento nel CdA di Manni Group Spa di colleghi più giovani, come mio figlio, cui sono delegati i compiti più faticosi come, ad esempio, i lunghi spostamenti nelle aziende del Gruppo, diventato una multinazionale. Ora, non mi rimangono molti nuovi obiettivi. Uno soltanto si aggiunge al lavoro di sempre: mi riferisco alla Fondazione di Ricerca per le Malattie del Cervello – BRFVr. La presidenza attuale mi coinvolge molto specie nel suo grande obiettivo: la Telemedicina Digitale, ovvero la medicina a distanza. La medicina futura potrà essere esercitata da casa e gli ospedali assolveranno ad interventi esclusivamente di alto valore scientifico. Utopia? Facile ottimismo?

Anche un progetto che riunisse in un grande abbraccio l’intera città intorno al suo simbolo, l’Arena, pareva utopia. E invece.. Perché la decisione di supportare l’iniziativa delle “67 Colonne”?
La volontà era già stata presa l’anno scorso, ma la nostra decisione era stata comunicata quando il numero era già chiuso. Pertanto, la nostra candidatura è stata rinviata a quest’anno. Il progetto ci è sembrato la soluzione più adatta ad una città come Verona per stimolare con intelligenza molti imprenditori a sostenere la Fondazione Arena penalizzata dal dimezzamento dei posti a causa della pandemia.

Il suo legame con l’Arena?
Ne ho molti. La passione per la musica credo di averla ereditata da mio nonno Giuseppe, classe 1886, che raccontava di suonare il bassotuba nella banda nascosta dalla scenografia dell’opera Aida, unica opera prevista da Zanatello nel 1913. Il nonno favoriva lo studio del canto e della musica dei suoi figli che sono stati così presenti nel coro areniano in alcune edizioni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale. Anche le sorelle di mio nonno facevano parte dei cori e delle comparse nei primi anni, quando era di rigore la partecipazione popolare. Quando seppe della mia decisione di imparare a suonare la tromba per entrare nella banda del collegio, ebbe un sussulto d’orgoglio e, sono certo, mi pensò futuro musicista nell’Aida. Si sa che il grande tenore Zenatello esaurì la sua duplice veste di interprete e di impresario areniano con la Grande Crisi del 1929 emigrando in Usa alla ricerca di nuovi successi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale venne meno lo spirito di volontariato, sostituito da regole e diritti negli anni successivi, che complicarono la gestione dell’ente lirico. Sicché nel 2006, quando ho stretto un nuovo legame con l’Arena, partecipando al cda della Fondazione Arena, mi resi conto delle difficoltà a far quadrare i conti tra i costi in continua crescita e le entrate sempre più precarie. 

Fino ad arrivare ai giorni nostri...
Infatti, si è arrivati così ai tempi nostri e alla lodevole iniziativa delle 67 colonne, ormai prossime a divenire 100, e alla contemporanea migliorata capacità di gestire i costi. Ricordo, infine, un altro stretto legame con l'Arena: risale al 1983 quando, su idea del compianto architetto Rinaldo Olivieri, venne progettata, costruita e donata al Comune di Verona la Stella in Acciaio che «dal ventre millenario dell'Arena, si posa dolcemente sulla città per annunciare il messaggio natalizio»..

Francesca Lorandi