I protagonisti

Lavoriamo le pietre più belle del mondo E poi c'è l'Arena...

Domenico Cereser è l'amministratore unico dell'impresa di Rivoli Veronese che porta il suo nome: fondata nel 1965, è specializzata nella lavorazione del marmo
Domenico Cereser
Domenico Cereser
Domenico Cereser
Domenico Cereser

«Vorrei che la nostra Arena fosse mantenuta e conservata nel migliore dei modi: è fatta di pietra naturale e questo rende il suo legame con la nostra azienda ancora più forte». Domenico Cereser è l'amministratore unico dell'impresa di Rivoli Veronese che porta il suo nome: fondata nel 1965, è specializzata nella lavorazione del marmo. Cereser trascorre l'anno in giro per il mondo alla ricerca delle migliori pietre da portare «a casa» ma le radici con la sua Verona restano molto solide: non solo perché l'imprenditore ha scelto di mantenere qui l'intera produzione, ma anche per quel legame forte con l'Arena che ha scelto di raccontare anche in occasione dell'edizione numero 56 di Marmomac, che chiuderà oggi a Veronafiere.

Cosa avete organizzato nell'ambito della manifestazione?

Siamo ovviamente presenti con uno spazio e con i nostri prodotti. Ma abbiamo deciso anche di organizzare un convegno (oggi venerdì 30 settembre, ndr) nella piazza allestita all'interno della fiera dal Verona Stone District, il distretto di cui facciamo parte. Insieme all'ordine degli Architetti di Verona racconteremo l'Arena, tra conservazione e valorizzazione del monumento. E ovviamente sarà anche l'occasione per parlare del progetto delle 67 Colonne e di cosa ci ha spinto ad aderire.

Ce lo dica: perchè ha deciso di supportare questa iniziativa?

Ci avevo già provato nel 2021, in occasione della prima edizione. Ma le richieste erano così tante che non siamo riusciti a partecipare. Quest'anno non ci siamo fatti scappare l'occasione: abbiamo sentito il senso di responsabilità e la volontà di supportare il simbolo della città, sebbene il nostro sia un settore che poco ha a che fare con il turismo: siamo gli unici del comparto che hanno deciso di investire in questo progetto. Ma ci crediamo molto perché ci rendiamo conto che l'Arena rappresenta un biglietto da visita importante per la nostra azienda: quando i clienti da tutto il mondo vengono nel nostro showroom abbiniamo sempre una visita nel nostro bellissimo territorio, dalla Valpolicella, al Garda fino ovviamente al cuore della città. L'Arena è quindi un valore aggiunto per noi.

Per lavoro viaggia in tanti Paesi e incontra le culture più diverse: l'Arena e, più in generale, la nostra città quanto sono conosciute nel mondo?

Vede, noi giriamo il mondo, scopriamo pietre bellissime, le portiamo in Italia dove le lavoriamo e le vendiamo: trattiamo solo pietra naturale, 400 tipologie differenti. Il 95 per cento del nostro fatturato arriva dall'estero, principalmente Europa e Stati Uniti e anche per questo negli ultimi dieci anni abbiamo investito moltissimo nel nostro showroom e nell'incoming di clienti: arrivano anche architetti e designer che possono avere una panoramica completa della pietra naturale.

E Verona non è attrattiva solo per le vostre pietre...

Questi operatori vengono a Verona sapendo bene quanta bellezza caratterizza questo territorio e conoscendo anche il suo monumento simbolo, l'Arena: per questo quando penso alle bellezze della nostra provincia mi rendo conto di come rappresentino un valore aggiunto.

Il progetto delle 67 Colonne si è concluso lo scorso anni, alla sua prima edizione, con un bilancio di un milione e mezzo di euro di donazioni: un grande abbraccio dei cittadini e delle imprese al monumento simbolo della città, una forma di collaborazione tra pubblico e privati che ha funzionato. Andrebbe ampliato questo tipo di iniziativa?

Il progetto è nato con l'obiettivo di supportare la Fondazione in una fase molto complessa per le restrizioni della pandemia. Tuttavia, considerando il valore di questo monumento per il territorio e per la sua economia, sono favorevole che continui nel tempo. Anzi, ritengo utile che delle risorse siano destinate anche a iniziative extra stagione lirica, creando attività legate all'arte e alla cultura in grado di attrarre turisti in città durante tutto l'arco dell'anno.

Siete a Marmomac: come sta andando questa edizione e che prospettive vedete per i prossimi mesi?

Già l'esperienza dello scorso anno, la prima dopo la pandemia, era stata molto positiva. Per questa edizione le prime sensazione sono molto buone viste anche le adesioni da parte dei nostri clienti e l'ottima affluenza. Le previsioni per la nostra azienda da qui alla fine dell'anno sono buone, qualche preoccupazione c'è per il prossimo anno, legata ai rincari energetici e delle materie prime.

Quali sono i rischi?

Dopo un 2021 e un 2022 ottimi, c'è la possibilità di tornare indietro ai livelli del 2019: l'importante è non scendere ulteriormente. Per quanto ci riguarda, stiamo investendo moltissimo, anche in ricerca e in innovazione per mantenere questo trend positivo.

Francesca Lorandi