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L'arte nella storia ha sempre dovuto essere sostenuta

Alberto Avrese
Alberto Avrese
Alberto Avrese
Alberto Avrese

Il suo primo ricordo dell'Arena risale a quando era bambino e con i genitori e la sorella Carlotta andò ad assistere all'Aida. «Ricordo distintamente l'emozione che mi diede l'atmosfera, il suono del gong, lo spegnersi delle luci. Avevo riempito di cera il vestitino elegante con la candelina, che accesa mi faceva sentire parte attiva di quella magia» racconta Alberto Avrese, alla guida dell'Hotel Corte Ongaro di via Scuderlando. Struttura turistica, carica di arte e cultura. Avrese ha scoperto la bellezza dell'opera in anni più maturi, frequentando amici universitari occupati in estate come maschere e comparse. «L'opera conquista lentamente, ascolto dopo ascolto, fino a farsi amare», aggiunge.

Cosa l'ha spinta a sostenere il progetto 67 Colonne?

Credo nel mecenatismo. L'arte nella storia ha sempre avuto la necessità di essere sostenuta e buona parte della più alta cultura italiana non avrebbe avuto la possibilità di esprimersi senza l'aiuto economico dei privati. Negli anni recenti la politica ha progressivamente ridotto il sostegno alla produzione culturale, trascurandone il fondamentale valore sociale. Venendo gradualmente a mancare l'apporto pubblico, il meccanismo dell'Art Bonus ha trasferito la responsabilità ai privati, che hanno finalmente potuto rendersi parte attiva. Per questo ho aderito con grande entusiasmo. Per Hotel Corte Ongaro è motivo di grande orgoglio essere una delle 67 Colonne.

Andrebbe stimolata la collaborazione tra pubblico e privati, al fine di tutelare e promuovere il patrimonio artistico e culturale?

Sì. Se la sensibilità del mondo delle imprese viene stimolata con ottimi progetti come questo, la risposta ci sarà sempre. Nel 2019, assieme ad alcuni "albergatori illuminati" di Cooperativa Albergatori e Associazione Albergatori (Federalberghi), abbiamo realizzato un progetto pilota proposto dall'amico Corrado Ferraro. Abbiamo raccolto per Fondazione Arena 100mila euro in regime di Art Bonus, tra i primi in Italia. Ci piace pensare di aver tracciato la via, creando un esempio virtuoso amplificato poi con il successo clamoroso del progetto 67 Colonne.

Lei se l'aspettava un simile successo del progetto, con adesioni così numerose?

L'entusiasmo che oggi si è creato intorno al progetto è diretta conseguenza dell'eccellente lavoro svolto dall'attuale management della Fondazione Arena, che ha creato un rapporto di fiducia con gli imprenditori.Negli anni pandemici la Fondazione è stata amministrata con grande coraggio, assumendosi il rischio di andare in scena e salvando il bilancio, senza far fare un giorno di cassa integrazione ai propri lavoratori. Secondo elemento è la riconoscenza che tutta la filiera economica deve nutrire nei confronti della Fondazione per l'enorme indotto economico che ha sulla città. Il libro di riferimento è stato scritto nel 2002 dal professor Olivieri: "L'impatto economico del Festival lirico all'Arena di Verona".Credo possano essere maturi i tempi per una nuova ricerca da parte della Sezione Statistica dell'Università di Verona, così da poter attualizzare i dati. Sono certo che, numeri alla mano, si radicherebbe ancor più il rapporto tra imprenditori e Fondazione Arena, perché spesso viene percepita solo la parte diretta di tale indotto, la più evidente.

Ama l'Arena, la sua opera, ma anche tutta l'arte: in questo senso il suo Corte Ongaro è diventato una sorta di laboratorio.

Il Roof Garden del Corte Ongaro è un luogo di cultura, dove abbiamo ospitato numerose proposte di musica, teatro, astronomia. La nostra ambizione è distinguerci dall'offerta media, luoghi in cui l'arte è relegata a corollario di proposte legate alla vendita di cibo e bevande.Questa nostra impostazione valorizza fortemente la performance pura, creando un'empatia elettiva tra artista e pubblico. La bellezza e l'intimità del luogo aiutano a creare questa magia, molto apprezzata dagli stessi artisti. Non vedo l'ora di riprendere questa attività, la prossima primavera, perché rappresenta nutrimento per lo spirito e motivo di grande soddisfazione personale.

Ma secondo lei servirebbe fare di più per riuscire a rendere più attrattivo il nostro territorio?

Teniamo presente che veniamo da un biennio difficilissimo, il peggiore dal dopoguerra ad oggi. Il 2022 rappresenta un anno di rinascita, con grande voglia di ripartire. La percezione è che Verona piaccia molto ai turisti, ma si tratti tuttora di un turismo legato ad eventi culturali, fieristici, congressuali. La strada per diventare destination pura è ancora lunga e si fonda su qualità della proposta e promozione del prodotto Verona. Per quest'ultimo aspetto comunque faccio un grande in bocca al lupo alla neonata DVG Foundation della Camera di Commercio, rispetto al lavoro della quale tutti noi operatori del settore riponiamo grandi aspettative.

Francesca Lorandi