«L’Arena siamo tutti noi. Fiducia per la stagione»

Cecilia Gasdia, sovrintendente di Fondazione Arena
Cecilia Gasdia, sovrintendente di Fondazione Arena

Ancora meglio delle aspettative. Con tanti imprenditori pronti a mettersi in gioco per aiutare l’Arena, segno di una grande voglia di ripartenza per tutta la comunità. Con finanziamenti importanti su cui al momento resta la massima riservatezza, e molte altre persone pronte ad intervenire in un progetto innovativo e probabilmente unico nel panorama italiano.Ma non è solo una questione di soldi e di finanziamenti, è un discorso che riguarda l’affetto di una comunità verso il monumento che rappresenta la nostra città in tutto il mondo, anche oltre l’aspetto musicale. Perchè l’Arena è Verona e Verona è l’Arena.«Siamo molto soddisfatti perchè finora l’iniziativa delle 67 colonne sta andando bene, anzi benissimo», sottolinea il sovrintendente della Fondazione Arena Cecilia Gasdia, «anche meglio delle nostre aspettative che erano comunque alte, credevamo in quest’idea ma l’affetto degli imprenditori veronesi ci sta davvero stupendo. Probabilmente siamo riusciti a toccare le corde giuste e si tratta di un progetto che unisce l’intera comunità che si stringe e si abbraccia forte attorno al suo monumento principale, credo che potremo avere delle belle sorprese».Tante adesioni a conferma della bontà dell’iniziativa ma anche come segno di riconoscenza per quanto sta facendo Fondazione Arena negli ultimi anni, in termini di proposte di alta qualità nei vari ambiti. «Si può sempre fare meglio ma credo sia un riconoscimento importante per quanto abbiamo fatto e stiamo cercando di fare, la sfida di ogni giorno è quella di migliorarci ancora», continua Gasdia che non smette di sottolineare l’importanza della prima della nuova stagione. «In questo 2021 così difficile per certi versi avremo la gioia e l’onore di avere con noi Riccardo Muti, torna a Verona dopo tanti anni e lo fa da maestro dei maestri, credo che iniziare con lui sia qualcosa di straordinario».A preoccupare però i vertici di Fondazione Arena con in testa il sindaco Federico Sboarina, che di Fondazione è il presidente, resta l’idea di un coprifuoco alle 22 che non si ancora se e quando verrà eliminato. «In questo momento arrabbiarci non serve a nulla, credo che di tempo da qui al 19 giugno ce ne sia per sperare in un cambio delle condizioni», la speranza del sovrintendente areniano, «stiamo cercando di capire come superare gli ostacoli che ci saranno. Un piano B? Anche il C e il D se è per quello, siamo al lavoro ogni giorno per farci trovare pronti. L’anno scorso siamo partiti da mille spettatori e siamo arrivati a più di tremila e non è successo nulla, senza contagi nè tra i lavoratori e nemmeno tra il pubblico, e non c’erano le condizioni di oggi con i vaccini».Qualcuno però ha sollevato delle perplessità sulla possibile gestione di flussi così ingenti di persone senza creare assembramenti. «Abbiamo un protocollo di 55 pagine studiato nei minimi particolari e continuiamo a lavorarci», la risposta dell’ex soprano, «ci siamo già riusciti nello scorso anno e ci riusciremo anche adesso mantenendo altissima la soglia della sicurezza perchè sappiamo bene che la salute delle persone viene prima di tutto».Intanto però il progetto delle 67 colonne e le adesioni così entusiaste all’iniziativa sono un bello stimolo per tutti. «Presto lanceremo anche la campagna per i privati cittadini, dopo le colonne passeremo ai mattoni della nostra Arena, la nostra idea è partita da lontano e probabilmente è riuscita a far scattare qualcosa dentro tutta la comunità, pensiamo sia un progetto che possa diventare strutturale, finanziando la cultura e recuperando buona parte di quanto investito, per far sì che i capitali aiutino lo sviluppo de nostro magnifico territorio». 

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