I PROTAGONISTI

«L’Arena è un tesoro: un biglietto da visita per la nostra città»

Oscar e Orfeo Zago ancora una volta vicini all'iniziativa di Fondazione «Dobbiamo puntare alla valorizzazione del nostro patrimonio artistico»
Arte e impresa: Oscar e Orfeo Zago dell’hotel Milano
Arte e impresa: Oscar e Orfeo Zago dell’hotel Milano
Arte e impresa: Oscar e Orfeo Zago dell’hotel Milano
Arte e impresa: Oscar e Orfeo Zago dell’hotel Milano

Ogni sera dalla Terrazza Arena Sky Lounge, al quinto piano dell’Hotel Milano & Spa, Oscar Zago scorge il palco dell’Arena, sente le arie delle opere che vi si alternano, gli applausi degli spettatori, osservandone l’emozione dei tanti che, una volta finito lo spettacolo, entrano nel suo albergo. Così ogni giorno, ogni estate. «Tra tutte, è l'Aida quella a cui resto più legato: ogni volta che sento la Marcia Trionfale mi viene la “pelle d’oca”. E vedere tutte le comparse che si mettono sul retro del palco è emozionante, per me e anche per i turisti che in quel momento scattano un sacco di fotografie. La magia dell’opera è unica», ammette l'imprenditore che, con il fratello Orfeo, guida l’hotel.

Siamo alla seconda edizione del progetto 67 Colonne. L’anno scorso avevate aderito spinti dalla volontà di supportare la produzione dell’Arena, in difficoltà per gli effetti del Covid. Avete deciso di sostenere l’iniziativa anche quest’anno...
Abbiamo deciso di continuare ad essere partner di questo progetto, anche alzando il budget a disposizione rispetto allo scorso anno: siamo convinti che l’Arena di Verona con la stagione operistica sia fondamentale alla città. Per quanto ci riguarda il Festival Lirico cambia il nostro bilancio e il nostro business. Quindi aumentando i numeri ci sembra giusto accrescere anche il nostro contributo. Credo sia una iniziativa bellissima oltre che un dovere: oggi si parla spesso di “disneylizzazione” delle città d’arte e di desertificazione dei centri storici. La presenza dell’Arena e dei suoi spettacoli aiuta sotto questo punto vista, perché garantisce turismo di qualità. L’Arena ci assicura un tipo di pubblico che ha voglia di conoscere la città, di viverla, di mangiare in un determinato modo. Verona ha questo anfiteatro unico al mondo e credo quindi che vada sostenuto per cercare di portare un pubblico sempre più di questo tipo, e non quello – che troviamo invece in molte altre città – solamente mordi-e-fuggi.

E oltre all’Arena cosa servirebbe per raggiungere questo obiettivo?
Sarebbe utile che l’amministrazione comunale potesse fare una programmazione turistica con gli strumenti che ha disposizione ma che spesso, me ne rendo conto, non sono sufficienti. Oggi l’industria del turismo va programmata: dovremmo sapere quali e quanti turisti vengono e quanti possiamo portarcene a casa senza che accada ciò che si è verificato a Venezia, dove sono stati costretti a mettere il numero chiuso sugli arrivi.

E come si fa?
In quasi tutte le capitali europee le amministrazioni decidono quanti affitti turistici ci possono essere, quanti alberghi possono aprire. Ad esempio a Berlino e a Parigi l’amministrazione pubblica ha la possibilità di contingentare il numero di appartamenti in locazione turistica, gli alberghi, i residenti, in modo da mixare le diverse componenti, ripopolando i centri rendendo il turismo sostenibile. Anche l’Italia dovrebbe mettersi in queste condizioni. Abbiamo il 40 per cento del patrimonio artistico mondiale: portiamoci a casa i vantaggi di questa condizione, valorizzando e programmando i flussi. Quando si fa turismo si parla di esperienze e, indipendentemente da dove si va, a tutti piace mescolarsi col tessuto cittadino, conoscere le persone che vivono quel luogo, entrare nei negozi di artigianato, nei ristoranti che offrono menu tipici e non standardizzati. Lì dobbiamo fare la differenza.

Puntare quindi sui nostri tesori. E, per Verona, l’Arena è uno di questi...
L’arena è un gran biglietto da visita, forse il primo. I veronesi lo sanno ed è evidente dalla risposta che ha ricevuto l’iniziativa delle 67 Colonne: quest’anno ho visto molti colleghi che hanno deciso di farne parte. Nel 2020 quando a causa del Covid non è stata allestita la tradizione stagione lirica, molti albergatori lo hanno ammesso: «Quest’anno vediamo quanto pesa l’Arena sul nostro bilancio». Ed è stato evidente che il peso è grande. Quest’anno è andata bene per tutti, la stagione lirica è stata un successo e le persone hanno mostrato tanta voglia di uscire dopo due anni di restrizioni. Ed è risultato chiaro a tutti che senza la stagione concertistica il volto degli alberghi, della città, di Verona, cambierebbe completamente. 

Quel volto lei lo osserva ogni sera dall’alto della tua terrazza.
Sì, e mi capita spesso di affacciarmi alla Bra e notare quanto è gremita nelle sere in cui in ci sono concerti. Quando c’è un evento dentro l’anfiteatro, il volto della città cambia. Sicuramente anche il Covid ha modificato le abitudini, si tende a uscire e rientrare a casa alle nove di sera: se non ci sono eventi in Arena dopo quell’ora la città è vuota, cosa che prima della pandemia non accadeva. Probabilmente la gente si è abituata a stare a casa, e questo si aggiunge all’inflazione, all’aumento dei costi anche in città, alla necessità di risparmiare. Ecco perché diventa fondamentale una programmazione affinché Verona venga vissuta anche dai residenti: ci sono quattromila appartamenti dati in locazione turistica, sono diecimila persone in meno che evidentemente hanno scelto di vivere altrove, in periferia. Allora mi chiedo: come ristoratore, barista, negoziante campo solo di turistici od ho bisogno anche di residenti? Per quanto riguarda i miei clienti, vengono qui anche per incontrare i veronesi, per conoscerli, vedere ciò che c’è di tipico, fare un’esperienza che altrove non possono vivere. È questo che cerchiamo tutti quando andiamo in vacanza. Com’è andata la stagione? Molto bene, speriamo che l’emergenza Covid sia finita. Siamo tornati ai livelli del 2019, come presenze e siamo in forte crescita per quanto riguarda il fatturato. Le prospettive sull’autunno sono ancora buone anche se incerte: se continua così Verona vivrà ancora, tornerà la bassa stagione che darà numeri buoni, sebbene non paragonabili a quelli dell’estate. Purtroppo c’è molta incertezza legata a pandemia, alla guerra, al Governo. Come «bottegari» del centro ci diciamo: «Intanto arriviamo a novembre». Molte strutture stanno infatti valutando di chiudere in bassa stagione a fronte dei costi che si prospettano. Mi auguro non succeda altrimenti rischiamo di trasformarci negli anni in stagionali: sarebbe un peccato perché ci sono fasce di turisti che possiamo coinvolgere proprio in quei mesi dell'anno. Anche per questo ripeto: il turismo in centro va programmato.•.

Francesca Lorandi