I PROTAGONISTI

«L’Arena è un simbolo Si celebra la bellezza e la cultura del genio»

Marco Lazzoni illustra gli obiettivi ambientali e sociali del gruppo «Non ci sono solo interessi economici, vogliamo fare la nostra parte»
Uno spettacolo senza fine  Nella prossima estate torneranno gli spettacoli a piena capienza in Arena FOTO  ENNEVIImpresa e cultura Marco Lazzoni, managing director di Man Truck & Bus Italia
Uno spettacolo senza fine Nella prossima estate torneranno gli spettacoli a piena capienza in Arena FOTO ENNEVIImpresa e cultura Marco Lazzoni, managing director di Man Truck & Bus Italia
Uno spettacolo senza fine  Nella prossima estate torneranno gli spettacoli a piena capienza in Arena FOTO  ENNEVIImpresa e cultura Marco Lazzoni, managing director di Man Truck & Bus Italia
Uno spettacolo senza fine Nella prossima estate torneranno gli spettacoli a piena capienza in Arena FOTO ENNEVIImpresa e cultura Marco Lazzoni, managing director di Man Truck & Bus Italia

Per un’azienda puntare alla crescita sostenibile significa non guardare solo al risultato economico, ma porsi anche obiettivi ambientali e sociali. È una strada che ha intrapreso da tempo la Man Truck & Bus Italia Spa, branch tricolore del colosso di Monaco di Baviera, costruttore di veicoli commerciali e fornitore di soluzioni di trasporto persone e merci, con sede a Dossobuono: scegliere la sostenibilità nelle sue declinazioni, spiega il managing director Marco Lazzoni, significa anche supportare con entusiasmo una iniziativa che vuole tutelare e preservare il simbolo di Verona. «L’Arena», spiega Lazzoni, «ci aiuta a ricordare la grandezza e l’unicità del genere umano, in un momento storico nel quale tendiamo a dimenticare questa centralità».

Perché l’azienda ha deciso di aderire al progetto 67 Colonne?
Non potevamo non far parte di questo magnifico progetto: è stata l’idea giusta al momento giusto.

Cosa rappresenta per lei l’Arena?
L’Arena è un simbolo: un luogo dedicato a celebrare la cultura e la bellezza del genio. Deve essere custodita e protetta perché ci aiuta a ricordare la grandezza e l’unicità del genere umano, in un momento storico nel quale tendiamo a dimenticare questa centralità. Sono molti i ricordi, così come le emozioni vissute dentro questo anfiteatro. Quella che ancora oggi mi fa venire i brividi è stata l’inaugurazione della Stagione 2019 con la Traviata: le scenografie erano state realizzate dal maestro Zeffirelli, scomparso appena pochi giorni prima.

Proprio alla luce di queste emozioni che genera in ciascun spettatore e del ruolo che ha per il nostro territorio, crede sia compito di tutti contribuire alla sua tutela?
Certamente, specialmente per un’azienda che, come la nostra, ha sposato l’idea della sostenibilità. Abbiamo una responsabilità nelle ricadute che possiamo generare sul territorio e sulla società nella quale operiamo.

A questo proposito, negli anni avete dimostrato in diversi modi la vicinanza al territorio e alla comunità. Penso a quanto fatto ad esempio durante la pandemia, dal supporto alla Ronda della Carità alla messa a disposizione del laboratorio mobile per test rapidi allestito su un furgone Man Tgr. Come sono nate queste iniziative?
Cerchiamo di fare sempre la nostra parte e di dare una mano in tutte le situazioni nelle quali ci è possibile. Ovviamente non è mai abbastanza quello che facciamo e siamo continuamente motivati e spinti a valutare nuovi interventi e iniziative che ci sembrano utili per il territorio e la comunità.

Come ha anticipato prima, siete molto attenti anche al tema della sostenibilità in tutte le sue declinazioni, compreso quello sociale e di governance: le tante misure di welfare attivate per i collaboratori ma anche il Man Learning Lab Italia nato di recente ne sono la dimostrazione. Che valori veicolano queste iniziative e che vantaggi portano all’azienda?
Sposare la scelta della crescita sostenibile significa allargare la propria sfera d’azione dal solo risultato economico all’inclusione di obiettivi ambientali e di sviluppo sociale. Questo è il nuovo orizzonte che abbiamo scelto e che si concretizza in svariate attività. Siamo solo all’inizio di un percorso che è, innanzitutto, culturale e che richiede quindi una fase di riflessione e di confronto sia interno che esterno. Per questo abbiamo creato una piattaforma che è accessibile anche digitalmente, il «Man Learning Lab», un luogo nato innanzitutto per aiutarci a pensare alle cose veramente importanti, ad uscire dalla retorica dell’ovvio, a scardinare miti del passato che sono vere e proprie zavorre per costruire un futuro sostenibile, più equilibrato e che sappia tenere sempre al centro del dibattito la dignità della persona e la difesa del pianeta.

Man Truck & Bus Italia ha cuore a Verona e braccia che si espandono in tutto il Paese: ci sono vantaggi nel nascere e svilupparsi in questo territorio?
Verona è la nostra casa. È certamente una fortuna essere qui sia per la reputazione che questo territorio vanta in tutta Europa e non solo in Italia, ma anche per la sua favorevole posizione logistica. Una situazione che sintetizza molto bene la nostra ricchezza culturale e la nostra capacità competitiva.

L’iniziativa delle 67 Colonne è nata per supportare l’Arena e la sua produzione in un momento complesso causato dalla pandemia: come è andato per voi questo ultimo anno e mezzo?
La pandemia è stata una tragedia collettiva, ma abbiamo anche avuto modo di imparare cose nuove in questa emergenza sanitaria. Abbiamo capito che siamo in grado di far funzionare l’azienda anche in condizioni estreme, abbiamo sperimentato su scala massiva lo strumento dello smart working, e poi abbiamo compreso indirettamente quanto sia bello potersi ritrovare in azienda, alimentare le relazioni che ci legano gli uni agli altri. È difficile dire dove siamo, anche se la speranza è ovviamente che il peggio sia passato. Il mercato ribolle di nuove energie, abbiamo ordinativi che non riusciamo ad evadere per la mancanza di semiconduttori: un problema che affligge tutto il nostro settore. I numeri parlano chiaro, la ripresa c’è: ora sta un po’ a tutti noi farla diventare strutturale e duratura.•.

Francesca Lorandi