I PROTAGONISTI

«L’Arena è un motore per le nostre imprese. Così noi ricambiamo»

Nicola Baldo in prima linea a sostegno dell’anfiteatro con la sua azienda. «Le emozioni di Morricone sono indimenticabili, bello anche Kaufmann»

Nel 2020 erano previsti i festeggiamenti per gli 85 anni dell’azienda fondata dal nonno Angelo. Il Covid ha congelato ogni progetto di celebrazione («ci penseremo per i novant’anni») ma non il desiderio di cogliere l’occasione per restituire al territorio quanto ricevuto in questi decenni. «Il beneficio che l’Arena ogni anno assicura alla nostra città è enorme, così ci siamo sentiti in dovere di fare anche la noi la nostra parte, in questo momento nel quale la Fondazione è in difficoltà a causa degli effetti della pandemia», spiega Nicola Baldo, amministratore unico di Apsa, società che oggi gestisce quattro distributori di benzina col marchio Al Risparmio (tre a Verona e uno a San Giovanni Lupatoto) e uno dell’Eni a San Martino Buon Albergo. Le radici di questa azienda familiare affondano nella storia di Verona: Angelo Baldo aveva avviato l’attività occupandosi carico merci e spedizioni per conto delle cartiere del Triveneto. Poi, alla fine degli anni Quaranta, la decisione di cambiare settore e dedicarsi al trasporto e poi alla commercializzazione dei prodotti petroliferi soprattutto per il settore agricolo. Il deposito di corso Milano era infatti vicino al canale Camuzzoni che segnava il confine della città: alle spalle, solo campagne e aziende agricole. Negli anni i distributori di carburante di Apsa sono stati targati Shell, poi Agip e ancora Shell dal 1985. Infine, nel 2012, la decisione di creare una propria insegna, Al Risparmio, «che è una sorta di negozio di vicinato dove l’obiettivo è offrire il servizio migliore al cliente», spiega Nicola Baldo.

Per i vostri 85 anni avete deciso di fare un regalo alla città.
I vantaggi che l’Arena garantisce a Verona, con i suoi spettacoli, con la sua capacità di attirare turisti, sono enormi: si calcola un giro d’affari ogni anno di 500 milioni se si considera tutto l’indotto. Noi ne abbiamo sempre beneficiato, perché i turisti che arrivano qui, quando si fermano o ripartono, vengono anche da noi a fare benzina. Quindi in un momento complesso per la Fondazione è giusto dare il nostro contributo, che rinnoveremo anche nei prossimi anni.

La tutela di un patrimonio come l’Arena rientra quindi tra i compiti di un imprenditore?
Credo che in questo caso specifico sia importante che aziende e privati che ne hanno la possibilità, si impegnino fino a quando la situazione sarà risanata: il contributo che arriva quest’anno dal progetto non potrà certo essere risolutivo ma penso sia un percorso che debba proseguire anche in futuro. Ed è un modo per restituire quanto l’Arena ha regalato alla città in questi decenni. Lo Stato è giusto che lasci anche a noi uno spazio permettendoci di intervenire.

Lo ha fatto, spingendo anzi in questa direzione, con l’Art bonus. Lo trova un buon strumento?
È un aiuto, certamente, ma non è quello che fa prendere la decisione di aderire a un progetto come quello delle 67 Colonne: dietro, almeno nel mio caso, c’è un pensiero più ampio, la volontà di supportare l’Arena e la mia città. Per farlo le aziende devono ovviamente essere sane e nelle condizioni di dare un contributo.

Il Covid ha colpito anche il vostro settore. Come è andato il 2020?
Abbiamo parato il colpo, abbiamo registrato un calo del fatturato del 20 per cento rispetto al 2019 ma con un utile positivo. Certo, se le chiusure causate dalla pandemia fossero durate di più e di conseguenza anche la crisi, avremmo sofferto molto. Fortunatamente non siamo stati colpiti come altri settori, tuttavia credo ci sia stata una gestione discutibile dell’emergenza.

L’iniziativa 67 Colonne è riuscita a mettere in rete imprenditori di diversi settori, per un obiettivo comune. Lei, che è vicepresidente di Confcommercio Verona e membro della Giunta della Camera di Commercio, crede che sia necessaria un a maggiore collaborazione tra le imprese per rendere ancora più forte Verona nel mondo?
Io definisco la nostra una “signora città”: non è Roma né Firenze, ma è attrattiva, la gente viene qui volentieri sia per turismo che per interessi commerciali. Credo però che tutti insieme, forze politiche ed economiche, dovrebbero trovare il modo per far restare i visitatori qui, sul territorio, per più giorni. Quello che caratterizza la nostra provincia non deve essere un turismo mordi e fuggi. Stiamo lavorando da tempo insieme, come Camera di Commercio, Provincia e Comune per raggiungere questo obiettivo: l’Arena, la fiera e il lago sono i tre elementi che devono assolutamente funzionare perché trainano la nostra comunità. Ma è necessario che tutti diano il proprio contributo, così come accade con il progetto 67 Colonne.

C’è un ricordo dell’Arena che le è caro?
Sì. Il penultimo concerto di Ennio Morricone in Arena, era il 2017: un artista che ha fatto la storia del nostro Paese, osannato in tutto il mondo, immerso nella scenografia del nostro anfiteatro. Uno spettacolo che non dimenticherò mai. Dall’altra parte il concerto di poche sere fa di Jonas Kaufmann, anche lui una stella nel suo settore che si è lanciato in una sfida, cantare all’aperto, l’ho trovato significativo: in Arena c’erano seimila persone, di cui tantissimi stranieri. Un colpo d’occhio ben diverso da quello delle mille che potevano essere ospitate nell’estate dello scorso anno. Ricordo due, tre concerti a cui ho assistito nel 2020: una sofferenza vedere così poca gente, ma un plauso va alla Fondazione che è comunque riuscita a far quadrare i conti. L’auspicio è poter aprire le porte dell’Arena a 10mila persone per l’Rtl 102.5 Power Hits Estate e il Seat Music Award in programma nei prossimi giorni: sarebbe una rinascita emotiva per una città che ha sofferto tanto in questi mesi. •.

Francesca Lorandi

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