«In Arena con i clienti. E ogni volta

Un anfiteatro da amare  Tutto esaurito in Arena per uno spettacolo della stagione lirica, tornerà presto cosìCultura e impresa Giorgio De Gara è il Ceo di Pidigi
Un anfiteatro da amare Tutto esaurito in Arena per uno spettacolo della stagione lirica, tornerà presto cosìCultura e impresa Giorgio De Gara è il Ceo di Pidigi

Giorgio De Gara ricorda bene quando, da ragazzo, accompagnava i clienti dell'impresa fondata dal padre Aldo in Arena, per assistere agli spettacoli del Festival lirico. «Era affascinante vedere come ogni volta rimanessero a bocca aperta», ricorda l'attuale Ceo. L'azienda, specializzata nella fornitura di materie prime per il settore calzaturiero, della pelletteria e della confezione tecnico-sportiva, ha radici e cuore a Verona, e negli anni ne ha portato nome e immagine nel mondo anche attraverso il suo simbolo principale, l'Arena. Per questo ha deciso di supportare il progetto "67 colonne", l'iniziativa promossa da Fondazione Arena e Gruppo Athesis per rilanciare l'antiteatro e la sua produzione.

La sua impresa ha deciso di supportare il progetto "67 colonne per l'Arena": quali motivazioni l'hanno spinta a questa scelta?

Gli ultimi mesi sono stati molto difficili per diversi settori, e anche per la Fondazione Arena questo è stato un anno di sofferenza a causa dell'impossibilità, imposta dalla pandemia, di accedere alle attività culturali. Noi ci siamo sentiti coinvolti in questo progetto perché l'Arena è simbolo anche della nostra impresa. Pidigi lavora molto con l'estero, sia con fornitori che si trovano in Germania, Francia, Spagna, sia con clienti distribuiti in numerosi Paesi: ebbene, quando vengono a Verona l'Arena è la prima cosa che mostriamo loro e quando possiamo li invitiamo ad assistere a un'opera lirica. È una tradizione iniziata con mio padre e che io proseguo con piacere. Siamo orgogliosi di questo nostro patrimonio che emoziona ogni volta i nostri ospiti, i quali da sempre si mostrano riconoscenti per questa esperienza.

Ha qualche ricordo particolare legato a questo monumento?

Fin da ragazzo accompagnavo gli ospiti dell'azienda ad assistere, quando era possibile, al Festival lirico. La maggior parte di loro sceglieva l'Aida, la più amata ad esempio dai tedeschi: bellissima, spettacolare dal punto di vista scenografico, ma decisamente la più lunga. E io, allora, ero anche piuttosto giovane: diciamo che l'ho imparata molto bene. Tuttavia è affascinante vedere come clienti e fornitori rimangano sempre a bocca aperta, entusiasti di assistere a uno spettacolo del genere seduti su pietre che erano state usate duemila anni fa dai romani.

Voi lavorate molto con l'estero. Crede che l'immagine di Verona andrebbe migliorata al di fuori dei confini nazionali?

A mio parere Verona è molto conosciuta in Europa. E non solo la città: abbiamo il privilegio di poter offrire a chi viene nel nostro territorio anche le bellezze del lago, della montagna, oltre alle nostre colline. Insomma, il potenziale è molto grande, e all'estero lo sanno. Tant'è che Pidigi, nata nel 1953, in occasione del cinquantesimo aveva pubblicato un libro, regalato a clienti e fornitori anche stranieri, nelle cui prime pagine c'era proprio l'immagine dell'Arena. E lo stesso è accaduto con una pubblicazione realizzata di recente. Sfruttiamo i diritti d'autore dell'Arena... è arrivato il tempo di pagare questo contributo!

La sua azienda è molto attenta alla sostenibilità. Trova parallelismi tra i valori di Pidigi e quelli che caratterizzano questo progetto della Fondazione Arena?

La sostenibilità fa parte del Dna della nostra azienda. Già mio padre era molto sensibile agli aspetti ambientali e da diversi anni questa attenzione è stata accelerata e strutturata: abbiamo fatto numerose scelte ecologiche e oggi siamo un'azienda a impatto zero, grazie ai nostri impianti fotovoltaici. Inoltre riutilizziamo gli scarti di pelle e di cuoio per fare prodotti 100% rigenerati, all'interno dell'unità produttiva che abbiamo il Slovenia: all'inizio è stata una scelta di processo, ora è utile al mercato perché ci rendiamo conto che i clienti apprezzano e chiedono questi prodotti. Si tratta di una spirale virtuosa e concreta che si sta diffondendo anche nel mondo della finanza. È in questa direzione che dobbiamo muoverci per mantenere il pianeta in buone condizioni per prossime generazioni. Allo stesso in modo, abbiamo l'obbligo di tutelare il patrimonio culturale che ci è stato tramandato nei secoli per consegnarlo intatto ai nostri figli.

L'iniziativa "67 colonne" sfrutta le opportunità offerte dal meccanismo dell'Art bonus. Lo ritiene uno strumento efficace? Servirebbe di più per coinvolgere i privati nella tutela e valorizzazione del territorio?

Gli incentivi devono essere sempre stimolanti e interessanti ma non esagerati e controproducenti per lo Stato. Altrimenti ci si ritrova con aziende che hanno risparmiato ma con uno Stato che presenta un buco. Trovo che, per come è stato concepito, l'Art Bonus sia equilibrato e dia un incentivo interessante: consente una detrazione fino al 65% a fronte del 30% previsto normalmente. In questo modo è incentivante dal punto di vista fiscale per un'impresa che fa quindi volentieri uno sforzo finanziario. Sono però dell'idea che andrebbe meglio divulgato: tante realtà culturali hanno bacino piccolo e fanno fatica a usufruirne.

La decisione di supportare questo progetto arriva in un anno complesso, per le persone e per le imprese. Come lo ha vissuto la sua azienda?

Il settore della moda è stato colpito pesantemente dalla pandemia: come presidente della sezione moda di Confindustria Verona sono venuto a contatto in questi mesi con le situazioni di difficoltà degli associati ma anche dei clienti. È stato uno dei peggiori anni che ricordiamo. La produzione calzaturiera, in particolare, nel 2020 ha registrato in Italia un calo della produzione del 30 per cento rispetto al 2019: noi siamo andati meglio, grazie al comparto sportivo che ha registrato buoni numeri. .

Francesca Lorandi

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