«Il vino è come l'arte. E la nostra bellezza va difesa a tutti i costi»

Michele e Francesco Montresor
Michele e Francesco Montresor
Michele e Francesco Montresor
Michele e Francesco Montresor

Il binomio vino e arte fa parte da sempre del Dna di Ottella, azienda vitivinicola in San Benedetto di Lugana nota a livello internazionale per i suoi vini. Ad avviarla fu Lodovico Montresor, padre di Michele e Francesco, i quali rappresentano la generazione che sta portando avanti il nome dell’impresa nel mondo, oltre ai valori e agli insegnamenti del fondatore: il saper fare impresa, la capacità di realizzare vini di qualità, ma anche la passione per l’arte e la cultura: «Siamo stati fortunati nel poter ascoltare, fin da piccoli, con parole semplici dei concetti che esprimevano il valore della bellezza e dell’arte e di come esse contribuiscano al benessere delle persone e migliorare la qualità delle relazioni», spiega Michele. Questa sensibilità, che negli anni ha portato Ottella a supportare numerose iniziative nel campo della cultura, ha spinto l’azienda ad aderire anche al progetto 67 Colonne per l’Arena.

Vino e arte. Un connubio che ha profonde radici nella vostra famiglia e nella vostra impresa. Vostro padre era uno stimato collezionista di opere d’arte. Che insegnamenti vi ha lasciato? 
Sono molti gli insegnamenti che nostro padre Lodovico ci ha lasciato: una forte etica del lavoro che deve essere sempre espressione di valori positivi, un’educazione che poi si è trasformata in identità nel modo di essere imprenditori e in uno stile riconoscibile nel fare impresa. Ci ha inoltre insegnato a vivere nella ricerca dell’assoluta qualità, non solo come un dovere ma come una necessità vitale per noi e per la nostra azienda.

Producete vini che hanno ricevuto e continuano a ricevere numerosi riconoscimenti. E, allo stesso tempo, continuate a portare avanti quel connubio: che iniziative avete supportato nel campo dell’arte?
La storicità della nostra presenza nella zona della Lugana e l’apprezzamento della critica internazionale nei confronti dei nostri vini, hanno permesso a Ottella di essere conosciuta e riconosciuta per i suoi valori identitari, quali l’arte e il territorio. Questo binomio ci ha portato, in collaborazione con la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti e grazie al patrocinio del Comune di Verona, ad un intervento di puro mecenatismo culturale in cui, per due anni, abbiamo messo a disposizione la nostra passione donando a un’istituzione culturale presente nel territorio opere d’arte di respiro internazionale, selezionate da una commissione indipendente. Per noi questo è stato il modo più bello con cui potevamo esprimere riconoscenza verso chi si impegna giorno e notte per valorizzare il patrimonio culturale veronese: un modo anche per dire grazie a questo territorio, di cui noi, con i nostri vini, ci sentiamo ambasciatori. Con lo stesso spirito abbiamo sostenuto l’iniziativa delle 67 Colonne.

Questo impegno dà un valore aggiunto al vostro prodotto e alla vostra presenza sul mercato?
Innanzitutto, è un gesto di gratitudine verso le istituzioni culturali veronesi alla luce di quanto ci è stato dato da questa città e dal suo territorio. Il piacere e la gioia nel fare queste iniziative, così come la cura e l’amore che mettiamo nei nostri vini, sono il valore aggiunto che clienti e critica ci riconoscono e nei quali ci identificano.

La decisione di supportare il progetto 67 Colonne e quindi il patrimonio artistico e culturale della nostra città, nasce da questa sensibilità?
L’Arena di Verona, per il monumento che è, e il Festival lirico per il suo spessore culturale, accendono l’immaginazione di tutti gli amanti della bellezza nel mondo. La bellezza, per noi italiani e soprattutto per chi fa impresa, va tutelata e difesa con tutte le nostre forze. Quando siamo nei Paesi esteri e parliamo dei vini che produciamo, vediamo direttamente le emozioni che riusciamo a dare a chi abbiamo di fronte non solo per quello che siamo ma, soprattutto, per ciò che riusciamo a rappresentare ai loro occhi: la grande storia e la grande bellezza della cultura italiana.

A questo proposito: la vostra impressione è che Verona sia conosciuta e valorizzata all’estero?
Noi siamo presenti in più di 40 Paesi e, spesso, presentando i nostri vini, soprattutto nei mercati più lontani, capiamo la gratitudine che noi veronesi dobbiamo a Shakespeare che, con i suoi versi, ha reso famosa la “fatal Verona” in tutto il mondo. L’impegno che quindi dovremmo tutti noi avere è far sì che la città di Verona e il lago di Garda vengano conosciuti e apprezzati per tutte le bellezze e per l’unicità dei prodotti che caratterizzano questo territorio, di cui l’Arena di Verona ne è l’icona assoluta.

Pensa che andrebbero maggiormente spinte – anche dallo Stato – iniziative di partnership tra pubblico e privato, per sostenere l’immenso patrimonio artistico presente nel Paese
Senz’altro andrebbero maggiormente sollecitate e incentivate dallo Stato, attraverso strumenti tecnici e comunicazione. Tuttavia la cosa più importante, quando si parla di cultura, è l’educazione: bisogna creare i presupposti perché la comunità italiana nel suo insieme e, a maggior ragione, gli imprenditori, che di questa comunità ne sono classe dirigente, sentano la necessità di sostenere questo immenso patrimonio. Sono convinto che questo passo educativo sia determinante per il futuro e la ricchezza dell’Italia e della sua imprenditoria.

La sede dell’azienda è a San Benedetto di Lugana, a Peschiera, a qualche decina di chilometri da piazza Bra: cosa rappresenta per lei l’Arena?
Ottella si trova a Peschiera del Garda, a San Benedetto di Lugana, dove da tre generazioni produciamo i nostri vini. Lì abbiamo appena finito di costruire la nuova cantina, che abbiamo inteso come un luogo nel quale poter condividere con i nostri clienti, l’amore per la vigna, il paesaggio e l’arte, un luogo dove poter far vivere un’autentica esperienza a chi ha la curiosità di capire come nascono i nostri vini. L’Arena mi lega tantissimi ricordi piacevoli: ho visto molti concerti, il Festivalbar, l’opera. Ma l’emozione provata quest’anno, alla prima diretta dal maestro Muti, dopo la drammatica esperienza del Covid, è stata incredibile: uno straordinario segno di ripartenza, un grande abbraccio dell’arte nella sua massima espressione, con la città di Verona.•.

Francesca Lorandi

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