L’INIZIATIVA

«Il modo migliore per poter ricambiare quello che riceviamo»

Vito Zorzi è il Ceo di Airone, azienda che produce gadget in tutta Italia «Il progetto mette in rete varie realtà, insieme si va molto più lontano»

Siamo figli del territorio che ci ha visto nascere, crescere, nel quale siamo stati educati. Ne è convinto Vito Zorzi, cofondatore e Ceo di Airone srl, azienda veronese che, con i suoi 26 collaboratori, produce gadget distribuiti dalla Valle d'Aosta alla Sicilia. Questo territorio ha trasmesso a lui «e ai tanti imprenditori che vivono e lavorano qui» il senso dell'onestà, la correttezza, l'attenzione per la comunità, anche quella che vive dall'altro capo del mondo. Un'attenzione che ha spinto Zorzi, negli anni, a tendere la mano a chi ne ha bisogno. E che lo ha portato a voler supportare la sua città anche attraverso l'iniziativa delle 67 Colonne.

Cosa rappresenta per lei l'Arena?
Verona. Ne è il simbolo, ancora più che Giulietta e Romeo. Ho ancora chiara un'immagine di questo anfiteatro in tutta la sua bellezza: era l'inverno del 1987, piazza Bra era immersa nella neve. Ed era l'alba, c'era silenzio e i primi raggi di sole la illuminavano. Che meraviglia!

Perché ha deciso di sostenere l'iniziativa delle 67 Colonne, nata proprio per supportare l'Arena e la sua produzione in un anno difficile a causa degli effetti del Covid?
Abbiamo saputo di questa possibilità attraverso il quotidiano L'Arena. E ne siamo rimasti molto colpiti. Quest'anno festeggiamo i 35 anni dalla fondazione di Airone e, io e i miei soci, volevamo celebrarlo investendo in un progetto a favore del territorio. Abbiamo deciso di farci coinvolgere quindi in diverse iniziative: per noi è un modo per restituire qualcosa a una provincia che ci ha dato tanto. Tuttavia quella delle 67 Colonne è forse il progetto tra tutti più significativo, perché come nessun altro ci lega alla nostra città e al suo simbolo.

È un progetto che sta portando aziende e privati a fare rete, in un abbraccio collettivo all'Arena. Un passo avanti in una città considerata storicamente individualista?
Verona è un territorio individualista più di tante altre città in Italia. Me ne rendo conto perché il mio lavoro mi porta a viaggiare molto nel Paese. Per un imprenditore questo atteggiamento però è spesso dannoso: l'apertura che ha caratterizzato Airone negli anni ci ha portato a stringere importanti collaborazioni che durano da decenni, una fra tutte quella con una cooperativa che opera all'interno del carcere di Montorio alla quale ancora oggi esternalizziamo una parte delle lavorazioni. Da giovane mi hanno insegnato che è importante far parte di una comunità e non essere bravo ma solo. E cerco di tradurre questo insegnamento nella mia attività. Il progetto delle 67 Colonne proposto da Fondazione Arena ha il merito di mettere in rete numerose aziende e questa è una grande idea: insieme si va molto più lontano.

Come è andato questo anno di pandemia?
Nonostante tutto per noi è stato positivo, non abbiamo registrato cali, anzi. Questo perché abbiamo parecchi clienti in tutto il Paese e diversifichiamo molto. Durante l'emergenza abbiamo anche iniziato a vendere mascherine importate di due tipi, chirurgiche ed Ffp2: siamo partiti un po' per caso a inizio marzo, proprio nei giorni del primo decreto dell'allora premier Conte, per rispondere alla richiesta di un nostro cliente. Tanto ha fatto il passaparola tra case di riposo, case di cura, strutture ospedaliere: a un certo punto abbiamo anche deciso di accantonare una parte dei dispositivi per donarli all'Azienda ospedaliera e all'ospedale Sacro Cuore di Negrar.

Quest'anno invece avete pensato ai ragazzi che tornavano in aula dopo la lunga chiusura delle scuole.
Sì, abbiamo deciso di donare 10mila mascherine agli studenti, distribuite sugli autobus dell'Atv. La collaborazione con l'azienda di trasporto del Comune è continuata poi con la campagna abbonamenti: ai ragazzi vengono regalati gadget sostenibili come zaini e zainetti in plastica riciclata e borracce in alluminio.

Anche sul fronte della sostenibilità siete molto impegnati. È un modo per rispondere alle richieste del mercato?
In realtà no: siamo partiti già sei anni fa con la decisione di investire il 2 per cento del fatturato nella ricerca e nella produzione di prodotti sostenibili, che vengono tutti progettati a Verona, nella nostra sede di Balconi di Pescantina. Allora il mercato non li chiedeva, una maggiore attenzione la riscontriamo nell'ultimo anno e mezzo. Un'accelerazione a questo nostro percorso l'ha data la collaborazione con Alex Bellini, l'esploratore ora impegnato nella navigazione dei dieci fiumi più inquinati dalla plastica. Con la nostra attività, recuperando bottiglie di plastica per creare magliette, zaini, penne, sicuramente non salviamo il mondo ma diamo un contributo importante.

Un contributo avete deciso di darlo anche fuori dai confini italiani, in Guatemala, con un progetto dedicato alle donne avviato nel 2016. Come sta procedendo?
L'Emporio de Las Mujeres è un laboratorio di sartoria e artigianato tipico maya, che si trova in un villaggio rurale a pochi chilometri dalla capitale Città del Guatemala. È un laboratorio interamente al femminile, dove si producono oggetti dal valore unico: ogni prodotto, infatti, rappresenta la volontà e la storia di una donna che attraverso questo lavoro è riuscita a trovare una via d'uscita da povertà e violenza. In questo modo viene garantito un reddito a venti famiglie, a donne che possono così rendersi indipendenti dagli uomini. Il laboratorio è nato grazie a un'altra collaborazione, con l'associazione "Sulla Strada" Onlus impegnata da quindici anni in Guatemala con progetti di sviluppo e assistenza medico-sanitaria. Per ogni prodotto venduto viene destinata una percentuale alla scuola del villaggio, gestita dalla Onlus. Anche questo progetto è il risultato dell'educazione che mi ha dato il territorio nel quale sono nato e vivo. Con, in più, la fortuna di avere un'azienda che mi segue con passione in queste iniziative. .

Francesca Lorandi

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