I PROTAGONISTI Continua il viaggio tra chi sostiene l’iniziativa di Fondazione Arena e Athesis

«I nuovi mecenati sono fondamentali per sostenere l’arte»

Lidia Caricasole davanti all’Arena, la ballerina veronese è uno dei «talenti» sostenuti dal Gruppo Pasqua Riccardo (ad Pasqua Vini), Alessandro (presidente Pasqua Usa Llc) e Umberto Pasqua (presidente Pasqua Vini)
Lidia Caricasole davanti all’Arena, la ballerina veronese è uno dei «talenti» sostenuti dal Gruppo Pasqua Riccardo (ad Pasqua Vini), Alessandro (presidente Pasqua Usa Llc) e Umberto Pasqua (presidente Pasqua Vini)

Talento, creatività, ricerca. Concetti che caratterizzano il mondo dell’arte fanno sintesi nelle etichette di Pasqua Vini, da tempo impegnata in un percorso finalizzato a valorizzare giovani artisti di tutto il mondo: come mecenate, l’azienda li affiancano nella loro crescita in uno scambio reciproco di visione e creatività, di ricchezza. Una sensibilità, quella dell’impresa guidata dal presidente Umberto Pasqua, che ha subito sposato i valori e gli obiettivi del progetto «67 Colonne», nato e promosso per supportare l’Arena in virtù del suo ruolo centrale nella storia, nella cultura e nell’economia del territorio.

Pasqua Vini ha deciso di supportare il progetto «67 colonne per l'Arena»: quali motivazioni vi hanno spinti a questa scelta?

Siamo fieri di rappresentare Verona e l’Italia nel mondo, per questo crediamo che valorizzare e avere cura di ciò che appartiene alla nostra cultura e alla nostra storia sia indispensabile. L’Opera è qualcosa che tutto il mondo ci invidia. L’Opera in Arena, nel più grande teatro lirico del mondo, è uno spettacolo unico e inimitabile, che è nostro dovere sostenere nel tempo, oltre e nonostante i momenti difficili.

Negli ultimi anni l’azienda è stata spesso promotrice di iniziative artistiche proponendosi, in più occasioni, anche come “mecenate”, investendo cioè nella crescita di giovani talenti. Perché avete intrapreso questa strada e con che risultati?

Crediamo nel talento, nella cultura del talento. Crediamo che il talento caratterizzi tutto ciò che facciamo dal vigneto alla cantina. Ogni nostro vino è la sintesi di tutti i talenti che abbiamo in azienda e lavorano insieme sui progetti, dall’enologo all’agronomo, dal commerciale al marketing. Perché il talento non sia uno slogan, siamo impegnati in molte attività sia dentro che fuori l’azienda. Investiamo perché i nostri collaboratori crescano in competenza e professionalità e li stimoliamo a essere sempre curiosi e aperti alla scoperta. Abbiamo attivato progetti anche pluriennali, sia nazionali che internazionali, coinvolgendo giovani artisti di tutto il mondo. Essendo mecenati e non sponsor, lavoriamo fianco a fianco con i talenti, chiedendo loro di esprimere la loro visione e la loro interpretazione del brand. I risultati sono stati sorprendenti e spesso con una portata sia in termini di messaggio che di diffusione superiore alle aspettative. Pasqua oggi è un player riconosciuto per la qualità e l’alto tasso di conoscenza e creatività. La stampa l’ha più volte definito il laboratorio della Valpolicella, per l’impegno in ricerca e innovazione.

Crede che tra i compiti di un imprenditore ci sia anche quello di impegnarsi per tutelare il patrimonio culturale del suo territorio?

Ci ho sempre creduto. Verona ha sempre avuto una forte sensibilità per l’arte e la tutela del suo immenso patrimonio. Sicuramente nel tempo anche le aziende, non solo i privati, sono cresciuti nella consapevolezza che tutelare il proprio territorio significa anche preservare la propria storia e la propria identità, mettendola a disposizione delle generazioni future. La storia di un’azienda è un patrimonio fondamentale nello scenario internazionale, perché la connota, non può essere copiato o scippato.

Il meccanismo dell’Art bonus, da poco introdotto dallo Stato può essere uno stimolo ad agire in questa direzione?

Senz’altro riconoscere alle aziende virtuose la possibilità di sostenere l’arte e la cultura facilita le occasioni di collaborazione. Adesso abbiamo bisogno di semplificare tutto: la burocrazia è sempre una barriera.

Il progetto «67 Colonne» nasce per supportare il nostro anfiteatro, simbolo della città. Voi, con le vostre etichette, alcune delle quali veicolano anche il nome e la storia di Verona, siete presenti in tutto il mondo. Il “made in Verona” è un valore aggiunto? Andrebbe potenziata l’immagine della nostra città all’estero?

Crediamo sia l’immagine dell’Italia in uno sforzo congiunto che vada promossa. Dell’Italia operosa, creativa, tenace, visionaria che ha superato anacronistici ostacoli burocratici e complessità. In un articolo di questi giorni il ministro Colao spiegava al Financial Times come i due principali ostacoli agli investimenti esteri in Italia sono la burocrazia e la fuga dei talenti. Il governo è impegnato a progettare investimenti per rimuovere questi ostacoli. Crediamo che questa sia la direzione in cui andare.

Quest’ultimo anno è stato molto complesso per la Fondazione Arena e per la sua produzione. Lo è stato anche per le famiglie e per le imprese. Voi come lo avete vissuto?

Sono stati mesi complessi e di revisione delle nostre strategie in funzione dello scenario mutato, ma abbiamo navigato con tenacia attraverso la tempesta e siamo soddisfatti dei risultati. La nostra presenza su oltre 60 mercati e il presidio diretto con nostre filiali in Usa e Cina ci ha permesso di avere in ogni momento una visione a 360 gradi delle criticità ma anche dei segnali di speranza. Abbiamo attivato tutte le procedure necessarie per tutelare i nostri collaboratori e abbiamo sostenuto i partner nel mondo attraverso progetti ad hoc. Adesso è arrivato il momento per ricostruire e abbiamo tutte le risorse per poter affrontare questa nuova fase con grande energia e fiducia.

Francesca Lorandi

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