I PROTAGONISTI

«Guardo l’Arena e sono orgogliosa di essere veronese»

I ricordi, i racconti e le emozioni di Alessandra Recchia di Riam «Un’azienda all’avanguardia che conserva l’anima artigiana»
Una «colonna» in Arena Alessandra Recchia di Riam Ascensori
Una «colonna» in Arena Alessandra Recchia di Riam Ascensori
Una «colonna» in Arena Alessandra Recchia di Riam Ascensori
Una «colonna» in Arena Alessandra Recchia di Riam Ascensori

«Con i nostri ascensori siamo in molti luoghi storici della nostra città. Con il progetto 67 colonne, in un certo senso, una colonna Riam è presente ora anche in Arena». Alessandra Recchia è la figlia di uno dei fondatori di Riam Ascensori, Giovanni, che l'ha fatta nascere nel 1966 e crescere fino a diventare da azienda familiare e media impresa. Alessandra la guida invece da quattro anni, mantenendo intatti quei valori che hanno sviluppato l'azienda nel tempo: «Riam si è trasformata in un'organizzazione moderna basata su infrastrutture tecnologiche, competenze e processi, pur conservando l'anima artigiana da cui è nata».

Chi nasce a Verona ha spesso molti ricordi legati alla Bra e all'Arena che accompagnano per tutta la vita. Qual è il suo, quello che ricorda con più piacere?
Ne ho tanti: penso a concerti e spettacoli che mi hanno regalato sempre tante emozioni. Ma ho un ricordo di quando ero bambina, al quale sono particolarmente legata. Ero alle elementari e abitavo a Jesolo da qualche anno, dove ci eravamo trasferiti per seguire mio padre e il suo lavoro. Grazie a una gita scolastica avevo avuto la possibilità di venire nella mia Verona. Ecco, tornare nella mia città con i miei compagni di scuola e vedere l'Arena mi ha fatto sentire fiera di essere veronese. Mi ha dato credo il senso esatto dell'importanza di questo monumento e anche l'orgoglio di sentirlo mio.

Perché Riam ha scelto di partecipare al progetto 67 colonne?
Abbiamo aderito al progetto in maniera spontanea, la proposta ci ha conquistato subito. Se penso a quanto è stata triste l'estate scorsa con l'Arena vuota e muta, sostenere la sua ripartenza mi è sembrato naturale. Anche la nostra passione per la storia e per l'architettura ci ha spinto a scegliere il progetto. Lavoriamo da sempre per palazzi storici, per renderli accessibili con il minimo impatto architettonico e siamo presenti anche con i nostri servizi in molti dei luoghi più significativi della città: in Gran Guardia, a Palazzo della Ragione, all'Università, al Teatro Romano e al Museo Archeologico. Così, con una colonna Riam, è un po' come essere anche in Arena.

Come lei ha ricordato, l'ultimo anno e mezzo è stato drammatico per il mondo della cultura e degli spettacoli. Incentivi come l'Art bonus sono nati anche per stimolare privati e imprese a supportare il grande patrimonio che abbiamo in Italia. Come giudica questa misura?
L'Art Bonus è uno strumento straordinario e penso che la sua semplicità di applicazione abbia dato un contributo decisivo al successo di molti progetti, compreso questo delle 67 colonne. Considero l'iniziativa promossa dalla Fondazione col Gruppo Athesis un'innovazione storica per la sinergia tra diverse realtà, unite intorno a un obiettivo condiviso, che va oltre gli specifici settori. Credo anche che stia chiarendo il ruolo dell'Arena come parte della nostra storia: è una realtà che parla di noi al mondo e così facendo parla anche a noi stessi, ci dice chi siamo e chi possiamo essere, più grandi e più forti se siamo insieme. In questo senso l'Arena si è rivelata un potente collettore di energie e di eccellenze. L'arte, la musica e la cultura, sono generatrici di valori in cui tutti noi possiamo riconoscerci, al di là delle nostre differenti attività.

Nonostante la pandemia abbia pesato sull'intera economia, voi avete comunque deciso di supportare questa iniziativa. Riam come lo ha vissuto questo anno e mezzo?
È stato difficile anche per noi, ma posso dire che ci ha resi più forti, più consapevoli e ci ha dato l'occasione per accelerare alcuni cambiamenti. La digitalizzazione dei processi, ad esempio, che ci ha permesso di rendere più efficiente la condivisione dei dati. Quello che posso dire oggi, sebbene non siamo ancora usciti dall'emergenza, è che i valori con cui siamo nati, cioè qualità, attenzione e personalizzazione, si sono dimostrati ancora più importanti. La differenza di qualità la possono fare solo le persone. Lo sapevamo, ma dalla pandemia in poi questo è diventato più evidente. Il mercato sembra orientato in modo più selettivo, c'è più riflessione, si pensa e si confronta più che mai prima di scegliere e la qualità viene premiata.

Si parla di ripresa post pandemia. Quali sono i vostri obiettivi oggi?
Le nostre sfide sono due, legate tra di loro. La prima è l'innovazione. Il settore degli ascensori, soprattutto per quanto riguarda l'area dei servizi, è ancora profondamente tradizionale. Stiamo lavorando per la manutenzione predittiva, ad esempio, così come per il controllo a distanza. L'altra è quella di inserire giovani e di favorire l'affiancamento interno e il dialogo tra le diverse generazioni presenti in azienda. Da noi il turnover è pari a zero perché abbiamo sempre investito nelle persone, nella voglia di mettersi in gioco e nella formazione. Di conseguenza abbiamo persone che lavorano in Riam da 20, 30, 40 anni. Di recente abbiamo messo in atto nuove strategie per integrare le diverse mentalità e competenze delle relative generazioni. I senior hanno molta esperienza da trasmettere, una profondità di conoscenze che si intreccia con l'approccio veloce, digitale, che hanno i più giovani. Sono culture diverse che si incontrano: è impegnativo ma mi sono resa conto che si rivela proficuo, per l'azienda e per le persone stesse.

Riam si occupa di ascensori da 55 anni. Come si fa a mantenere viva la passione per il proprio lavoro per così tanto tempo?
Riam è nata e cresciuta con l'idea che l'ascensore sia una macchina speciale, e unica nel suo essere al servizio delle persone e della loro vita. È una macchina che il più delle volte passa inosservata e di cui ci si accorge, come succede per le cose più utili, soprattutto quando non c'è. Pensiamo anche agli edifici storici, che possono continuare ad essere abitati e vengono enormemente valorizzati grazie agli ascensori..

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