I protagonisti

Fiorini: «Chi sostiene la cultura affronta le nuove sfide con grande coraggio»

Renato Mai e Federico Fiorini: sui loro abiti la Turandot di Giacomo Puccini
Renato Mai e Federico Fiorini: sui loro abiti la Turandot di Giacomo Puccini
Renato Mai e Federico Fiorini: sui loro abiti la Turandot di Giacomo Puccini
Renato Mai e Federico Fiorini: sui loro abiti la Turandot di Giacomo Puccini

Sarà tra il pubblico dell'Arena questa sera, Federico Fiorini, per assistere alla Traviata. «Amo ogni genere musicale, ma con un occhio di riguardo per l'opera lirica: mio padre ne era un cultore e da lui ho ereditato questa passione», ammette l'amministratore delegato di Mai Italia, azienda specializzata in sviluppo e distribuzione di pneumatici e cerchi di alta qualità per impieghi speciali, nel movimento terra e nella movimentazione industriale e portuale. Un'azienda presente in tutto il mondo ma con le radici salde qui, a Verona, dove nel 1953 i fratelli Mai avviarono la loro attività: «Per molti veronesi, fino agli anni Novanta Mai era sinonimo di pneumatici, anche per automobili. Poi, nei primi anni Duemila, Renato Mai ha avuto l'intuizione di focalizzarsi sul settore industriale», racconta Fiorini, suo genero e protagonista del riuscito passaggio generazionale avvenuto in questi ultimi anni. «Lui», prosegue l'ad, «copre il ruolo di presidente ed è per tutti i dipendenti una fonte di ispirazione sia per capacità imprenditoriale che per visione». L'attenzione al territorio in cui opera l'azienda, quella che oggi viene definita "responsabilità sociale", è una sua eredità ed è alla base della volontà di Mai Italia di supportare, anche quest'anno, il progetto 67 Colonne per l'Arena.

 

Avete deciso di sostenere la Fondazione anche quest'anno. Cosa vi è piaciuto di questa iniziativa?

Quando venimmo a conoscenza di questo progetto era l'inizio del 2021 ed eravamo in piena pandemia. C'era molta preoccupazione, l'emergenza sanitaria colpiva le famiglie, la struttura sociale ma anche quella economica, con le imprese catapultate in uno stato di incertezza. L'iniziativa 67 Colonne, in quel contesto, è stata come un raggio di sole: il sostegno al territorio attraverso la cultura è una sorta di medicina che può dare sollievo. Sono convinto che l'arte e la musica siano mezzi sempre efficaci per promuovere valori positivi quali la tolleranza, la solidarietà, l'inclusione. L'iniziativa ci è piaciuta a tal punto che quest'anno abbiamo deciso di sostenerla nuovamente: si inserisce perfettamente in quel percorso di responsabilità sociale che si traduce in attenzione per il territorio, per i nostri collaboratori e per le loro famiglie.

 

Lavorate molto fuori dai confini nazionali: cosa rappresenta l'Arena all'estero?

Per noi veronesi l'Arena è Verona e Verona è l'Arena. Io ho la fortuna di viaggiare in tutti i continenti per lavoro e mi rendo conto che, spesso, non ci rendiamo conto di quanta bellezza ci circonda qui, nel nostro territorio. All'estero la città e il suo Festival sono conosciute, in particolare la musica lirica è uno degli elementi identificativi del nostro Paese, ovunque. Mi è capitato di andare anche in Cina o nel Sud Est Asiatico e trovare persone che mi parlavano di Verona e dell'Arena.

 

Un patrimonio che va mantenuto, alimentato, sostenuto: la collaborazione tra pubblico e privato, di cui il progetto delle 67 Colonne è un esempio, è una strada da percorrere?

Credo sia fondamentale: i privati hanno il dovere di supportare e sostenere questo patrimonio della nostra città. Le risorse ma anche l'efficienza e la vision che caratterizza le imprese vanno utilizzate anche per valorizzare il bene pubblico. È un dovere che abbiamo in una città dal grandissimo potenziale come Verona, aperta e dinamica anche grazie alla musica e alla cultura.

 

Questa seconda edizione ha un filo conduttore, "oltre il limite". Cosa significa per lei questa espressione?

Vuol dire avere il coraggio di superare le barriere che spesso precludono nuovi orizzonti e opportunità. Le aziende lo fanno ogni giorno, si mettono in gioco per affrontare nuove sfide, per evolvere: è la base stessa per restare sul mercato e crescere. Ad esempio mi piace ricordare l'audacia delle innovazioni portate avanti da Renato Mai, certificate dai numerosi brevetti da lui registrati. Ma vale anche nella vita di tutti i giorni: il limite talvolta è dato da barriere invisibili provocate dalla paura per ciò che magari non si conosce. È però necessario andare oltre, provare nuove esperienze, vivere realtà che ci possono arricchire. È così anche per le imprese: andare oltre permette di crescere sempre. E promuovere la cultura, come abbiamo voluto fare attraverso il progetto 67 colonne, significa promuovere una società più ricca dal punto di vista valoriale.

 

Anche il periodo che stiamo attraversando rappresenta una sfida, tra conseguenze della pandemia, conflitto in Ucraina e crisi di governo. Come lo state vivendo?

Anche nei momenti di difficoltà le aziende devono cercare delle opportunità, devono essere in grado di adattarsi ai cambiamenti e salvaguardare la propria attività e i propri collaboratori. Devo dire che Mai Italia è cresciuta molto in questo periodo: quest'anno chiuderemo con un fatturato di 10 milioni di euro, con una crescita del 40 per cento rispetto allo scorso anno. Sono i frutti che stiamo raccogliendo di un percorso iniziato quattro anni fa e che ci ha portato a innovare i sistemi informatici, trovare nuove partnership, studiare nuove opportunità meno scontate, come ad esempio quella dei bandi di gara: una strada grazie alla quale, ad esempio, in questi giorni abbiamo visto assegnarci un appalto in Algeria attraverso l'ambasciata italiana per due lotti importanti di pneumatici Maitech. Alla base c'è però un grande lavoro di squadra e tanta passione all'interno del nostro team: un approccio che ci ha permesso di superare gli ostacoli che si sono presentati e che non ci aspettavamo..

Francesca Lorandi