I PROTAGONISTI

Delaini: «Una stagione al top. Un’Arena da amare per crescere ancora»

Continua il viaggio tra chi sostiene l’iniziativa della Fondazione scaligera
Applausi in Arena Grande successo nel 2019 per la Carmen di Bizet Cultura e impresa Le immagini di Carmen sulla giacca di Federico Delaini
Applausi in Arena Grande successo nel 2019 per la Carmen di Bizet Cultura e impresa Le immagini di Carmen sulla giacca di Federico Delaini
Applausi in Arena Grande successo nel 2019 per la Carmen di Bizet Cultura e impresa Le immagini di Carmen sulla giacca di Federico Delaini
Applausi in Arena Grande successo nel 2019 per la Carmen di Bizet Cultura e impresa Le immagini di Carmen sulla giacca di Federico Delaini

«La collaborazione tra pubblico e privato è importante e questo progetto ha avuto il merito di avvicinare questi due mondi che, in comune, hanno lo stesso obiettivo: la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale». C’è questa motivazione alla base della decisione di Federico Delaini, alla guida del campeggio Bella Italia, di supportare per il secondo anno il progetto 67 Colonne. Ma c’è anche altro.

«Questa iniziativa», spiega Delaini, «genera senso di appartenenza verso l’Arena, che così viene percepita da noi imprenditori ancora più come “nostra”». Il Bella Italia, uno dei pochi campeggi italiani a cinque stelle, era stato fondato dal costruttore Alessandro Delaini: il figlio Federico lo ha sviluppato portandolo ad estendersi su 340mila metri quadrati. La sua visione imprenditoriale ha permesso alla struttura di distinguersi dai concorrenti, registrando numeri importanti, sia dal punto turistico che da quello economico.

Per il secondo anno il campeggio Bella Italia sostiene il progetto 67 Colonne. Cosa l’ha spinta a credere in questa iniziativa? L’ho trovata bellissima: mi è piaciuta l’idea di coinvolgere gli imprenditori del territorio e di chiedere loro di sostenere la propria città e quel patrimonio artistico e culturale che storicamente attrae i turisti da tutto il mondo. È un appello molto importante che deve trovare pronti soprattutto noi, operatori del settore turistico, chiamati ad essere vicini a quei beni che possono portare lavoro e quindi reddito.

L’iniziativa ha dimostrato anche l’efficacia della collaborazione tra pubblico e privato nella tutela del patrimonio. Una strada da proseguire e replicare? Navighiamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo remare nella medesima direzione, specialmente in questi anni così difficili. Il progetto 67 Colonne promosso da Fondazione ha avuto infatti il merito di avvicinare due mondi che hanno in comune il medesimo interesse fondamentale, aumentando la fiducia nei confronti di un ente apprezzato, che gode di buona salute. Non da ultimo, il progetto ha contribuito ad alimentare il senso di appartenenza verso l’Arena, che così viene percepita ancora più come «nostra».

E per imprese come la sua, attiva nel settore turistico, quanto conta questo senso di appartenenza? Molto, veramente tanto. Vede, gli imprenditori rischiano di sentirsi spesso esclusi dalle decisioni che vengono prese in questo ambito: l’iniziativa promossa da Fondazione Arena e Gruppo Athesis invece permette loro di non stare a guardare ma di essere coinvolti a 360 gradi. Inoltre incentivi come l’Art Bonus sono attrattivi se collocati in progetti come questo: il riconoscimento, di fatto, è arrivato anche dal primo premio ricevuto proprio al concorso nazionale Art Bonus. Una soddisfazione unica.

Dal suo «osservatorio», quanto è attraente oggi l’Arena per i turisti che arrivano fuori dai confini nazionali? Va fatta una premessa: nella nostra struttura arrivano molte famiglie con bambini, per le quali è quindi complicato riuscire ad assistere a un’opera lirica. C’è tuttavia una piccola parte che visita il nostro territorio anche con l’obiettivo di trascorrere una serata in Arena anche se devo ammettere, purtroppo, che qui sul lago di Garda la richiesta è sempre meno forte, l’interesse va calando negli anni. Se è vero che alcune nazionalità, penso a quella tedesca e quella austriaca, sono più attratte di altre, è vero anche che le nuove generazioni sono probabilmente meno affascinate da questo tipo di spettacolo: credo andrebbe fatto di più per questo target, altrimenti negli anni si rischia di perdere spettatori.

Per loro c’è anche l’extra lirica, i concerti pop e rock... È vero, e questo permette di avere il giusto mix in grado di attrarre giovani e meno giovani all’interno di uno dei teatri all’aperto più belli del mondo, un patrimonio unico che andrebbe dal mio punto di vista utilizzato per una stagione più ampia, che parta a marzo per concludersi a ottobre.

E questa stagione turistica come sta andando? Dopo due anni segnati dalla pandemia e dalle restrizioni che hanno limitato i movimenti da un Paese all’altro, si può parlare di rinascita? Sta andando bene. Quanto ad afflusso di clienti dall’estero abbiamo raggiunto, anzi direi superato, i livelli del 2018 e del 2019. C’è insomma da lavorare molto, nonostante difficoltà evidenti che vanno da alcune limitazioni ancora in vigore alle criticità legate alla ricerca di personale da inserire in organico. Dobbiamo inoltre confrontarci con la concorrenza di altri Paesi che hanno attraversato un periodo complesso come noi ma che oggi fanno i conti con meno problematiche. È una sfida continua, che cerchiano di vincere offrendo ai nostri clienti stimoli sempre nuovi.

Le sfide sono al centro di questa edizione del progetto 67 colonne, il cui titolo è appunto “Oltre il limite”. Che significato ha per lei questa espressione? Ogni imprenditore ha come obiettivo quello di andare “oltre il limite”: niente resta a lungo in equilibrio, o si cresce o si torna indietro. E ognuno nella sua azienda cerca di dare il massimo: nel mio caso questo significa soddisfare il più possibile i clienti, garantire loro divertimento, relax. Chi viene nella mia struttura deve sentirsi appagato, felice. •.

Francesca Lorandi