I PROTAGONISTI

Dalle auto all’Arena «Non solo turismo è un traino per tutti»

Stefano Bendinelli è il presidente della concessionaria Renault e Dacia «A 11 anni la mia prima volta, oggi ci porto i clienti ed è sempre magia»
Aida La prima dell’opera verdiana in Arena nella stagione lirica 2021Stefano Bendinelli presidente della concessionaria Dacia e Renault
Aida La prima dell’opera verdiana in Arena nella stagione lirica 2021Stefano Bendinelli presidente della concessionaria Dacia e Renault
Aida La prima dell’opera verdiana in Arena nella stagione lirica 2021Stefano Bendinelli presidente della concessionaria Dacia e Renault
Aida La prima dell’opera verdiana in Arena nella stagione lirica 2021Stefano Bendinelli presidente della concessionaria Dacia e Renault

La sua prima volta in Arena Stefano Bendinelli l’ha vissuta insieme a un amico di famiglia, che lavorava tra quelle gradinate intrise di oltre duemila anni di storia. «Avevo undici anni e ricordo bene quel momento: la meraviglia, l’atmosfera che si respirava, l’emozione incredibile nel vedere la maestosità delle scenografie». Il presidente della Bendinelli di Verona, concessionaria Renault e Dacia dal 1966, ci è poi tornato spesso in Arena, per spettacoli e concerti. E ci ha portato molte volte anche clienti e collaboratori provenienti dall’altra parte del mondo «anche coreani che Verona la conoscono benissimo e ne ammirano il patrimonio artistico», spiega. Proprio per lo stretto legame con la città, Bendinelli ha deciso di aderire all’iniziativa delle 67 Colonne con la sua azienda, fortemente radicata da oltre cinquant’anni nel territorio veronese.

Cosa vi ha spinto a partecipare a questo progetto?
Quando ci è stato presentato, ci è sembrata subito molto interessante soprattutto in questo particolare momento storico, vissuto con molte difficoltà dall’Arena e dall’intera sua produzione: parliamo del simbolo della nostra città nel mondo, un traino fondamentale non solo per il turismo ma per l’intero tessuto economico. Legati come siamo al territorio, abbiamo quindi sposato immediatamente l’iniziativa.

La concessionaria è nata esattamente 55 anni fa, da un’idea di suo padre. Quanto è importante per un’azienda supportare non solo la comunità ma anche il patrimonio, artistico e culturale?
È fondamentale, tanto più per un’impresa che ha radici così profonde a Verona. Sostenere l’Arena ma anche le diverse associazioni e realtà del territorio a cui siamo vicini, è per noi un modo per restituire quanto questa provincia ci ha dato in tutti questi anni, nei quali siamo cresciuti, ci siamo ampliati, siamo diventati un punto di riferimento. Va detto poi che incentivi come l’Art bonus, rappresentano strumenti utili ed efficaci.

Il progetto 67 Colonne ha anche permesso la creazione di una rete di privati e aziende, uniti per un obiettivo comune. È difficile oggi avviare collaborazioni, sinergie con altre realtà imprenditoriali?
Come ci ha insegnato questa pandemia, le sfide di qualunque natura esse siano possono essere affrontate, ma per vincerle occorre l’unione e la forza di tutti. Questo progetto che ha unito tanti soggetti per supportare l’Arena, trovo che ne sia un esempio. Sicuramente in un territorio che storicamente tende ad essere individualista come il nostro, iniziative come questa aiutano a cambiare le cose, sono ideali per creare uno spirito di squadra che diventa poi importante anche al di fuori del progetto stesso. Speriamo ne nascano altri di analoghi.

Da più di mezzo secolo siete presenti a Verona: qual è il modio per guadagnare credibilità nel tempo?
Credo che la ricetta sia fatta di impegno quotidiano e serietà. Ma va sempre tenuto aperto un occhio verso un territorio, verso i bisogni della comunità: è necessario avvertirli e provare a dare una risposta. Non siamo un soggetto isolato, siamo parte integrante del tessuto sociale, per questo tenere aperta una serranda non può bastare. Serve molto di più. Oggi i contatti e le relazioni con la nostra città a tutti i livelli sono estremamente utili ed importanti: senza modestia ci riteniamo uno dei punti di riferimento per il nostro territorio.

Come è cambiato il mondo delle concessionarie con la pandemia?
Quello passato è stato un anno davvero complicato che ha segnato in modo indelebile la vita di ciascuno di noi e di ogni azienda: ci siamo trovati a dover affrontare sfide nuove e ad adattarci a cambiamenti repentini fino ad allora inimmaginabili. Abbiamo dovuto modificare completamente il nostro modo di lavorare mettendo davanti a tutto la tutela della salute dei nostri dipendenti, delle loro famiglie e dei nostri clienti. Abbiamo attivato procedure di sicurezza, allargato gli orari di apertura delle nostre strutture per permettere un maggior riparto degli appuntamenti al fine di evitare ogni sorta di assembramento, e abbiamo rinforzato il settore dedicato ai clienti, per aumentare l’accoglienza e la risposta telefonica e online. Dall’altra parte, ho notato un grande senso di responsabilità anche da parte della clientela: anche quelle persone abituate a venire in concessionaria per una visita si sono dimostrate molto rispettose delle nuove regole, della necessità di prendere appuntamento.

Cosa resterà di queste abitudini che ci hanno segnato per un anno e mezzo, secondo lei?
Non è ancora il momento di mettere la parola fine alla crisi. Quello che penso, è che molte abitudini resteranno, penso ad esempio a quella di prendere appuntamento prima di presentarsi in concessionaria.

E per quanto riguarda il digitale? In tutti i settori ha registrato incrementi anche a tre cifre. Ha modificato anche il processo d’acquisto delle auto?
La clientela in generale ha cominciato a usare nuovi metodi e strumenti di approccio e di raccolta di informazioni per le sue scelte e certamente continuerà ad usarli in futuro. Credo però che in generale prevalga la voglia di “normalità”, di tornare cioè ad assaporare i contatti e le relazioni alle quali eravamo abituati. Ne abbiamo bisogno, oggi più di ieri. Tanto più per quanto riguarda la scelta a l’acquisto dell’auto: noi italiani abbiamo in questo senso un approccio tradizionale, la vogliamo vedere dal vivo, sederci sopra, provarla. Per questo è prematuro oggi pensare a un processo d’acquisto interamente online. Le prime fasi, quelle di raccolta di informazioni, possono avvenire sul web, ma poi la “fisicità” resterà fondamentale.•.

Francesca Lorandi