IL PROGETTO

«Ci sentiamo parte di questo territorio L’Arena è il simbolo»

Autostrada del Brennero in campo per sostenere l’anfiteatro scaligero. «Per noi è naturale dare un contributo anche per il patrimonio culturale»
Protagonisti. L’ad di Autostrada del Brennero Diego Cattoni
Protagonisti. L’ad di Autostrada del Brennero Diego Cattoni
Protagonisti. L’ad di Autostrada del Brennero Diego Cattoni
Protagonisti. L’ad di Autostrada del Brennero Diego Cattoni

Un impegno per il territorio che si concretizza su diversi fronti: la sostenibilità, la sicurezza, il soccorso alla comunità nei momenti di emergenza e il supporto per la tutela del patrimonio. Autostrada del Brennero non è solo veronese: la sua area di riferimento parte da Bolzano, passa da Trento, arriva al territorio scaligero e poi giù, verso sud, verso Mantova, Reggio Emilia, Modena. Impegnarsi per i cittadini che abitano in queste province, spiega l'amministratore delegato Diego Cattoni, implica azioni che vanno oltre quelle che riguarderebbero l'attività di un concessionario autostradale. «Ogni impresa ha, a mio avviso, una quota di responsabilità sociale verso il territorio che la ospita», sottolinea Diego Cattoni. Questa consapevolezza lo ha spinto a supportare il progetto «67 colonne per l'Arena», promosso dalla Fondazione e dal gruppo Athesis per sostenere l'anfiteatro e la sua produzione, colpite dalle conseguenze della pandemia.

Perché la decisione di supportare questa iniziativa?
L'Arena è forse il monumento simbolo di Verona e il 2020 ha colpito il settore culturale più di altri. Iniziative come queste fanno parte del Dna di Autostrada del Brennero. La nostra è una società un po' particolare: è nata nel 1959 per iniziativa dei territori che decisero di realizzare la A22 e che tutt'oggi rappresentano l'85% dell'azionariato. In altre parole, i cittadini di Verona, come quelli di Bolzano, Trento, Mantova, Reggio Emilia e Modena, sono nostri azionisti. Pertanto, dare un contributo per tutelare elementi del loro patrimonio storico e artistico è per noi naturale. Lo abbiamo già fatto in passato e continueremo a farlo in futuro.

Crede che questo tipo di sostegno rientri nei compiti che deve avere un'azienda come la vostra?
Ogni impresa ha, a mio avviso, una quota di responsabilità sociale verso il territorio che la ospita. Per le ragioni che citavo poco fa, credo che Autostrada del Brennero abbia sempre dimostrato questa consapevolezza non solo nelle iniziative straordinarie come questa - o come il sostegno offerto lo scorso anno agli ospedali delle sei provincie attraversate dalla A22 - ma anche e direi soprattutto nella sua attività caratteristica, quella di società attiva nel trasporto.

Il vostro ruolo è fondamentale per lo sviluppo anche del territorio scaligero. Uno sviluppo sostenibile, nel rispetto dell'ambiente e delle comunità che qui vivono: come declinate questo impegno nell'ambito della sostenibilità?
Con il termine «sostenibilità» lei ha colto il nodo della questione. Noi siamo in primo luogo un concessionario autostradale e, come tale, ci preoccupiamo di offrire ai clienti di A22 il miglior servizio possibile. Ma non ci fermiamo qui. In pochi sanno, ad esempio, che Autostrada del Brennero è attiva anche nel settore ferroviario con una quota non certo marginale di mercato: il Gruppo, attraverso la controllata Rtc e la collegata Lokomotion, movimenta già oggi oltre 12.000 treni merci l'anno e la nostra intenzione è quella di crescere. Mi permetto di sottolineare che già questa rappresenta un'anomalia: un concessionario autostradale che sposta le merci dalla propria autostrada per farle viaggiare su ferro o, per dirla in altro modo, che investe nella propria concorrenza.

E perché lo fate?
Perché avvertiamo la responsabilità di garantire la migliore mobilità possibile lungo un asse strategico di rilevanza europea attraverso il quale passa circa l'11% di tutto l'import-export italiano e il minor impatto ambientale per le persone che dal vivere lungo questo asse non devono ricavarne un danno, ma solo un'opportunità. Senza dilungarmi troppo elencando tutte le scelte aziendali che orbitano interno al concetto di sostenibilità, dagli investimenti in barriere fonoassorbenti alle colonnine elettriche gratuite, vorrei citare solo un altro esempio a mio avviso emblematico: l'idrogeno. Oggi non vi è giorno che sui giornali non si parli di nuove iniziative su questo fronte, aspetto certamente encomiabile. Tuttavia, l'unico centro di produzione e distribuzione di idrogeno verde attivo in Italia è quello di Bolzano sud realizzato, ancora nel 2014, grazie al determinante apporto di Autostrada del Brennero. Da allora, sono già stati percorsi più di 3 milioni di km emettendo solo vapore acqueo, ma soprattutto abbiamo dimostrato una cosa fondamentale: si può fare..

Francesca Lorandi

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